Alessandro Rogora racconta Stone, il modulo abitativo realizzato solo grazie a materiali di recupero | Architetto.info

Alessandro Rogora racconta Stone, il modulo abitativo realizzato solo grazie a materiali di recupero

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Cinque giorni per realizzare un modulo abitativo interamente costruito con materiali di recupero: è questo l’obiettivo di un workshop che ha coinvolto nelle scorse settimane 50 studenti del Politecnico di Milano coordinati dai professori Rogora, Fianchini e Tagliabue del Corso di laurea in Architettura Ambientale e del Laboratorio di Costruzione dell’Architettura del Politecnico di Milano. Ribattezzato “Costruire alternativo”, come il titolo del libro scritto da Rogora e in uscita per Wolters Kluwer Italia, il workshop nasce da un’iniziativa congiunta tra Comune di Legnano, Politecnico e Amga .

Prodotto utilizzando interamente materiali di scarto forniti ‘a costo zero’, il moduloStone” è stato posizionato all’interno del Parco Castello di Legnano. Da adesso in poi, oltre a fungere da punto informativo e ufficio deposito per le guardie ecologiche, verrà monitorato per circa 18 mesi fornendo preziose informazioni di ricerca sul funzionamento energetico, sul costo ambientale complessivo delle soluzioni utilizzate e sulle soluzioni edilizie ed impiantistiche necessarie per la completa autosufficienza energetica del modulo.

Architetto.info ha intervistato in esclusiva l’architetto Alessandro Rogora, uno dei coordinatori del progetto sul modulo Stone, da molti anni impegnato nella ricerca sul tema della sostenibilità in architettura.

Com’è nata l’idea di questo progetto e con che scopo?

L’idea di realizzare il progetto Stone deriva da due eventi concomitanti. Da un lato la voglia di far costruire ai nostri studenti di Architettura Ambientale un edificio in modo che potessero vedere dal vero i problemi che si incontrano in un cantiere quando si passa dal disegno alla realtà, dall’altra volevamo dimostrare che è possibile realizzare un edificio con prestazioni energetiche elevate anche senza spendere molti soldi e addirittura velocemente. Anche l’idea di lavorare con circa 40 studenti del Laboratorio di Costruzione I – sotto la supervisione dei prof. Rogora, Fianchini e Tagliabue – divisi in due squadre di 20 sembrava all’inizio un po’ folle perché il livello di manualità era molto basso, ma alla fine tutti hanno contribuito e imparato. Abbiamo iniziato il progetto dicendo che avremmo costruito l’intero edificio in 5 giorni. Ci hanno detto che eravamo folli, ma invece …. così è stato fatto.

Qual è stato il contributo del Comune o di privati?

Il contributo del Comune di Legnano è stato importante in primo luogo per aver raccolto la nostra provocazione. Un plauso va al sindaco Alberto Centinaio che ha dato l’assenso al progetto, agli assessori che ci hanno creduto e alla ripartizione Opere pubbliche che ha partecipato coordinando la logistica, offrendo supporto e recuperando parte dei materiali. Gli studenti sono stati ospitati in una palestra messa a disposizione dal Comune e hanno potuto studiare nelle aule sia durante il giorno che durante le ore serali e notturne. Non dimentichiamo che durante questa settimana di lavoro dovevano anche studiare!

Il contributo dei privati è stato altrettanto fondamentale. Pur non avendo avuto tempo per cercare sponsor per fornire i materiali – ma lo faremo per la prossima edizione – una impresa con cui collaboriamo (Edil Sae) ha preso a cuore la nostra iniziativa fornendo i mezzi d’opera, come badili, carriole, martelli, e i materiali necessari alla realizzazione del modulo, come barre filettate, dadi, cemento, pannelli in Osb. Inoltre Aemme, società municipalizzata per la raccolta di rifiuti ha procurato alcuni materiali di recupero, ha contribuito per le fondazioni e le finiture interne con copertoni, perline, zoccolini. Infine, lo studio TMEarchitects ha seguito il progetto e coordinato le attività di cantiere. Tutti, naturalmente, hanno contribuito gratuitamente.

Questo modello può essere esteso ed in che prospettiva?

Abbiamo grandi progetti a riguardo. Vorremmo replicare questa attività in progetti anche più complessi migliorando le soluzioni utilizzate e affinando le procedure (logistica, organizzazione di cantiere, ecc.). Siamo convinti che in 5 giorni si possa fare molto di più con gli studenti e siamo pronti a dimostrarlo. Vorremmo poi realizzare edifici con forme più complesse, soluzioni di giunto più efficienti, veloci da eseguire e reversibili, edifici con funzionamento energetico migliorato e, magari, anche gli impianti. Il modulo Stone è dotato semplicemente di impianto elettrico, anche se stiamo pensando di realizzare un impianto di riscaldamento molto alternativo partendo da materiali di recupero.

Per quanto riguarda la diffusione nel modo “reale” di questa esperienza, siamo assolutamente certi che sia possibile un travaso dell’esperienza nel mondo professionale e nell’edilizia corrente, si tratta solo di trovare l’occasione. Se qualcuno volesse farsi avanti, siamo convinti si possa fare molto. Ora speriamo di essere selezionati per il prossimo Solar Decathlon, dove vogliamo poter dimostrare le nostre capacità.

Il concetto di “Costruire alternativo” come si colloca all’interno delle dinamiche sociali e della crisi dell’edilizia?

Questa domanda è complessa e credo sia difficile esaurire la risposta in poche righe. La crisi dell’edilizia è, per certi, versi strutturale. Abbiamo costruito troppo e male senza dare soddisfazione a una domanda di alloggi ancora in larga parte insoddisfatta. D’altra parte i nostri edifici funzionano male, consumano molto e speso sono persino poco salubri. Le nostre città si stanno in gran parte americanizzando trasformandosi dagli originari nuclei compatti ad agglomerati di “casette” disperse sul territorio

Bisogna quindi costruire un’alternativa, alternativa che deve essere morfologica, tecnologica e di comportamento. Usare materiali alternativi è un passo, non certamente sufficiente, ma necessario. Dobbiamo affrancarci dai materiali a elevato contenuto energetico, studiare soluzioni edilizie che consumino meno territorio e garantiscano migliore qualità edilizia ed urbana, soluzioni che “pesino” meno sull’ambiente.

E ora che succederà del Modulo Stone?

Il modulo è praticamente concluso. Dobbiamo completare alcune finiture all’interno e ricoprire la porta, recuperata da una demolizione, come la finestra, con un telo, vorremmo quindi realizzare un piccolo sistema di riscaldamento per poter utilizzare il modulo anche in inverno. L’edificio sarà monitorato per circa 18 mesi per capire come i materiali che compongono l’involucro, ovvero paglia, carta, tetrapak, bottiglie in plastica, si comportano dal punto di vista energetico e trarre le conclusioni del caso. Nel frattempo verranno realizzate alcune tesi di laurea sul modulo per migliorare le soluzioni costruttive nella versione 2.0. Non bisogna nascondere infatti che questa esperienza è stata interessante, divertente ed esaltante, ma ha mostrato anche ingenuità ed errori che possono sono stati corretti in cantiere, ma su cui si può e si deve lavorare molto. Stone sarà inoltre protagonista di un intervento ‘work in progress’ in occasione di Made expo, in programma a Milano il prossimo ottobre, all’interno dell’area Growing CIty.

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