Un'hangar per l'arte, da romanzo a realta' | Architetto.info

Un’hangar per l’arte, da romanzo a realta’

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Dietro le porte scorrevoli di un capannone in acciaio ondulato vicino a Nantes, in Francia, si apre uno spazio innovativo dedicato all’arte, nella sua produzione ed esposizione, con un atrio a doppia altezza e una parete posteriore traslucida.

L’architetto francese Gaston Tolila e l’artista Benoît-Marie Moriceau hanno collaborato per progettare l’edificio, che si trova nel cuore di una zona di sviluppo industriale tra Nantes e Saint-Nazaire, e che ospita sia gli alloggi che gli studi per gli artisti.

La ‘Mosquito Coast Factory’ si basa sulla volontà di creare un atelier, un luogo di esperienze e di ricerca aperto a diverse concezioni e pratiche della ‘messa in mostra’ dell’arte. Pensato come una sorta di laboratorio, questo edificio è dedicato a ricevere, ogni anno, curatori e artisti per lo scambio, la sperimentazione e la collaborazione. L’edificio prende il nome dal romanzo omonimo di Paul Theroux (1981) e portato sullo schermo nel 1986 da Peter Weir che narra appunto di una fabbrica in metallo nella giungla dell’Honduras. La storia narra di un inventore che fugge dagli Stati Uniti nell’Honduras per fondare una società utopica; egli parte con la sua famiglia per il “regno delle zanzare” e costruisce, nel cuore della giungla, un grande blocco di metallo come alloggio e come fabbrica del ghiaccio per rivoluzionare la vita della popolazione indigena. Questa storia, una sorta di proiezione e riflessione creativa sull’idea di una nuova società, qui diventa una fonte di interpretazione dell’architettura, supporto e strumento di sogni possibili.

Il progetto consiste in uno spazio multifunzionale di 517 m² diviso in più aree di lavoro (lavorazione del metallo, falegnameria, studio di verniciatura) e spazi sociali (esposizione, ufficio, alloggio) che permettono all’artista di realizzare opere di dimensioni molto diverse. L’atelier è interamente immerso nella luce naturale attraverso l’utilizzo di policarbonato traslucido sulla facciata nord e nelle partizioni interne.

L’esterno è reso volontariamente vuoto e monolitico, elemento che fa riferimento alla qualità impersonale e misteriosa della fabbrica. La luce filtra attraverso la parete posteriore in policarbonato, arriva nell’atrio e poi raggiunge il centro dell’edificio. Da qui una coppia di scale conducono alle gallerie che si affacciano al primo piano. Gli studi sono situati al piano terra, sotto le gallerie per facilitare la lavorazione del legno, del metallo e della pittura.

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