Un 'velario' esterno di cemento bianco per la nuova chiesa dedicata a San Giovanni XXIII | Architetto.info

Un ‘velario’ esterno di cemento bianco per la nuova chiesa dedicata a San Giovanni XXIII

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La chiesa dedicata a San Giovanni XXIII, realizzata all’interno dell’omonimo ospedale di Bergamo, è aperta alla città dal 25 giugno. Il progetto nasce con l’affidamento diretto di un incarico agli architetti ideatori dell’ospedale: il francese Aymeric Zublena (studio Scau) e i locali Pippo e Ferdinando Traversi (Studio associato d’architettura Traversi).

Cerniera tra il territorio e la vita ospedaliera, l’edificio, volume puro reso traslucido dal particolare involucro esterno realizzato da aste di calcestruzzo bianco, sorge su un’area di proprietà regionale ceduta in diritto di superficie per 99 anni alla Diocesi ed è accessibile sia dall’interno che dall’esterno dell’ospedale.

L’aula e il corpo dei servizi parrocchiali sono più bassi rispetto alla piazza antistante, mentre l’ampio sagrato su cui la chiesa si affaccia ha un carattere più tranquillo e riparato. Una grande scalinata la connette alla piazza principale, che a sua volta si congiunge con quella che sarà la futura stazione di collegamento metropolitano con il centro città.

I promotori

L’opera, realizzata con il contributo della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), della Diocesi di Bergamo, della Fondazione Banca Popolare di Bergamo, ha avuto il suo successo grazie alla creazione, nel 2007, di un Comitato promotore che ha accompagnato la costruzione della nuova chiesa ma ha anche avuto il compito di intermediario con la comunità bergamasca.

La presenza di un luogo di preghiera dentro l’ospedale, doveroso adempimento legislativo, doveva manifestare il particolare radicamento cristiano nel tessuto sociale cittadino. Ma aveva anche altri obiettivi: incarnare da una parte la dottrina e la spiritualità di Giovanni XXIII (l’idea si è concretizzata quando il Papa è stato beatificato) e, dall’altra, esprimere la capacità imprenditoriale, tecnologica e artistica del territorio lombardo.

Non quindi una semplice cappella, ma un luogo simbolico dove la funzionalità liturgica fosse espressione di un connubio tra architetti e artisti in dialogo con il Comitato per uno spazio in cui la liturgia dialogasse con l’arte cristiana. La collaborazione, poi, con la Fondazione Bernareggi ha consentito di trovare codici di intesa tra questi linguaggi.

L’aula

Il volume esterno, che si eleva di 15 metri, racchiude un’aula liturgica rettangolare, semplice e luminosa, con una capienza di 150 posti a sedere. Due sono gli ingressi: uno si apre sul sagrato, al fondo dell’aula, ed è rivolto ai fedeli “esterni”, mentre l’altro permette un accesso sotterraneo, laterale, ai fedeli “interni”, provenienti dall’ospedale.

I banchi convergono verso il presbiterio che, nel contenere i principali fuochi liturgici (altare, ambone, sede e custodia eucaristica nell’estrema destra), conduce verso il fondale della chiesa che ospita tre absidi vetrate. Le pareti dell’aula e le absidi non sono semplici elementi architettonici ma sono singole opere artistiche nate contestualmente alla proposta architettonica.

La luce naturale gioca un ruolo importante nella definizione dello spazio interno. La scatola muraria è infatti forata, sui lati lunghi, da oblò che fanno penetrare la luce alleggerendo al tempo stesso la struttura, mentre fasci di luce radenti penetrano all’interno dall’alto, tramite un lucernario perimetrale che separa la copertura dalle pareti.

Dall’esterno all’interno

Il “velario” esterno e pareti “graffiate” sono il risultato dell’utilizzo della prefabbricazione cementizia evoluta di Italcementi: non solo un’applicazione tecnica al progetto ma un processo che ha visto progettisti e artisti dialogare con le tecnologie, attraverso varie campionature, per trovare la soluzione ottimale.

Il “velario” è composto da una serie di aste in calcestruzzo bianco che nascondono le pareti ondulate dell’aula. Queste ultime sono arretrate rispetto all’involucro esterno con il quale formano un deambulatorio coperto lungo tutto il perimetro. Sono bianche, esili e vibranti.

Il cemento utilizzato è stato messo a punto attraverso diverse prove di laboratorio presso i.lab, il centro Ricerca e innovazione a Bergamo, si è avvalso del contributo di Styl-Comp e dell’Università di Brescia ed è stato prodotto presso l’impianto di Calusco d’Adda.

Dopo una serie di analisi ingegneristiche e verifiche esecutive, Styl-Comp si è orientata alla creazione di pannelli in cui le aste sono connesse da una coppia di solidi traversi che ne consentono la movimentazione e ne garantiscono la stabilità. I traversi sono nascosti, lasciando intravedere una struttura appesa alla copertura e controventata alla base: in alto si sovrappongono infatti alla fascia di bordo della copertura, in basso sono inseriti in una trincea scavata alla quota della pavimentazione.

