Vincoli e progettazione: e se abbiamo a che fare con vincoli “affettivi”? | Architetto.info

Vincoli e progettazione: e se abbiamo a che fare con vincoli “affettivi”?

Storia di un risanamento energetico con cappotto interno e rivisitazione progettuale del mobilio esistente

Progetto: vista dell’ambiente al termine dell’intervento di riqualificazione © Martinuzzi - Quinto / Ph Marta Gobbi
Progetto: vista dell’ambiente al termine dell’intervento di riqualificazione © Martinuzzi - Quinto / Ph Marta Gobbi
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I vincoli fanno parte della progettazione, anzi, potremmo dire che sono come i margini che delimitano il foglio bianco del progetto, ma come comportarsi quando i vincoli sono affettivi?

In realtà questo aspetto fa parte dell’ambito più generale della complessa interazione che si innesca tra committente e progettista: insieme si racconta una storia, una storia intessuta del vissuto, della personalità e delle esigenze del committente di cui il progettista diventa interprete e portavoce. Una relazione che si intreccia in un percorso comune dove il progettista si predispone all’ascolto e il committente si affida alla guida e al sapere del progettista.

Abbiamo i margini, abbiamo una storia da raccontare, ma, in qualsiasi lingua e stile linguistico vogliamo esprimerci, grammatica e sintassi dovranno essere corrette. Nel caso di un risanamento energetico (ma non solo) la grammatica e la sintassi sono soprattutto la conoscenza della fisica tecnica, delle caratteristiche dei materiali, isolanti e non, la corretta posa in opera ed il design degli interni. In questo caso particolare il design degli interni, rappresentava il vincolo principale: infatti, la richiesta era di risanare l’ambiente ma di lasciare inalterati gli elementi di arredo e i quadri disposti al suo interno, che costituivano il ricordo di persone care.

Sul piatto della bilancia avevano, dunque, uguale peso il discomfort dell’ambiente (caldo d’estate e freddo d’inverno con la presenza di una forte condensa superficiale) e i mobili e quadri, tutti appesi sulle pareti perimetrali.

Il primo passo è stato quello di trovare un ponte tra passato e futuro, un punto d’incontro, poiché, una volta realizzato un cappotto interno, l’appendere quadri e mobilio ne avrebbe compromesso la funzionalità. E qui emerge il delicato ruolo del progettista, che deve sapere indossare i panni del committente e recepire le sue esigenze, ma deve anche sapere spiegare con efficacia e chiarezza i vari pro e contro delle richieste effettuate, riuscendo a proporre soluzioni che coniughino una progettazione che ne rispetti lo spirito pur prospettando scenari alternativi.

La proposta progettuale è stata, quindi, di risanare l’ambiente con un cappotto interno, ricollocando e reinventando i mobili esistenti, che erano stati disegnati proprio per quella stanza di quaranta metri quadrati. Inoltre, è stato concepito un sistema per posizionare un numero preciso di quadri, accuratamente scelti tra quelli presenti, che non pregiudicasse il sistema d’isolamento, forandolo e rendendolo inefficace.

Al momento dell’intervento la stanza si presentava come una somma di realizzazioni cronologicamente successive: in origine era stata concepita come terrazza all’aperto, incassata tra due edifici, uno residenziale costruito in mattoni pieni e un capannone realizzato in blocchi di cemento. Poi è stata coperta da una tettoia in amianto, successivamente sostituita da un tetto in latero-cemento, chiusa sui due lati rimasti aperti, dotata di una scala esterna che collegasse il piano terra con il primo e, infine, anche la scala è stata inglobata nel volume coperto. Tanti passaggi, differenti tecniche costruttive, una stratificazione non omogenea che era chiaramente leggibile.

L’obbiettivo principale dell’intervento era riqualificare energeticamente e rendere salubre l’ambiente. Dopo una attenta diagnosi e una valutazione dei sistemi disponibili sul mercato, si è scelto un isolamento dall’interno in fibra di legno, dello spessore di 8 cm con uno strato funzionale ai silicati. Posato su un intonaco di base in calce, che doveva livellare le innumerevoli imperfezioni dei muri, è stato poi rifinito con un intonaco in argilla, a più strati, con funzione igro-regolatrice ed estetica. La stanza è stata completamente rivestita su soffitto e pareti da questo pacchetto, coadiuvato nel suo funzionamento dalla scelta impiantistica: una stufa a legna per il riscaldamento invernale e una pompa di calore per il raffrescamento e la deumidificazione estiva. Il risultato raggiunto, in termini di efficienza energetica, è stato molto soddisfacente perché ha comportato un miglioramento medio del 68%.

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Fase di cantiere: posa dell’isolamento in fibra di legno su copertura e pareti © Martinuzzi – Quinto

L’altro aspetto, non meno importante, era un nuovo disegno degli spazi interni, che identificasse gli spazi distributivi e di passaggio, separandoli con un filtro da quelli più intimi del vivere quotidiano e, allo stesso tempo, trasformasse i mobili esistenti, senza togliere loro i propri tratti distintivi. In questa progettazione d’interni due sono state le parole chiave: sottrazione e armonizzazione.

Lo spazio esistente si presentava carico di molti elementi, sia in termini di oggetti che di colori, aveva anche delle caratteristiche peculiari di cui bisognava tenere conto: si sviluppava su un asse longitudinale, risultando stretto e lungo e riceveva luce diretta solo da una finestra posizionata a nord-ovest. Il fine progettuale era, dunque, di trovare un leit motiv che unisse in modo omogeneo elementi con frasi stilistiche diverse, creando uno spazio neutro, ma, allo stesso tempo caldo e luminoso. Un contenitore capace di accogliere armoniosamente e far risaltare i singoli oggetti, che però doveva essere riempito solo fino ad un certo punto: il punto di equilibrio tra passato e presente.

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Immagine del progetto in fase di ultimazione © Martinuzzi – Quinto

Ogni singolo elemento del nuovo/vecchio arredo è stato progettato attentamente fin dalle fasi iniziali, perché ogni aspetto doveva essere delineato prima della posa del cappotto stesso, in modo da permettere all’insieme di funzionare come un unico organismo. Pertanto, le mensole porta-quadri e ogni singolo mobile è stato disegnato e pensato in quest’ottica, compreso il sostegno del mobile libreria, unico arredo rimasto agganciato alla parete, in quanto una modifica ne avrebbe compromesso in modo sostanziale l’idea originaria. Infatti, quest’ultimo era dotato di un elemento scorrevole che funzionava solo se il mobile risultava appeso. Gli altri elementi sono stati tutti poggiati con “i piedi per terra”, tramite ruote o sostegni o diventando essi stessi il filtro divisorio tra gli spazi.

Un omogeneità cromatica è stata raggiunta utilizzando argille dal sapore evocativo come cacao e cannella, e il legno naturale con cui sono realizzati mobili e parquet esistenti.

Possiamo dire che gli ingredienti di questo progetto sono i sentimenti e la natura nelle sue espressioni di terra, legno e fuoco.

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In questo progetto abbiamo lavorato con Terra, Legno e Fuoco © Martinuzzi – Quinto

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