Tate Modern Londra in ampliamento: le scelte tecnologiche | Architetto.info

Tate Modern Londra in ampliamento: le scelte tecnologiche

L'espansione del museo aprirà il 17 giugno 2016 e offrirà il 60% di spazi espositivi in più. Progettata dagli architetti Herzog & de Meuron, è stata salutata quale il più importante edificio culturale del Regno Unito dai tempi della British Library, nel 1998

Tate-Modern - courtesy of Hayes Davidson e Herzog & de Meuron
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Adagiata sulle sponde del Tamigi, la Turbine Hall diverrà il cuore del nuovo ampliamento per la Tate Modern, in grado di connettere i 6 piani dell’esistente ex centrale termica con la nuova “Switch House”, edificio di 11 piani che si eleva sul lato sud, al di sopra dei Tanks. Quest’ultimo, progettato dagli architetti Herzog & de Meuron in partnership con lo studio di design Jasper Morrison Ltd. e quello del paesaggista Günther Vogt, sarà alto complessivamente 64,5 m e collegato al corpo esistente della galleria ai livelli 1 e2, mentre al 5 tramite una passerella pedonale. Il rivestimento del volume, risolto esternamente con 335.000 mattoni prodotti nel Colchester e di tonalità cangianti tra il giallo e il rosso, è un omaggio visivo quanto materico all’adiacente ex Bankside Power Station, opera di sir Giles Gilbert Scott del 1947 e completata nel 1963. L’ex “cattedrale” industriale, lunga 155 m, larga 23 m e alta 35 m, conoscerà un’addizione pari a 22.492 mq nello spazio espositivo, per un costo complessivo previsto in circa 260 milioni di sterline. La prima fase dell’implementazione ha registrato la riconversione degli ambienti in calcestruzzo a vista dei Tanks, conclusasi in concomitanza delle Olimpiadi di Londra 2012. Il volume di 2 dei 3 serbatoi complessivi, pari a 27.950 m3, oggi ospita opere d’arte, performance, installazioni e rassegne fotografiche. Tale adattamento contemporaneo è l’esito della dismissione industriale della Bankside Power Station, avvenuta nel 1981.

La Tate Modern, come già esposto, occupa il sito della prima centrale elettrica a petrolio del Regno Unito, a Londra. La sua espansione si situa su un terreno con un’articolata storia pregressa di attività industriali potenzialmente contaminanti, tra cui amianto, gas, reflui chimici e di stampa. Il team di Ramboll, consulente ambientale del progetto, ha valutato attentamente i regimi dei gas e delle acque sotterranee, analizzando i terreni di fondazione attraverso test chimici e monitoraggi in loco. A seguito di questi studi, è stato sviluppato un modello virtuale del luogo, utile a porre in evidenza la potenziale presenza di inquinanti e a maturare così una strategia gestionale degli stessi durante le fasi di demolizione e costruzione. Le misure di riduzione dei gas, adottate quale esito delle indagini coordinate con i progettisti della sottostruttura e i team di McGee Group e RMD Kwikform, hanno portato ad un risparmio sui costi sulla progettazione di dettaglio. L’attento studio delle falde freatiche ha negato la necessità di una specifica bonifica delle acque sotterranee, con un risparmio di circa 100.000 £ sul bilancio complessivo. Grazie alla stretta cooperazione con le autorità pubbliche, Ramboll ha ottenuto l’approvazione anticipata della strategia di gestione del rischio di contaminazione del suolo, un requisito importante imposto dal cliente. Il monitoraggio ambientale è stato continuo per tutta la durata delle fasi di cantiere, al fine di garantire un’adeguata gestione di eventuali possibili inconvenienti.