I singoli elementi precompressi sono realizzati con materiale cementizio bianco i.active Tecno di Italcementi contenente TX Active, principio attivo in grado di abbattere gli agenti inquinanti e mantenere le architetture pulite, a cui sono stati aggiunti inerti di marmo di Carrara. Analisi di laboratorio hanno poi suggerito l’introduzione di fibre che, aumentando la resistenza superficiale dei manufatti, potessero aiutare ad evitare la formazione di cavillature non compromettendo al contempo la particolare finitura liscia poi realizzata.

L’involucro interno è realizzato in pannelli prefabbricati cementizi dello spessore di 25 cm, che garantiscono isolamento termico e la stabilità di un corpo largo 12 metri, forate per consentire alla luce naturale di illuminare lo spazio liturgico. Sulla superficie interna sono state riprodotte immagini evocative del Giardino dell’Eden, realizzate grazie al Graphic Concrete (utilizzato in Italia per la prima volta) che ha permesso di ottenere la particolare texture di un ambiente di un bianco più caldo rispetto all’esterno.

Granulometria e mix di inerti hanno inoltre reso il contrasto delle immagini rasterizzate. Styl-Comp ha trasferito sul calcestruzzo fiori, piante e cespugli che sfumano verso il cielo e accolgono il fedele. Con la stessa tecnica sono state inoltre realizzate porte invisibili che scompaiono nel Giardino, rivestite con lastre cementizie di soli 20 mm di spessore.

Le opere artistiche: un tutt’uno con l’architettura

Significato e innovazione si sposano nella chiesa dedicata a San Giovanni XXIII. Nel varcare la soglia dell’aula l’impressione è che l’emozione dell’arte si completi con l’architettura. Niente appare lasciato al caso e tutto sembra convogliare verso un unico risultato.

L’artista visivo contemporaneo Stefano Arienti accoglie all’ingresso con un portale intitolato “Collina mediorientale”, che introduce nell’aula. Ad ispirarlo sono immagini fotografiche di vegetazione semplificate da un’elaborazione digitale: aridi strati geologici di un paesaggio della Giordania sul portale, un giardino mediterraneo dell’Isola d’Elba sulle pareti interne.

Una volta entrati, ci si immerge nella radura, il “Giardino mediterraneo” è una rappresentazione ingrandita rispetto alla realtà, la cui lettura è chiara solo a una certa distanza: avvicinandosi si percepisce una superficie con una trama astratta incisa, che si declina in tonalità dal bianco al grigio. La decorazione non ricopre in modo monotono le superfici, ma solo la parte più bassa sfumando poi verso l’alto bianca e liscia.

Sul fondo, una parete totalmente bianca è bucata dalle vetrate delle tre absidi (una grande centrale e due laterali più piccole) che inquadrando un immaginario paesaggio e si uniscono idealmente all’opera di Arienti. Qui, l’artista bergamasco Andrea Mastovito crea profondità con vetrate tridimensionali che si evolvono su tre livelli, sia prospettici che di narrazione, anteponendo lastre sagomate e strati di vetro soffiato fino a creare una scenografia vivente che sembra far oscillare ogni singola foglia.

Il vetro è stato tagliato attraverso una tecnica inventata ad hoc e condotta dalla perizia del vetraio Reduzzi, così come per l’impalcatura di sostegno. Per il disegno, la tecnica utilizzata è quella della grisaille nera per dare risalto al disegno sul vetro trasparente.

Temi principali sono la Crocifissione e il Monte Golgota, le cui pendici scivolano nelle absidi laterali come fondale al tabernacolo e all’iconografia della Madonna Addolorata, consolata da Maria di Cleopa, Maria Maddalena e dalla figura di Giovanni XXIII sulla sinistra. A collegare le tre absidi è un’unica linea d’orizzonte resa con un doppia cromia del cielo, dorato (doratura ottenuta tramite meccatura di foglie d’argento), e della terra, bianca (cemento bianco).

Un dittico posto all’ingresso racchiude la via crucis opera di Ferrario Fréres. La passione di Cristo si svolge nelle città alta di Bergamo, in uno spazio scenico concepito come un insieme di varie inquadrature. La tecnologia dei droni ha consentito di riprendere i vari edifici da punti di vista inusuali. La tecnica usata è la stampa digitale su carta cotone. Di stessa paternità è Stauros, la croce sospesa sopra la via d’accesso alla chiesa. Con le sue dimensioni (3×5 m, 35×35 cm di sezione) sembra levitare nello spazio incombendo su chi entra.

I poli liturgici

In un presbiterio quadrato sono collocati i principali fuochi liturgici progettati dagli architetti Pippo e Ferdinando Traversi. Tutti sono realizzati con marmo bianco di Carrara e sorretti da una struttura di barre quadre di acciaio inox sabbiato di colore grigio, disposte secondo un preciso diagramma quadrato.

L’altare, dalla pianta quadrata, è posto al centro dello spazio presbiteriale. Come una corona di spine, Andrea Mastrovito ha raffigurato rami di pianta di boswellia sacra e commyphora myrra (da cui si ricavano incenso e mirra). La sede è arretrata rispetto ad ambone e mensa. Sul lato opposto è collocato l’ambone.

