Biennale 2016: Paulo Mendes da Rocha è il Leone d’Oro alla carriera | Architetto.info

Biennale 2016: Paulo Mendes da Rocha è il Leone d’Oro alla carriera

Premio Pritzker 2006, la scelta dell’architetto brasiliano completa il quadro di una Biennale sempre più latinoamericana

Foto Courtesy of Arquivo Paulo Mendes da Rocha
Foto Courtesy of Arquivo Paulo Mendes da Rocha
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L’architetto brasiliano Paulo Mendes da Rocha è il vincitore del Leone d’Oro alla carriera della 15° Mostra internazionale di Architettura di Venezia, confermando una Biennale 2016 sempre più latinoamericana. La decisione è infatti stata presa dal consiglio di amministrazione della Fondazione Biennale di Venezia su indicazione del direttore Alejandro Aravena, lui stesso Leone d’Oro nel 2008. La motivazione della scelta, definita da un concorde Giacomo Pirazzoli un “atto politico nel senso alto del termine”, è legata alla durevolezza e alla coerenza della sua architettura, che da decenni resiste alla prova del tempo, e alla capacità di un progettista integro ideologicamente di contribuire alla realizzazione di imprese collettive e condivise in grado di migliorare l’ambiente edificato.

Insignito del Premio Pritzker nel 2006 (secondo brasiliano dopo Oscar Niemeyer), Paulo Mendes da Rocha nasce a Vitória, nello stato costiero dell’Espírito Santo, nel 1928. Nella sua lunga attività professionale, svolta per lo più all’interno dei confini nazionali, ha realizzato edifici di natura e funzione estremamente diverse ispirati dai principi e dal linguaggio del modernismo in cui, riprendendo le motivazioni che gli valsero il Pritzker, una rinnovata forza è portata “dall’uso coraggioso di materiali semplici e da una profonda comprensione della poetica dello spazio”.

Trasferitosi a San Paolo al seguito del padre ingegnere, progettista di opere idrauliche e attrezzature portuali e direttore della Escola Politecnica di São Paulo, studia nei primi anni cinquanta alla Mackenzie Architecture School, struttura all’interno del privato College americano appena diventato università, e vi si laurea nel 1954. Inizia la sua attività professionale, che si svolgerà per oltre sei decenni, in un momento particolarmente fortunato per una città in fortissima crescita e modernizzazione in cui una società in rapido cambiamento sta cercando un linguaggio consono alla propria rappresentazione.

All’interno di un contesto culturale e professionale che gli pone come punti di riferimento Oscar Niemeyer e, alla facoltà di Architettura di San Paolo dove inizia a insegnare nel 1959, João Batista Vilanova Artigas, Paulo Mendes ottiene presto il suo primo incarico importante. Nel 1957 vince infatti il concorso nazionale per quello che diventerà il nuovo, elegante e ardito Ginásio do Clube Atlético Paulistano di San Paolo, in cui l’utilizzo esibito del cemento armato e delle sue possibilità espressive, funzionali e strutturali realizza un complesso equilibrio in cui una piattaforma circolare sospesa di calcestruzzo armato con irrigidimenti in precompresso è sorretta da un elegante sistema di setti sagomati e aggettanti ai quali sul tetto è ancorata tramite un sistema di cavi una copertura metallica, circolare anch’essa. Il Ginásio nel 1961 si aggiudicherà il Grande Prêmio Presidência da República alla sesta Bienal di São Paulo.

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Ginásio – vista complessiva (foto: Relae Design)

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Ginásio – dettagli (foto: Relae Design)

Progettista di residenze e case private, musei, scuole e spazi pubblici, ma anche di arredi, vede negli anni sessanta, con il golpe militare e la successiva instaurazione della dittatura, una cesura che porta l’esonero dall’insegnamento universitario e dai pubblichi incarichi di un intellettuale contrario al regime ma non gli impedisce di vincere il concorso per il padiglione brasiliano all’avanguardista e sperimentale Expo di Osaka del 1970, dove propone una plastica struttura che, costituita da una copertura sostanzialmente sorretta da due travi in cemento armato precompresso, plasma il terreno su cui si appoggia (e gli appoggi stessi delle due travi) e realizza al suo interno uno spazio continuo illuminato dal particolare disegno dato alla copertura.

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Padiglione brasiliano dell’Expo di Osaka del 1970. Foto: Arquivo Paulo Mendes da Rocha – Courtesy Ruth Verde Zein

Nonostante l’interdizione (non totale), negli anni settanta realizza alcuni progetti pubblici tra cui l’asilo Jardim Calux a São Bernardo do Campo (1972) e lo stadio Serra Dourada a Goiânia (1973 e seguenti), ma sono gli anni ottanta, che segnano la fine della dittatura, a rappresentare per Paulo Mendes la rinascita professionale, costellati dalla realizzazione di progetti urbani e per la cultura, tra cui, a metà degli anni ottanta, il Museu Brasileiro da Escultura. Al MUBE, progetto per un quartiere residenziale a bassa densità, la preponderanza dello spazio aperto, espressamente richiesta dal bando di concorso, diventa luogo di espressione strutturale e formale attraverso la presenza di una “pietra nel cielo”, una trave a cassone attraversata da quattro diaframmi in cemento precompresso e appoggiata, non visivamente, su due setti in cemento armato. Giunti di dilatazione in neoprene sono collocati agli estremi per assorbire le deformazioni orizzontali.

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il Mube (Museo Brasileiro da Escultura) – Foto: Paul Clemence

La ribalta internazionale arriva per Paulo Mendes con il progetto di restauro e trasformazione della Pinacoteca do Estado de São Paulo, che, completata nel 1993, nel 2000 gli vale il Premio Mies van der Rohe per l’architettura latinoamericana. Frutto di un incarico giunto mentre sta completando il MUBE, recupera e rifunzionalizza un edificio di mattoni di fine Ottocento abbandonato in un’area degradata del centro cittadino attraverso la creazione di una nuova struttura che, grazie all’uso di metallo e vetro, si giustappone e dialoga con la preesistenza senza mischiarsi con essa ma riuscendo a creare un insieme unitario.

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Pinacoteca do Estado de São Paulo

La premiazione avverrà, come di consueto, il primo giorno di apertura della mostra, durante la cerimonia di inaugurazione ospitata da Ca’ Giustinian sede della Fondazione Biennale di Venezia.

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