Archivi digitali, tra rischi e prospettive: intervista a Lucia Bosso e Chiara Quaranta | Architetto.info

Archivi digitali, tra rischi e prospettive: intervista a Lucia Bosso e Chiara Quaranta

Deperimento e perdita dei dati, analogico e digitale, nuovi formati e supporti affiancati a quelli tradizionali, e materiali eterogenei che oggi generano archivi “ibridi” sono alcuni aspetti di un cambiamento verso cui ingegneri e architetti sono ancora troppo poco consapevoli

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La trasformazione degli archivi, di tutti i tipi e dimensioni, dall’analogico al digitale sta cambiando in modo profondo e ancora troppo sottovalutato le modalità di organizzazione, gestione e conservazione dei materiali. La rivoluzione digitale sta rapidamente cambiando programmi, file, formati e supporti, a forte rischio obsolescenza, ma anche le modalità di comunicazione e la produzione di documenti, che da cartacei stanno diventando sempre più digitali. Quali sono le problematiche di questa transizione? Quali le prospettive? Quali le possibilità anche per ingegneri e architetti? Un punto sullo stato dell’arte è stato fatto all’interno della giornata di studi “Using Archives – Questioni sull’archiviazione digitale in architettura”, promossa a Torino da BasedArchitecture in collaborazione con l’Ordine degli Architetti, il Politecnico e Anai Piemonte e Valle d’Aosta per introdurre un tema delicato su cui la consapevolezza è ancora troppo poca.

Abbiamo posto alcune domande a Lucia Bosso (architetto e fondatrice di BasedArchitecture) e Chiara Quaranta (archivista), ideatrici della giornata e moderatrici del dibattito.

Tradizionali, digitali ma oggi soprattutto ibridi. Email, Facebook, WhatsApp e nuove forme di comunicazione che, in continua evoluzione, stanno soppiantando le vecchie, sicuramente più facili da gestire. Come e cosa è cambiato nella costruzione di un archivio (anche professionale) e cosa deve cambiare nelle sue modalità di organizzazione e conservazione?

Anzitutto è necessario specificare il significato che tradizionalmente diamo al termine archivio, perché produrre e gestire un archivio di documentazione analogica richiede strumenti e metodi in parte differenti rispetto all’archivio digitale, la cui gestione e corretta organizzazione va invece pensata prima, durante e dopo la produzione stessa. La rivoluzione digitale incide in particolare sulla relativamente breve durabilità (si parla di una soglia di 30 anni) dei sistemi e dei programmi informatici utilizzati e sulla capacità di accesso agli stessi per garantire il recupero e la corretta contestualizzazione dei dati. Dallo studio e dalla comprensione di questi macroaspetti possono essere sviluppate modalità efficaci di organizzazione, fruizione e conservazione e del digitale.

Riguardo a ciò che avviene sui social network, non crediamo sia al momento possibile delineare una strategia archivistica definitiva per contenuti che difficilmente possono essere definiti “documenti” nel senso che la diplomatica tradizionale (la scienza che si occupa del documento) attribuisce a tale termine. Considerarli esistenti, però, permette di individuare un’altra differenza strutturale dell’archiviazione digitale: la capacità di selezione. Dev’essere chiaro che l’ipertrofica e variegata produzione documentale di un progetto non corrisponde necessariamente al suo valore giuridico-amministrativo e culturale: soltanto valutare da subito cosa conservare o meno rende possibile una buona organizzazione e una facile reperibilità di informazioni e documenti e getta le basi per una conservazione e un accesso a lungo termine. Gli archivi non cartacei implicano quindi una necessità di selezione maggiore che, se non affrontata lucidamente o rimandata nel tempo, può portare a problematiche di gestione anche serie.

A sinistra, Chiara Quaranta, archivista, ha collaborato con Fondazione Adriano Olivetti, Archivio Tavola Valdese e Tesi spa; a destra, Lucia Bosso, architetto fondatrice di BasedArchitecture, ha seguito l'ufficio stampa di Matteo Thun e studio Fuksas.

A sinistra, Chiara Quaranta, archivista, ha collaborato con Fondazione Adriano Olivetti, Archivio Tavola Valdese e Tesi spa; a destra, Lucia Bosso, architetto fondatrice di BasedArchitecture, ha seguito l’ufficio stampa di Matteo Thun e studio Fuksas.

