Arcipelago Italia: il freespace di Mario Cucinella guarda alle aree interne e marginali | Architetto.info

Arcipelago Italia: il freespace di Mario Cucinella guarda alle aree interne e marginali

Come TAMassociati due anni fa, la proposta sviluppa due racconti. Da una parte presenta otto itinerari lungo le Alpi, gli Appennini e la Sardegna e, dall’altra, cinque visioni per il futuro di altrettante nuove aree, che tuttavia aspettano risposte che solo il tempo saprà dare

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Nel Padiglione Italia curato da Mario Cucinella, collocato come di consueto all’Arsenale nei suggestivi spazi delle Tese delle Vergini, il Freespace di Yvonne Farrell e Shelley McNamara è un luogo fisico locale e diffuso: i territori interni e le molte aree marginali lontane dai centri urbani. Arcipelago Italia parte infatti dalle storie di un territorio dalla sempre più evidente fragilità, divenuta problema strutturale per uno stato incapace di intervenire con piani seri e di ampio respiro, di cui racconta la resilienza e storie di rinascita.

Come già due anni fa la realizzazione del “bene comune” di TAMassociati, lo fa attraverso una narrazione che sviluppa due racconti che, in un suggestivo e riuscito allestimento (curato da MCA Architects e accompagnato dalle immagini fotografiche del collettivo Urban Reports), espongono 67 esempi di “buone pratiche” che, realizzate e in corso di realizzazione, sono il risultato della call lanciata a giugno 2017 a cui avevano risposto oltre 500 candidature, e propongono 5 nuovi progetti in altrettante aree delicate sparse per il paese.

 

Arcipelago Italia: 67 esempi concreti di rinascita e rigenerazione

Inseriti all’interno di otto monumentali libri aperti, sono raggruppati in altrettanti itinerari che leggono la penisola e suoi territori seguendo un fil rouge che si dipana attraverso l’arco alpino e la dorsale appenninica definendo otto geografie: Alpi Occidentali; Alpi Orientali; Appennino Settentrionale; Appennino Centrale; Appennino Sannita, Campano, Lucano; Sub-Appennino Dauno, Alta Murgia, Salento; Appennino calabro-siculo; Sardegna.

I progetti in mostra, avviati negli ultimi 10-15 anni, alcuni già noti e pubblicati e altri quasi sconosciuti, parlano di un “freespace” fatto dalle trasformazioni di un territorio minore compatibili con i contesti locali, di obiettivi sostenibili e di architetture che, riuscite ma anche meno efficaci, si fanno carico della responsabilità di mediare tra necessità, storia, contesto e la richiesta di nuove esigenze.

Con una prevedibile maggiore concentrazione nel centro-nord, gli itinerari parlano di rinascita post sismica (il polo scolastico a Cavezzo, Accupoli, la struttura temporanea aggregativa ad Accumoli o il Centro di aggregazione sociale per giovani e anziani Alena Ajrulai, Loris Cialfi e Valbona Osmani a Poggio Picenze), di processi di rigenerazione territoriale e promozione attraverso interventi ampi e puntuali (il recupero dell’ex villaggio Eni di Borca di Cadore di Dolomiti Contemporanee o i Laboratori artigianali nella miniera di Serbariu a Carbonia, il cui bel recupero nel 2011 vinse il Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa), di resistenza e ripopolamento (Ostana e borgata Paraloup a Rittana, entrambe in provincia di Cuneo), di progetti per un turismo sostenibile (tra cui il percorso ciclopedonale Fior di Loto a Massarosa, Val di Setta a bassa velocità, progetto Murinciari a Camerota), di strutture e servizi che rinsaldano il loro legame con la storia e la cultura del loro territorio (Latteria sociale Valtellina di Postalesio, Acquedotto Alto Calore a Solopaca) e delle diverse declinazioni che possono assumere gli spazi della vita quotidiana (Due Case a Orsara di Puglia, Casa ECS a Scicli o la Alps Villa a Lumezzane).

