Social housing: uno studentato prefabbricato per gli architetti del futuro | Architetto.info

Social housing: uno studentato prefabbricato per gli architetti del futuro

Modulare, riutilizzabile e di rapida realizzazione, questo innovativo studentato a Barcellona progettato da di Harquitectes+DataAE ha vinto il Premio Rivolta, l'unico premio internazionale bandito da un ordine italiano

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Il nuovo studentato per futuri architetti a Barcellona è stato progettato dallo studio Harquitectes+DataAE. Al progetto è stato assegnato un premio sempre più rilevante nel panorama italiano: il Premio europeo di architettura Ugo Rivolta.

Unico premio internazionale bandito da un ordine degli architetti italiano, il Rivolta è giunto alla quinta edizione nel 2015. E’ lanciato ogni due anni dall’Ordine degli Architetti di Milano con finalità lusinghiere: la divulgazione dei migliori progetti di edilizia sociale realizzati in Europa nei cinque anni precedenti, con un forte accento su caratteri come la qualità architettonica e la sostenibilità, ambientale e sociale. Progetti che sono stati valutati da una giuria composta dalla presidentessa Carmen Espegel (dei madrileni Espegel-Fisac arquitectos), dalla responsabile housing sociale di Cassa Depositi e Prestiti Investimenti sgr Paola Delmonte, Massimiliano Monetti (Sinago professionisti associati), Orsina Simona Pierini (Politecnico di Milano) e i supplenti Laura Montedoro (Politecnico di Milano) e Camillo Magni (OperaStudio e attuale presidente di Architetti senza frontiere Italia).

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Componibile, modulare, di rapida realizzazione (il cantiere è durato poco più di otto mesi) e smontabile per potere essere riassemblato in caso di necessità, lo studentato barcellonese è stato completato nel 2011 a servizio della Escola Tècnica Superior d’Arquitectura del Vallès, nel comune di Sant Cugat del Vallès, per un costo di 2,65 milioni di euro, che, riportati al metro quadro, definiscono un costo competitivo, 853 euro, e dimostrano ancora una volta come si possa fare architettura utile e di qualità anche con budget relativamente esigui.

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Il complesso segue uno schema compositivo piuttosto semplice, che inserisce 57 unità residenziali (pari al 90% dei 3.100 mq complessivi di superficie lorda) e i relativi spazi di servizio all’interno di altrettanti elementi scatolari prefabbricati in calcestruzzo armato, privi di pareti interne e dotati degli elementi e degli arredi fissi essenziali, che sono stati assemblati a secco su due livelli fuori terra a formare due blocchi paralleli separati da un patio centrale. Un numero limitato di scale permette l’accesso al livello superiore, dove un sistema di ballatoi consente l’accesso a ogni unità.

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L’industrializzazione dei processi edilizi e il ricorso alla prefabbricazione che integra in ogni modulo le finiture essenziali, l’isolamento, le pareti ventilate e gli impianti hanno reso il processo realizzativo rapido e più sostenibile, diminuendo gli scarti e ottenendo un cantiere pulito e un edificio che, nelle valutazioni dei progettisti, ha risparmiato fino al 50% dell’energia associata alla produzione dei materiali e fino al 70% dell’energia necessaria al funzionamento rispetto a un edificio più tradizionale.

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La scelta effettuata dalla giuria sottolinea anche la forza di alcune delle esperienze italiane più recenti, avanzate e sperimentali, realizzate ad esempio dalla Compagnia di San Paolo a Torino, dove la volontà di dare risposta a nuove necessità abitative, temporanee, ha prodotto esempi che sono anche stati esposti e discussi nell’ultima edizione di Urbanpromo. Leggendo fra le motivazioni, anche a Barcellona il centro e la forza del progetto risiedono proprio nella temporaneità dell’abitare sociale e nella sua capacità di dare una risposta ad alcune delle varie forme di nomadismo urbano.

Su 49 candidature provenienti da 10 paesi, ridotte nella fase finale a 14 selezionate, è significativo che il progetto vincitore sia risultato provenire dall’estero e che siano anche tutte straniere anche le tre menzioni: la Spagna di conferma nuovamente e doppiamente vitale con un complesso di 27 abitazioni sociali a Toledo di Luis Martínez Santa-María e 317 unità a Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco, di Antonio G. Liñán (SV60 Arquitectos), con la Svizzera a completare il quadro con uno studentato di Durisch+Nolli Architetti a Lucerna.

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317 unità a Ceuta (Antonio G. Liñán – SV60 Arquitectos)

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Studentato a Lucerna Durisch+Nolli Architetti)

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27 abitazioni sociali a Toledo (Luis Martínez Santa-María)

 

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