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Un ‘diamante’ di vetro per Milano

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Con i suoi imponenti 130 metri d’altezza (per 30 piani fuori terra), l’edificio 3 del centro direzionale Porta Nuova Varesine rappresenta uno dei simboli più evidenti della riqualificazione urbana in atto a Milano: un dinamico processo di ripensamento dell’area tra Garibaldi, Isola e Varesine che sta cambiando il volto di oltre 290 mila mq di città.

Tra le varie nuove strutture inaugurate o in corso di realizzazione, spicca la “Torre Diamante”, progettata dallo studio Kohn Pederson Fox Associates (Kpf) e caratterizzata dalla singolare geometria irregolare – che ricorda il diamante.

Destinato ad ospitare uffici e attività commerciali, l’edificio lungo Viale della Liberazione è la più alta costruzione in struttura portante metallica realizzata finora in Italia, con 2.600 tonnellate di acciaio impiegato e 26.000 mq di solai in lamiera grecata collaborante.

La caratteristica principale dell’edificio, che si sviluppa su una base di 30×50 m, è proprio la sua forma irregolare, con le colonne perimetrali inclinate rispetto alla verticale, per assecondare il particolare design del progetto architettonico.

Ricopre però un ruolo fondamentale nel progetto anche il peculiare involucro, costituito da 35.000 mq di superficie vetrata a cellule: un rivestimento dalle alte prestazioni, che da un lato garantisce l’efficienza della struttura, dall’altro ne mette in luce la dimensione iconico-estetica.  

Il vetro

Rispetto agli standard, il vetro adottato per il progetto – fornito da Agc Flat Glass Italia – rappresenta un elemento di innovazione. Se solitamente la pelle trasparente esterna è costituita da vetro temprato, per Torre Diamante si è optato per il vetro stratificato di sicurezza, così da evitare rotture spontanee e conseguente caduta di frammenti dall’alto, oltre al caratteristico effetto “rolling wave” delle lastre temprate che influenza l’uniformità estetica della facciata.

La scelta di utilizzare vetro stratificato non temprato, in grado di assicurare la massima planarità della superficie esterna, è stata possibile dopo un accurato calcolo termico condotto da Agc Flat Glass Italia, che ha valutato tutte le temperature che si potevano raggiungere in differenti angolazioni e periodi dell’anno.

La temperatura rappresenta, infatti, una criticità per le superfici vetrate che possono esser compromesse per stabilità ed integrità. La scelta è dunque caduta su Stopray Vision-50 on Clearvision, una pasta di vetro a basso contenuto di ferro che diminuisce drasticamente la percentuale di assorbimento di calore del materiale, offrendo allo stesso tempo un ottimo confort agli ambienti interni, sia sotto il profilo energetico che acustico.

I vetri, insieme ad altre componenti tecniche del progetto, hanno contribuito al raggiungimento della certificazione Leed Gold del Green Building Council, che garantisce la sostenibilità della struttura dal punto di vista energetico che sul piano del consumo di tutte le risorse coinvolte nel processo di realizzazione.

Fonte foto: Agc Glass Europe

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