Alexis Tricoire, l'artista del vegetale | Architetto.info

Alexis Tricoire, l’artista del vegetale

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Esplorare i limiti nella relazione tra piante e oggetti, tra design, architettura e mondo vegetale. In questo concetto è possibile sintetizzare il lavoro di Alexis Tricoire, giovane designer francese che si è ‘convertito’ al green dopo aver incontrato Patrick Blanc, ‘padre’ del muro vegetale. Lui si definisce “plasticien du végétal en milieu urbain”, artista del vegetale in ambito urbano, ed è convinto che in contesti inediti la natura diventi strumento d’espressione. Con un obiettivo: creare stupore. Alla redazione ha raccontato il suo percorso professionale, dagli esordi a oggi.

Può descrivere il suo metodo di lavoro? Come ha deciso di lavorare con le piante?

Ho studiato design e adoro la natura, vera e originale. Questo è il punto di partenza dal quale è iniziata la mia avventura professionale. Ma la svolta è arrivata incontrando Patrick Blanc, il creatore del muro vegetale, all’epoca della sua prima mostra. Dopo dieci anni, durante i quali ho realizzato svariati progetti di design, Blanc mi ha chiamato per allestire la sua esposizione “Folies Végétales”, che si è svolta nel 2006 a Parigi: la sfida è stata l’ideazione di un modalità per mettere insieme le piante che corrispondesse a una realtà concreta, non alla natura. Attraverso sei installazioni, composte da oltre 2.000 piante di 100 specie diverse, e con l’ausilio di una galleria di fotografie, l’esposizione ha messo in mostra la straordinaria adattabilità delle piante, che sono in grado di creare un mondo inaspettato e sorprendente e di dimostrare che la tutela della biodiversità deve essere una preoccupazione di tutti.

Folies Végétales – Parigi, 2006

Cosa è successo dopo “Folies Végétales”?

Dopo tre anni nel 2009 ho deciso di fondare una società, che si chiama Végétale Atmosphere, con la quale ho potuto sviluppare progetti di ampio respiro. Creiamo strutture monumentali e composizioni specifiche per ogni progetto, mettiamo in scena lo spettacolo della natura, sia all’interno che all’esterno, per clienti prestigiosi tra cui Fondazione Edf, Macif, Chateaux di Versailles e, ancora, Unibail (Centri commerciali a Lione, Praga e Vienna), Groupe Partouche (Casino Grande Motte), Perene Cucine.

Green Pillow – Parigi, 2011

Qual è, o quale dovrebbe essere, il ruolo del green design nell’architettura contemporanea?

Le green design è, per me, l’idea di produrre in una maniera differente nello spazio urbano, in modo da avvicinarsi sì alla natura, ma con sorpresa e stupore: la natura oltre a essere ciò che già conosciamo, assume caratteristiche spettacolari e inedite. È l’idea di spettacolo che suscita emozione.

Lustre babylone – Stoccolma, 2011

Con il suo lavoro quale messaggio vuole trasmettere?

Il mio obiettivo è trasmettere amore per la natura, nel senso di preservazione e conservazione della biodiversità attraverso installazioni che comunichino idee, creino simboli. Allo stesso tempo è per me importante trovare delle nuove soluzioni affinché le persone possano portare la natura a casa propria, per ammirarla in una prospettiva totalmente differente da quella in cui siamo abituati a vederla. La sorpresa crea l’emozione e, facendo ciò, spinge alla riflessione.

A quali progetti sta lavorando adesso?

Ho appena terminato di lavorare su progetti legati alla realizzazione di centri commerciali a Vienna, Praga e Lione. In parallelo, a giugno uscirà il primo prototipo della Forêt Ivre, o Drunken Forest, per poi valutare la possibilità di uno sviluppo a livello industriale. Si tratta di un ‘manifesto’ contro il caos climatico al Polo Nord. Sovvertendo l’antica ars topiaria, il progetto vuole richiamare l’attenzione su un grave problema ambientale: lo scioglimento del permafrost in Siberia. Un fenomeno che comporta, a livello visivo, la cosiddetta foresta ubriaca con i suoi alberi inclinati e, come effetto ecologico, il rilascio di almeno 350 miliardi di tonnellate di metano nell’atmosfera.

Iles végétales – Lyon Confluence, 2012

In quali Paesi ha lavorato di più? E in Italia?

In Italia non ho ancora avuto occasione di lavorare. I miei progetti si sono concentrati in Francia,  Belgio, Inghilterra, Repubblica Ceca. Alcuni Paesi dimostrano una più forte sensibilità nei confronti del design vegetale: è una questione di coscienza ecologica, più se ne ha e più si desidera ammirare la natura in contesti preziosi.

Mur végétal

Agave Tree

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