Andando verso nord est, si parla, infine, di un intero territorio in cui le trasformazioni sono diffuse e di alta qualità: le province di Trento e Bolzano, con, fra i molti, gli esempi del recupero del forte di Fortezza, strutture come la Centrale idroelettrica di Cillà o la Caserma dei Vigili del Fuoco Fleres e Casa MADE a Cles.

 

5 progetti per 5 possibili visioni di futuro

Lasciandosi gli itinerari alle spalle, e preparati da “studi di futuro” che, raccontati da Luca De Biase, ipotizzano scenari nazionali per i trasporti e sugli effetti dei cambiamenti climatici per il supporto strategico delle aree dell’Arcipelago, sono presentati cinque nuovi progetti. Sperimentali e di rigenerazione di aree marginali, sono elaborati dal curatore insieme a gruppi di lavoro partecipati che hanno compreso anche molte associazioni attive in territori che diventano parte attiva nell’impostazione di proposte di progetti architettonici inquadrati all’interno di strategie a scala più ampia.

Partendo da nord, i bolognesi diverserighestudio (Simone Gheduzzi, Nicola Rimondi e Gabriele Sorichetti già in mostra due anni fa tra gli esempi di realizzazione del “bene comune” con l’Opificio Golinelli) con Off-Cells indagano nuove opportunità per il Parco delle foreste casentinesi che mettono a sistema le risorse e le peculiarità della stazione di Stia-Pratovecchio, Località Montanino, Vivaio di Cerreta e Località Cancellino.

Al centro, Un dittico per Camerino, affidato al gruppo di lavoro guidato dagli altoatesini MoDus architects ma già al centro di un lavoro della SOS-School of Sustainability dello stesso Cucinella, cerca di individuare un nuovo equilibrio tra il centro storico e la nuova centralità che ha ospitato gran parte delle strutture temporanee sorte in seguito a sisma. Lo fa attraverso la proposta di due nuovi edifici da realizzarsi fuori dalle mura (con spazi universitari e per laboratori e start up) e al loro interno (spazi per la collettività e la cultura).

Laboratorio Basento, in Basilicata, è invece affidato a BDR Bureau e Gravalos Di Monte arquitectos che, in vista di Matera 2019, cercano di preservare la città dai rischi portati da un turismo di massa lavorando sul rafforzamento delle connessioni con un sistema territoriale esteso costellato di piccoli centri a rischio marginalizzazione. IL punto di partenza sono due stazioni ferroviarie, scalo Ferrandina e scalo Grassano.

La valle del Belice, in Sicilia, è invece al centro di Coltivare il futuro: coordinato dai giovani am3 (Marco Alesi, Cristina Calì e Alberto Cusumano anch’essi già in mostra in “Taking Care” con il recupero del lungomare di Balestrate) con Vincenzo Messina, lavora su Gibellina proponendo interventi sulle aree vuote dei nuovi spazi urbani risultato della ricostruzione post terremoto all’interno di una strategia territoriale policentrica che, facendo leva su agricoltura e innovazione d’impresa, turismo rurale e patrimonio, comprende le vicine Salemi, Poggioreale, Sambuca di Sicilia, Partanna e Menfi.

L’ultima “isola” propone infine una Casa per i cittadini della Barbagia. Sviluppato dal gruppo guidato da Solinas Serra Architects, inserisce a Ottana un nuovo edificio collettivo (con spazi di aggregazione, per la salute, la ricerca e la sanità) parte di un racconto territoriale che ruota attorno alla presenza di un polo petrolchimico che ha cercato di risolvere una parte del problemi dell’area lasciando squilibri e inquinamento.

Tutti i progetti sono efficacemente esposti su tavoli-isola di odoroso legno di cedro e illustrati attraverso disegni e grafiche virate sul verde e sul grigio, plastici e fotografie. Dopo il “bene comune” di TAMassociati, che nel frattempo stanno portando avanti la realizzazione dei dispositivi mobili lanciati due anni fa, anche parte dell’Arcipeago di Mario Cucinella, insieme al lavoro dei gruppi di progettisti coinvolti, aspetta risposte che solo il futuro potrà dare. Ma, nel frattempo, sono visitabili (e valutabili) in mostra.

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