Biennale 2016: Cappochin commenta il Padiglione Italia di Tamassociati | Architetto.info

Biennale 2016: Cappochin commenta il Padiglione Italia di Tamassociati

Il giudizio positivo di Giuseppe Cappochin, presidente degli architetti italiani, sul padiglione Italia alla Biennale di Architettura di Venezia, curato da Tamassociati

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Parole positive da parte del Consiglio nazionale architetti sul Padiglione Italia della 15. Mostra Internazionale di Architettura della Biennale di Venezia, che ha aperto i battenti il 28 maggio 2016 sotto la direzione artistica di Alejandro Aravena.

La mostra “coglie il vero significato della Rigenerazione urbana sostenibile, Riuso, e rappresenta una visione dell’architettura tesa non solo a migliorare le periferie e l’ambiente edificato, ma che si prende cura delle persone e delle comunità, incidendo sulla marginalità sociale e promuovendo l’innovazione culturale.

Sono queste le parole di Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori in occasione della inaugurazione, alla Biennale di Venezia, del Padiglione Italia curato dal team di TAMassociati.

Una visione – continua – nella quale l’architettura ritrova il proprio ruolo e si riappropria della sua funzione culturale e sociale confermando come gli architetti italiani, in questi ultimi anni, abbiano concretamente dato prova, con proposte politiche e progetti realizzati, di essere in grado di risolvere i problemi della condizione del patrimonio edilizio italiano, della qualità delle periferie e di innovare i modelli e le tecniche dell’abitare, promuovendo una nuova consapevolezza rispetto alla sostenibilità ecologica ed economica”.

Per il Consiglio Nazionale “a questa capacità di delineare il progetto della città futura che è propria degli architetti devono, però, seguire una politica condivisa sul futuro delle città e delle periferie e un grande progetto d’investimento di idee e denaro sulle città.

Questo sarà possibile soltanto se la politica e la società civile investiranno consapevolmente in una strategia che abbia un orizzonte temporale, così come avviene nella maggior parte dei Paesi europei, almeno al 2050 – e che associ alle trasformazioni fisiche azioni rivolte alla salvaguardia e al potenziamento delle relazioni sociali, all’ampliamento dell’offerta culturale e a quella di nuove opportunità di lavoro, alla promozione di comportamenti e stili di vita più ecologici, alla valorizzazione degli aspetti paesaggistici – grazie alla quale iniziative quali ad esempio la Legge sul consumo di suolo e sul riuso e” conclude Cappochin, “il Piano per le Periferie potranno essere veramente incisive”.

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