David Bowie e la sua “Space Oddity” tradotta in architettura da Federico Babina | Architetto.info

David Bowie e la sua “Space Oddity” tradotta in architettura da Federico Babina

Nella serie Archimusic del 2014, l’illustratore italiano omaggiava i grandi della musica con le loro tracce più rappresentative. Fra questi, non poteva mancare Bowie, iconico artista scomparso nei giorni scorsi

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“La musica e l’architettura sono intimamente unite da una connessione cosmica: entrambe sono generate da un codice sottinteso, un ordine rivelato da matematica e geometria”. Queste le parole di Federico Babina, il graphic designer e architetto italiano, noto per le sue numerose serie di illustrazioni dedicate al mondo dell’architettura.

Archdaily, Archi_Portrait, Archicine sono solo alcuni dei titoli delle illustrazioni, fra cui spicca Archimusic, la serie creata nel 2014, in cui omaggia i più grandi nomi della musica mondiale, traducendo in architettura le canzoni più rappresentative e citandole attraverso note sul pentagramma, metafora delle basi strutturali della musica.

A pochi giorni dalla scomparsa di David Bowie, di cui ieri è stata data notizia ai media, citiamo l’illustrazione di Babina dedicata al Duca Bianco, dove risalta uno dei simboli dell’istrionico cantautore, compositore e artista poliedrico: il fulmine, dipinto sul suo viso sulla copertina dell’album Aladdin Sane. E dove “risuonano” le note della canzone “Space oddity”, uscita nel luglio del 1969, divenuta sigla della Bbc per il servizio sullo sbarco sulla Luna di Apollo 11.

La “sinestesia” tra le arti e la connessione cosmica di cui parla Babina è la stessa che ha dimostrato Bowie con la sua musica, esperienza a tutto tondo, che coinvolge tutti i sensi, elaborando un suo proprio modo di essere al mondo e di esprimersi, sperimentando tutto e trascendendo i generi musicali ed estetici: un’opera d’arte vivente. Infine, se ci pensiamo, è riuscito a trasformare in arte la sua stessa “uscita di scena”, lasciando come eredità spirituale il suo ultimo album, Blackstar.

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A noi piace pensare che adesso si trovi nell’Archimusic City, che lo stesso Babina ha immaginato, con tante altre leggende della musica.

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