Tate Modern: apre la Switch House di Herzog & de Meuron | Architetto.info

Tate Modern: apre la Switch House di Herzog & de Meuron

Completata la nuova ala del museo di arte contemporanea più visitato al mondo, la Tate Modern, che segue la riuscita rifunzionalizzazione dell’ex centrale termoelettrica di Bankside ad opera degli stessi Herzog & de Meuron

Foto: Iwan Baan (Herzog & De Meuron)
Foto: Iwan Baan (Herzog & De Meuron)
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Accompagnata da una tre giorni di eventi e celebrazioni, l’attesa Switch House firmata Herzog & de Meuron è finalmente arrivata alla sua conclusione: dopo 11 anni dall’affidamento dell’incarico, il 17 giugno sarà infatti inaugurata la nuova e griffatissima ala della Tate Modern di Londra, la più visitata galleria di arte contemporanea del mondo.

Situata nel pieno centro della capitale britannica lungo la riva sud del Tamigi, la Tate Modern s’inserisce in un contesto di estremo pregio, perfettamente alienata con la cattedrale di Saint Paul e il Millennium Bridge di Arup e Norman Foster.

La nuova Switch House rafforza il legame già piuttosto stretto tra lo studio di Basilea e la Tate: Jacques Herzog e Pierre De Meuron sono stati infatti i progettisti che, in seguito a un concorso internazionale lanciato nel 1994, nel 2000 hanno completato la riconversione a museo dell’ex centrale termoelettrica di Bankside, divenuta da allora la sede della Tate Modern. L’edificio, di cui gli architetti svizzeri hanno mantenuto i caratteri esterni con un intervento minimale rifunzionalizzando invece un interno quasi completamente svuotato, si sviluppa all’interno di un simmetrico e monolitico volume sorretto da una struttura metallica e rivestito di mattoni rossi a vista il cui fronte rivolto al fiume è caratterizzato dalla presenza di una ciminiera alta quasi 100 m.

Foto: Iwan Baan (Herzog & De Meuron)

Foto: Iwan Baan (Herzog & De Meuron)

Anche questo nuovo progetto di Herzog & de Meuron, autori, tra l’altro, del bellissimo Caixa Forum di Madrid che, similmente a quanto realizzato a Londra, li ha visti impegnati nel recupero di un’altra centrale elettrica dismessa e nella sua trasformazione in un centro per l’arte contemporanea, si realizza in seguito a un secondo concorso internazionale di progettazione vinto nel 2005. La Switch House vuole essere più di un semplice ampliamento e mira a completare un insieme organico suddiviso in parti, in cui l’ultima arrivata è pensata come una nuova galleria a se stante. L’obiettivo, ribadito anche dal direttore Chris Dercon (attualmente in procinto di trasferirsi a Berlino), è la creazione di “una tipologia di museo completamente diversa”, più attenta all’integrazione dell’arte e della sua messa in mostra con le persone e la città che la circonda.

Foto: Iwan Baan (Herzog & De Meuron)

Foto: Iwan Baan (Herzog & De Meuron)

Il complesso della nuova Tate Modern risulta così oggi costituito da tre elementi distinti e strettamente interconnessi fra loro: la Boiler House, parte della vecchia centrale che, prossima alle rive del Tamigi, ospitava le caldaie e oggi offre spazi a gran parte delle gallerie espositive del museo; la parallela Turbine Hall, suggestiva e unica galleria lunga 150 m, larga 35 m e alta 26 m che in passato conteneva le turbine e oggi fa da sfondo a particolari installazioni site-specific e all’esposizione di opere scultoree; la nuova Switch House che aggiunge altri 20.700 nuovi mq di spazi espositivi e trova posto nella parte sud del lotto. Rivolta verso la città, crea rispetto ad essa un nuovo ingresso al museo circondata da una piazza pubblica che vuole rendere il complesso una nuova connessione tra Southwark e le rive del Tamigi.

Foto: Iwan Baan (Herzog & De Meuron)

Foto: Iwan Baan (Herzog & De Meuron)

Prendendo spunto dai caratteri dell’esistente e dai suoi materiali, soprattutto il tipico mattone rosso a vista (anche se inizialmente il nuovo volume avrebbe dovuto avere un involucro vetrato), la Switch House si eleva per 11 livelli impostati a partire dai vecchi serbatoi sotterranei per il petrolio, prima parte dell’edificio a essere inaugurata nel 2012 in occasione delle Olimpiadi (quando avrebbe in realtà dovuto essere completato tutto il complesso). Volutamente irregolare ed asimmetrica nelle volumetrie e nella distribuzione e tipologia delle aperture, è chiusa da un elaborato involucro laterizio e ha dovuto risolvere complesse problematiche legate alla cantierizzazione.

Foto: Iwan Baan (Herzog & De Meuron)

Foto: Iwan Baan (Herzog & De Meuron)

Nuova parte all’interno di una delicata area cittadina, l’integrazione con l’esistente e l’armonia con lo skyline sono state fra le linee guida di un progetto le cui scelte finali hanno tuttavia generato alcuni dubbi in una parte della critica, per la quale la Switch House “sembra una delle navicelle spaziali rese famose da George Lucas in Star Wars”. Anche se alla fine saranno le collezioni e le mostre, la presenza di un pubblico in incremento (secondo i dati ufficiali il 2014/15 ha registrato 5,7 milioni di visitatori, il picco più alto mai raggiunto) e l’appropriazione dei luoghi da parte della città stessa a decretare in via definitiva il successo del progetto.

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