La complessa pianta irregolare è in gran parte dettata dai vincoli del luogo, sia spaziali che normativi. La piramide tronca, determinata dalla torsione del volume, deframmenta le facciate in geometrie complesse utilizzando spigoli vivi e piegature quale risposta alla monumentalità rettilinea dell’edificio principale. La sovrastruttura, rastremata, è a telaio in acciaio, con gli elementi metallici racchiusi dal calcestruzzo per garantire velocità di posa, qualità estetica e resistenza al fuoco. Gli angoli sono privi di colonne. Due grandi core rettangolari, in cls gettato in opera, sono previsti fino al 6° livello, mentre un terzo continua fino in sommità. Circa 2.300 differenti pannelli prefabbricati in cls, da cui sono ricavate le forature atte ad accogliere i componenti vetrati, supportano 11.577 mensole per il rivestimento in mattoni dell’edificio, connessi a travi secondarie occupanti la luce tra le colonne. Questa configurazione consente la risoluzione della sfida costruttiva legata alla cantierizzazione degli 8 solai di piano, ognuno di diversa superficie e forma. Il paramento murario è dato da coppie di mattoni legati con malta polimerica e poi connessi reciprocamente da giunti elastomerici e perni in acciaio inox, solamente posati in cantiere in porzioni prefabbricate al fine di garantire il soddisfacimento delle tolleranze ammissibili, pari a 2 mm.

Tate-Modern 12 - courtesy of Danny Birchall

Tate-Modern – courtesy of Danny Birchall

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L’appalto finale per le murature esterne, che vantano ben 212 differenti tipologie di pezzi speciali, del valore complessivo pari a £ 9.500.000, è stato vinto da Swift Brickwork Contractors in collaborazione con il sub-appaltatore Bulmer Brick Cutting. La complessa soluzione di facciata pone limiti alle fasi di manutenzione e pulizia, assai importanti per una parete che rischia di essere soggetta a nidificazione di piccoli volatili, oltre alla gelività dell’acqua meteorica che rende l’impermeabilizzazione un’urgenza primaria. A scopo di verifica, è stato costruito un mock-up di una porzione angolare, comprensivo di pannelli prefabbricati, componenti vetrati, laterizi di rivestimento e finiture. In copertura, un piano a doppia altezza, dotato di una parete in curtain wall arretrata rispetto alla facciata, ospita una terrazza pubblica in grado di offrire panorami scenografici della capitale. L’estremità orientale della Switch House e la vecchia terrazza sono state mantenute, mentre una nuova galleria espositiva, racchiusa da un telaio metallico con campate di 18 m, sarà collocata all’estremità occidentale.

Al fine di migliorare la sostenibilità ambientale del costruito, la “Switch House” ha adottato il protocollo di valutazione ambientale BREEAM, programmando la riduzione del 54% del proprio consumo energetico e un ulteriore risparmio carbonico del 44% rispetto alle prescrizioni energetiche vigenti. Ciò è stato possibile compiendo precise scelte tecnologiche, tra cui l’adozione di pompe di calore geotermiche per il raffrescamento/riscaldamento dell’involucro, abbinate al sistema di riscaldamento cittadino di termovalorizzazione dei rifiuti solidi. UK Power Networks, fornitore energetico londinese, stima, infatti, che tale sistema di recupero del calore sia in grado di fornire circa 7.000 MWh annui al nuovo edificio, risparmiando fino a 1.400 t di CO2. Opzioni progettuali passive sono state rese parte integrante del progetto, quali l’elevata massa termica, la massimizzazione della ventilazione naturale con relativo recupero di calore e l’illuminazione diurna. È stato anche soddisfatto il requisito legislativo che fissa al 20% la quota minima di energia rinnovabile da produrre in loco. Tali studi sono stati finanziati dal contributo erogato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale 2007-2013, attraverso il Fondo per l’Efficienza Energetica di Londra.

Tate-Modern - courtesy of Hayes Davidson e Herzog & de Meuron)

Tate-Modern – courtesy of Hayes Davidson e Herzog & de Meuron

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Crediti
Sito: Londra, Regno Unito;
Committente: CdA Tate Modern Gallery;
Progetto Architettonico: Herzog & de Meuron;
Progetto Geotecnico, Bonifica del suolo, Strutturale: Ramboll (Martin Burden, Dan Harvey, Chris Mills, Stepan Ruzicka, Phil Studds, Mohsen Vaziri);
Progetto impianti meccanici e elettrici: Max Fordham (Michael Pangalis, Paul Button, Mark Nutley, Henry Luker, Ed Green);
Rivestimenti facciate: Swift Brickwork Co. Ltd.;
Coordinamento: Sweett Group;
Construction Management: Elliott Thomas Group/ Mace Ltd.;
Responsabile di progetto: Gardiner & Theobald (Jason Waddy, John Millen, Chris Watson);
Demolizioni: Cantillon Ltd;
Superficie: 22.492 m2;
Costo complessivo: £ 260 milioni;
Data di fine lavori: 2016.

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