Qui gli stessi materiali si adattano al luogo della parola: barre d’acciaio più slanciate sorreggono il leggio, costituito da un pesante blocco di marmo. In prossimità dell’ingresso è collocato il battistero. Le barre nascondono un sistema di adduzione e scarico dell’acqua mentre il fonte battesimale è costituito da un blocco scavato e sagomato internamente come si trattasse di una sorgente naturale.

Il tabernacolo, inamovibile e solido, è posizionato in corrispondenza della vetrata absidale destra; si tratta di una sfera in bronzo a cera persa, dorata e costellata di stelle. A comporlo sono due semisfere cave che si aprono come due valve di conchiglia in senso verticale; all’interno una calotta sferica fa da sfondo agli oggetti liturgici appoggiati su un vassoio anch’esso circolare.

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Crediti

Committente:parrocchia di S. Giuseppe sposo di Maria Vergine – Bergamo

Progetto: arch. Aymeric Zublena Scau s.a. – Parigi, Arch. Pippo e Ferdinando Traversi Studio associato d’architettura (BG)

Strutture: Ing. Donato Romano – e.t.s. Engineering and Technical services s.p.a. – Villa d’Almè (Bergamo) Impianti tecnologici: Ing. Mauro strada – steam s.r.l. – Padova; Ing. Cesare taddia, ing. Roberto taddia – Progettisti Associati tecnarc s.r.l. – Milano

Arredi sacri: Arch. Pippo Traversi, arch. Ferdinando Traversi

Light design: Arch. Mario morosini – progetto generale – telmotor S.p.a. – Bergamo; Sara moroni e laura rottoli – illuminazione absidi -Mauri elettroforniture s.p.a. – bergamo

Direzione lavori generale: Arch. Giuseppe capetti – direttore dei lavori – alex Servizi s.r.l. – Bergamo; Ing. Diego pasta – collaboratore del d.l. – alex servizi S.r.l. – Bergamo

Direzione artistica: Arch. Aymeric  Zublena; Arch. Pippo Traversi, Arch. Ferdinando Traversi

Coordinatore in progettazione ed esecuzione: Ing. Gianbattista parietti – e.t.s. Engineering and Technical services s.p.a. – Villa d’Almè (Bergamo)

Responsabile dei lavori: Arch. Giuseppe capetti – alex servizi s.r.l. – bergamo;

Coordinamento interventi artistici: Arch. Pippo Traversi, arch. Ferdinando Traversi

Interventi artistici: Stefano Arienti – pareti dell’aula liturgica, porta d’ingresso e croce esterna; Andrea Mastrovito – opere in vetro nelle absidi del presbiterio, vetrate laterali, decorazione altare e tabernacolo; Ferrariofreres – via crucis e croce pensile nella bussola d’ingresso

Cronologia: dicembre 2010 (incarico), settembre 2012 (inizio lavori), giugno 2014 (consegna)

Web: www.traversietraversi.it

Dati tecnici

superficie coperta dell’edificio: mq 1.059

sagrato: mq 358

percorsi e spazi verdi: mq 1.338

aula liturgica: mq 387

deambulatorio: mq. 223

sagrestia e deposito: mq 62

uffici parrocchiali e archivio: mq 105

foresteria: mq 144

servizi, impianti, percorsi coperti: mq 202

volume costruito totale: mc 10.825

Imprese

Opere edili e finiture: impresa Poledil

Impianti elettrici e idraulici: impresa Termigas

Pannelli prefabbricati: impresa Styl-Comp

Opere artistiche in vetro: Reduzzi Bortolo Carlo

Opere artistiche in marmo: impresa Remuzzi marmi

Arredi lignei e portone ingresso: impresa Guerinoni Falegnameria

Opere carpenteria metallica: impresa Cosmet

Serramenti in alluminio oblò: impresa Guerini Alser

Controsoffitto e opere in cartongesso: impresa Hubenhaus

Corpi illuminanti: impresa Telmotor

Corpi illuminanti e studio illuminotecnico: impresa Mauri Elettroforniture

Automatismi apertura porte: impresa Dorma

L’autore


Carla Zito

Carla Zito (1978) è architetto e giornalista pubblicista. È dottore di ricerca in Storia dell’Architettura e dell’Urbanistica dal 2009 e, come assegnista di ricerca al Politecnico di Torino (2009-11), approfondisce il rapporto tra architettura e liturgia in diversi archivi tra cui l’Archivio Segreto Vaticano. È membro della Sezione Arte e Beni Culturali della Commissione Liturgica Diocesana di Torino (2013); è collaboratrice (2011) de “Il Giornale dell’Architettura”. Ha curato la ristrutturazione della Chiesa SS. Maria della Stella in Nola, Napoli (2008-09). Sul tema dell’architettura religiosa è intervenuta in convegni internazionali pubblicando saggi su libri e riviste di settore. È autrice del libro Casa tra le case. Architettura di chiese a Torino durante l’episcopato del cardinale Michele Pellegrino (1965-1977), Effatà, 2013.

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