Addio a Robert Venturi (1925-2018) | Architetto.info

Addio a Robert Venturi (1925-2018)

Un profilo del Premio Pritzker del 1991, protagonista dell'unico caso di petizione per chiedere il riconoscimento postumo anche alla moglie e socia Denise Scott Brown

Robert Venturi
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Lo scorso 18 settembre è scomparso all’età di 93 anni Robert Venturi, architetto tra i principali esponenti della corrente postmoderna. Premio Pritzker nel 1991, la sua storia è indissolubilmente legata a quella di sua moglie e socia Denise Scott Brown, al centro nel 2013 dell’unico caso di richiesta ufficiale di riesame. Fu infatti lanciata da Harvard una petizione, sottoscritta da importanti esponenti del mondo dell’architettura tra cui Zaha Hadid, Farshid Moussavi e dallo stesso Venturi, più oltre 10.000 firmatari nel mondo ma rigettata dalla Hyatt Foundation, che chiedeva il riconoscimento retroattivo del premio anche per Denise Scott Brown. 

“Viva Bob Venturi”. Con una breve nota introdotta da queste altrettanto brevi parole lo studio VSBA Architects & Planners ha comunicato la dipartita del fondatore Robert Venturi, Premio Pritzker 1991, avvenuta dopo una breve malattia.

Architetto, docente e teorico che, insieme alla moglie Denise Scott Brown, è divenuto uno degli architetti più influenti del XX secolo, Venturi nasce nel 1925 a Filadelfia. I suoi anni formativi si svolgono frequentando i corsi della Princeton University, dove completa gli studi universitari, e successivamente l’Italia, dove tra 1954 e 1956 è Rome Prize Fellow della prestigiosa American Academy in Rome.

Dopo gli inizi negli studi di Eero Saarinen a Bloomfield Hills e Louis Kahn a Filadelfia, la cui pratica progettuale stava cercando alternative personali agli sviluppi dell’International Style, Venturi inizia la sua lunga e fortunata attività professionale nel 1958. La maggior parte si svolge in sodalizio: prima con il solo John Rauch (con cui lavora per oltre trent’anni) e poi con la moglie Denise Scott Brown, che si unisce allo studio creando la Venturi, Rauch and Scott Brown diventando da subito presenza inscindibile dalla sua attività, associate in charge dei progetti di intervento sulla città su cui si specializza fin dagli studi compiuti all’Architectural Association di Londra.

Dalla Vanna Venturi House (progettata per i genitori nel 1961) alla Guild House (1963) entrambe a Filadelfia, passando per le successive Case Trubek e Wislocki sull’isola di Nantucket (1970), la Franklin Court di Filadelfia (1976), la Sainsbury Wing (ampliamento della National Gallery di Londra, 1991), il Seattle Museum of Art (1991) e i numerosi progetti sviluppati per conto delle committenze universitarie, le opere di Venturi sono innumerevoli, impossibili da citare anche in un elenco forzatamente non esaustivo: nel corso di oltre quattro decenni si confronta infatti con tutte le tipologie e le scale di intervento, dagli edifici ai progetti per la città, realizzando edifici che hanno lasciato un segno profondo nell’architettura del XX secolo, trasformata dal suo celebre “Less is a bore”, contrapposta al modernista “Lessi is more” di Ludwig Mies van der Rohe.

Realizzate per conto di committenze diversificate, sono accomunate da un approccio revisionista dei dogmi del movimento moderno che si muove in parallelo con un’elaborazione teorica che riesce a dare una forma alle risposte sollecitate dalla contemporaneità, unendo lo studio e l’analisi di un negletto territorio ordinario nordamericano, la rivisitazione quasi pop dei segni del quotidiano e un antistorico uso del passato citato al termine di raffinati percorsi di riflessione architettnica. L’architettura costruita trova infati le sue solide basi in scritti teorici tra i più influenti del XX secolo che, insieme alle realizzazioni, l’hanno accreditato (suo malgrado) come uno dei padri fondatori del postmodernismo. Il più importante è il paradigmatico “Complexity and Contradiction in Architecture” (1966), in cui allontana lo sguardo da una sempre più ortodossa e astratta architettura modernista per rivolgerlo verso il costruito delle città, cambiandone punto di osservazione e, di fatto, lo stesso modo di vedere, leggere e pensare l’ambiente circostante.

È seguito nel 1972 da “Learning From Las Vegas: the Forgotten Symbolism of Architectural Form” che, firmato insieme a Denise Scott Brown e Steven Izenour (senior associate dello studio), nel 1972 tira le fila della prima ricerca mai realizzata, portata avanti insieme a un gruppo di studenti dell’Università di Yale, su una contradditoria “Sin City” in piena espansione edilizia, muovendosi tra i simboli della nuova urbanità nordamericana.

Durante tutta la vita professionale, Venturi affianca constantemente l’attività pratica e l’elaborazione teorica costantemente all’insegnamento dell’architettura, iniziato già negli anni cinquanta con le lezioni di teoria architettonica alla scuola di Architettura della University of Pennsylvania e proseguito in modo costante in molti prestigiosi istituti tra cui Yale, Harvard e la stessa Princeton.

Il corpus delle opere, l’impegno nella didattica e la sua enorme influenza sull’architettura del XX secolo hanno portato nel 1991 la Hyatt Foundation a insignirlo del più importante riconoscimento al mondo nel campo dell’architettura, il Premio Pritzker: “L’architettura è una professione fatta di legni, mattoni, pietre, metallo e vetro, ma è anche una forma d’arte che si forma da idee, parole e inquadramenti concettuali. Nel ventesimo secolo pochi architetti sono stati capaci di unire entrambi gli aspetti della professione e nessuno l’ha fatto con più successo di Robert Venturi”.

Questa assegnazione nel 2013 ha portato Robert Venturi al centro del primo e unico caso di richiesta ufficiale di riesame: in un momento storico di crescita dell’attenzione al ruolo della donna anche nel campo dell’architettura, da Harvard è stata infatti lanciata una petizione, sottoscritta da importanti esponenti del mondo dell’architettura tra cui Zaha Hadid, Farshid Moussavi, lo stesso Venturi e da oltre 10.000 firmatari nel mondo ma rigettata dalla Hyatt Foundation, che chiedeva il riconoscimento retroattivo del premio anche per Denise Scott Brown, in virtù dell’inscindibile apporto dato all’attività dello studio e ai risultati di un’elaborazione teorica dalla grandissima fortuna critica.

L’attività dello studio VSBA, che non ha mai abbandonato Filadelfia e a inizio 2017 si è trasferito nella nuova sede di Shurs Lane, continua ancora oggi, portata avanti da Dan McCoubrey, Seth Cohen e Jessica Salguero.

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