Davide Colombo e gli edifici a energia quasi zero: a che punto siamo? | Architetto.info

Davide Colombo e gli edifici a energia quasi zero: a che punto siamo?

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Come si sta muovendo lItalia per andare incontro alla direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica in edilizia?

Il decreto di recepimento della direttiva Ue, approvato a maggio 2013, prevede l’attuazione entro il 31 dicembre 2014 di un Piano nazionale che comprenda gli obiettivi intermedi di miglioramento della prestazione energetica degli edifici di nuova costruzione entro il 2015 e informazioni sulle politiche e sulle misure finanziarie da adottare per promuovere il miglioramento della prestazione energetica degli edifici.

Come Anie Building stiamo preparando un capitolato tipo e una descrizione funzionale, con l’obiettivo di coordinare le diverse componenti tecnologiche che intervengono in un edificio e predisporre un progetto unico e onnicomprensivo per l’infrastruttura tecnologica. Lo scopo è duplice: da un lato proporre soluzioni avanzate al mercato, dall’altro svolgere azioni congiunte di lobby tese a promuovere impianti tecnologici negli edifici ad elevato livello di prestazioni e a basso impatto energetico. Negli ultimi anni infatti si è lavorato molto sull’involucro, ma molto poco sulla parte impiantistica dove c’è ancora margine di intervento.

Quali sono le nuove tecnologie che dovranno essere adottate per migliorare laccoppiamento tra produzione e richiesta di energia e per massimizzare lautoconsumo e l’autosufficienza energetica?

Il primo passo fondamentale da fare è quello di installare un sistema di gestione e controllo, poco importa se chiamato domotica nel residenziale o building automation nel terziario. Man mano che andiamo verso edifici a energia quasi zero saremo obbligati ad avere fonti di energia alternativa e queste andranno gestite. Con i pannelli fotovoltaici e quelli per l’acqua calda sanitaria abbiamo la possibilità di utilizzare l’energia, immagazzinarla e sfruttarla al meglio. Ad esempio, in una giornata di inverno con sole a picco possiamo utilizzare l’energia prodotta per scaldare la casa o per scaldare l’acqua. Il mercato oggi è molto avanzato sull’accumulo termico, ma sta facendo passi da gigante anche sull’accumulo elettrico. Nella casa del domani, ma parlo di un domani molto prossimo, potrò ricaricare la mia macchina elettrica o azionare i miei elettrodomestici quando avrò energia disponibile. Non solo: attraverso un sistema di visualizzazione dell’energia, come cliente sarò sempre più consapevole di quanto sto consumando e di quanto sto producendo. Ognuno di noi nella sua casa avrà la possibilità di essere “prosumer”: produttore e contemporaneamente consumatore di energia, consapevole di esserlo.

Avete avviato delle sperimentazioni su prototipi?

Le case full electric esistono già, sono scollegate dal gas, hanno le piastre a induzione, le pompe di calore e il fotovoltaico. Il cliente di oggi è molto informato e fa le sue scelte in autonomia perché è in grado di raccogliere tutte le informazioni che gli servono per prendere le sue decisioni. Le aziende sono molto attive nel campo della sperimentazione. In particolare l’industria italiana del settore si sta concentrando sulla sperimentazione dei sistemi ibridi, in cui fonti diverse vengono usate a secondo delle esigenze del cliente e delle condizioni climatiche e ambientali.

Cosa è e quali sono i vantaggi di un nZeb “full electric”? è presumibile che sarà questa la via italiana agli edifici nZeb?

L’edificio full electric è certamente una soluzione, ma credo che il sistema Italia non sarà in grado di convertire tutto il patrimonio immobiliare esistente. Le realtà italiane sono troppo eterogenee. Discorso diverso invece è per gli edifici di nuova costruzione, sui quali sarà possibile mettere in campo molte delle soluzioni tecnologiche più innovative: dall’uso intelligente delle fonti rinnovabili, alla regolazione delle fonti di riscaldamento e climatizzazione, all’uso corretto del ricircolo d’aria, alla movimentazione degli oscuranti e dei serramenti…

Io credo che avere a disposizione due strade distinte, quella “full electric” e quella dei sistemi ibridi, lasci più spazio a soluzioni performanti che possono anche essere paragonate e messe “in competizione” tra loro per soppesare vantaggi e svantaggi.

Tutti i sistemi di cui abbiamo parlato sono inoltre chiaramente più adatti alle case unifamiliari che non ai condomini: nel settore residenziale, arrivare all’edificio nZeb è oggi possibile per le soluzioni monofamiliari, in condominio invece è molto più difficile. Rimane poi da considerare tutto il settore terziario (uffici, comparti industriali ed edifici pubblici) in cui c’è ancora molto margine di azione per raggiungere, con minimi interventi, grandi risparmi.

Quali sono i meccanismi di finanziamento delle tecnologie per un nZeb nel pubblico?

Si possono coinvolgere le Energy Service Company (Esco), società che effettuano interventi finalizzati a migliorare l’efficienza energetica assumendo su di sé il rischio dell’iniziativa e liberando il cliente finale da ogni onere organizzativo e di investimento. Ci sono Esco che hanno lavorato molto bene, con piani che hanno portato a effettivi ritorni sull’investimento. Ma nel settore pubblico, senza ricorrere a questo tipo di società, ci sono interventi semplicissimi da attuare, per esempio nell’uso dell’illuminazione e nella gestione del riscaldamento e del condizionamento. Zone con fattori di occupazione del 10% sono perennemente illuminate con enormi sprechi, quando per risolvere il problema basterebbe inserire sensori di luminosità presenza. Sono interventi che costano poco e vengono ammortizzati con un risparmio del 55% nel giro di due o tre anni. Stessa cosa nel riscaldamento: ogni grado aggiuntivo consuma il 7% in più. Se in tutti gli ambienti ci fosse un’adeguata regolazione il risparmio sarebbe enorme.

L’autore


Cristiana Chiorino

Architetto e dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica (Politecnico di Torino), Chiorino è dal 2005 è vicecaporedattore del mensile “ll Giornale dell’Architettura”, per cui è responsabile della sezione notizie (Italia e Mondo). Dal 2007 ha curato gli allegati “Il magazine dell’architettura” (selezione di articoli dalla stampa internazionale) e il “Rapporto annuale restauro”. 

Ha partecipato all’organizzazione scientifica di importanti mostre dedicate ad architetti italiani moderni, tra cui “Carlo Mollino Architetto”(Torino, 2006) e la mostra internazionale “Pier Luigi Nervi: Architettura come sfida” (Bruxelles, Biennale di Architettura di Venezia e MAXXI Roma 2010, Torino e Copenhagen 2011, Mantova e Salerno 2012, Losanna e Zurigo 2013, Nord America 2014). 

Collabora con l’associazione Pln – Pier Luigi Nervi Project, costituita dagli eredi del celebre protagonista dell’ingegneria italiana con una consulenza sulla tutela della sua eredità culturale e del patrimonio delle sue opere. Ha scritto articoli e partecipato a diversi convegni sulla sensibilizzazione alla tutela dell’architettura del Novecento, tema che ha sviluppato e approfondito con il master “Sauvegarde du patrimoine bâti moderne et contemporain” presso l’Institut d’Architecture dell’Università di Ginevra nel 2003. Dal 2011 è membro del consiglio direttivo di Docomomo Italia, sezione italiana dell’istituzione internazionale dedita alla documentazione e conservazione dell’architettura del Movimento moderno.

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