L’evoluzione tecnologica sta rapidamente portando all’obsolescenza di programmi, file, formati e supporti. Quali sono i rischi? Si possono limitare in qualche modo?

Il tema è aperto e molto discusso e lo sarà fintanto che gli aggiornamenti di supporti e programmi continueranno. I rischi maggiori riguardano il deperimento e la perdita di dati e sono legati a due aspetti dell’archiviazione: la conservazione a lungo termine della documentazione e l’accessibilità alla stessa, legata alla capacità di aggiornamento dei nuovi strumenti tecnologici software, hardware, supporti e formati. Le strategie per arginare conseguenze così gravi sono materia di studio e non esiste al momento una soluzione definitiva. Ma sintetizziamo, con le parole di Stefano Allegrezza (ricercatore in Archivistica, bibliografia e biblioteconomia all’Università di Udine, ndr), quanto sia importante avere chiaro che “i contenuti digitali non si conservano da soli e per garantirne la conservazione nel tempo occorre cura continua, che inizia con la corretta scelta di formati e dei supporti e continua fino al riversamento quando e come necessario”.

 

Perché oggi è necessario fare un punto sugli archivi degli architetti (ma anche degli ingegneri)? Quali sono, se ci sono, le caratteristiche peculiari di queste tipologie di archivi? Quali le strategie per il loro futuro?

Nell’ambito progettuale è particolarmente evidente la difficoltà di poter consultare, comprendere e studiare materiali d’archivio assai diversi, a causa della discrepanza tra ciò che è raccontato come processo di costruzione di un’architettura (schizzi, disegni e modelli) e ciò che realmente viene realizzato. Merita sottolineare che decenni di produzione digitale dell’architettura non hanno ancora evidenziato un’effettiva capacità di gestirla, conservarla e divulgarla. La peculiare tipologia di documentazione del progetto architettonico impone di riflettere su nuove e aggiornate strategie di conservazione, adattandole all’evoluzione dei processi progettuali. Se continuiamo ad occuparci solo di ciò che conosciamo bene (schizzi, modelli e foto) rischiamo di creare archivi incompleti, privi di dati documentari indispensabili alla ricostruzione della genesi, della storia e del contesto dei progetti e degli oggetti architettonici contemporanei.

 

Quali sono i costi e le strutture, materiali e digitali, per archiviare in modo corretto? Sono accessibili anche da parte degli studi più piccoli (la stragrande maggioranza in Italia??

I costi sono quelli relativi all’acquisto di software di gestione documentale – capace di una gestione corrente – e sono più che accessibili. L’investimento migliore è non fermarsi al solo acquisito dello strumento informatico, ma prevedere un servizio continuativo di consulenza che permetta l’aggiornamento e l’efficacia dello stesso, a partire dalla configurazione ad hoc per ciascuna realtà. Per alcuni professionisti non è semplice prevedere questo tipo di spesa, ma la questione anche in ambito micro-professionale non può essere a lungo rimandata.

 

Disporre di un buon archivio può avere un’influenza positiva sulla competitività, anche internazionale, di una professione che sempre più sta assumendo anche un ruolo di coordinamento tra competenze diverse. Quali sono oggi i vantaggi di un archivio ben impostato e ben organizzato?

Archivio significa innanzitutto una corretta gestione del patrimonio, che è da affrontare in modo pragmatico. La messa a punto di strategie per la produzione e l’archiviazione dei documenti di progetto che ne permettano il recupero e il ricircolo è fondamentale per rendere disponibili le informazioni innanzitutto all’interno dello studio, in modo da migliorare l’uso delle risorse sia di tempo che di personale dedicato. Prima che storiche, le ragioni che sottendono l’organizzazione e la conservazione dei documenti digitali sono principalmente pratiche: che il progetto venga realizzato o meno, i dettagli e le soluzioni tecniche ideate per un particolare edificio possono risultare utili per ulteriori sviluppi dello stesso progetto o per un progetto successivo. E ci sono anche ragioni legali, dal momento che alcune categorie di documenti, come ad esempio i contratti, sono utili in caso di contenziosi e hanno tempistiche di conservazione stabilite dalla legge.

 

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