Edoardo Tresoldi tra Siponto e Sapri: un profilo | Architetto.info

Edoardo Tresoldi tra Siponto e Sapri: un profilo

Il mare del Golfo di Policastro ha fatto da sfondo all’ultima realizzazione del giovane artista autore della spettacolare ricostruzione in rete metallica della basilica paleocristiana nel Parco archeologico di Siponto

© Roberto Conte
© Roberto Conte
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Ha destato moltissima attenzione la scorsa estate, durante il festival Derive tenutosi a Sapri (Salerno) dal 21 al 23 luglio, la realizzazione di “Locus”, una delle ultime opere d’arte, temporanea e trasparente, realizzate da Edoardo Tresoldi. Giovane scultore di origine lombarda, dal 2013 si sta imponendo nel panorama nazionale e internazionale per le sue creazioni site-specific, realizzate ricorrendo all’utilizzo di un solo materiale, la rete metallica, che prede forma e significato dal genius loci e dal paesaggio, naturale o urbano, aperto e spesso pubblico.

Materializzando una suggestiva barca dalle trasparenti e leggere vele metalliche sulle acque del Golfo di Policastro, “Locus” è un’installazione temporanea che, davanti alla spiaggia di Santa Maria, nasce per accogliere una composizione musicale inedita del cantautore Iosonouncane all’interno di un festival che durante i suoi tre giorni ha fatto dialogare fra loro altrettante forme d’arte.

Inserito dalla rivista britannica “Forbes” nella speciale classifica dei 30 tra artisti, designer, chef e fotografi under 30 europei più influenti del 2017 per “la sua abilità di rendere la rete metallica allo stesso tempo morbida e rigida, suggestiva e realistiche”, Tresoldi nasce a Cambiago nel 1987 e si forma prima a Milano e poi a Roma, maturando esperienza in ambiti differenziati, tra cui la scenografia e il cinema, che hanno giocato un ruolo importante nella definizione dei caratteri di un’espressività artistica che, attraverso la rete metallica, crea disegni all’interno di paesaggi attraverso cui si realizza una parte importante del collegamento tra spettatore e opera.

“Locus” è rappresentativa di un percorso costruito sull’evoluzione di installazioni leggere e trasparenti, spesso dalla forte connotazione architettonica, ragionamenti sui luoghi e indagini del rapporto tra gesto umano e spazio. Numerose nonostante la sua giovane età, le sue opere sono spesso temporanee e prediligono l’esterno alle sale museali e prendono forma in piazze e luoghi aperti, come “Pueblo”, parte del progetto Inchiostro DepARTure che ha rivitalizzato l’esterno della stazione di Siena insieme ad altre cinque, e “Pensieri”, prima opera che nel 2014 ha portato l’artista lombardo a Sapri.

L’installazione finora più importante, la più architettonica e mediatica, è permanente, è stata realizzata in Italia e ha portato interviste e pubblicazioni che hanno (giustamente) travalicato i confini delle cronache di settore. Si trova nel Parco archeologico di Siponto, sulla costa adriaca pugliese poco fuori Manfredonia, e ha assemblato un suggestivo spaccato assonometrico al vero, trasparente ed etereo, della scomparsa basilica paleocristiana a tre navate con abside centrale risalente al IV secolo d.C., impostandola su ciò che di lei rimane, ossia i tracciati murari e qualche pavimentazione a mosaico.

L’installazione-architettura è stata inaugurata a marzo 2016 dopo soli tre mesi di cantiere ed è stata commissionata da una coraggiosa committenza pubblica, il Segretariato regionale del MiBACT per la Puglia e la Soprintendenza archeologia della Puglia, finanziata dai fondi strutturali P.O.In. 2007-2013 che hanno messo a disposizione 3,5 milioni di euro di cui 900.000 impegnati nella realizzazione dell’opera. Sorge accanto a uno degli edifici più importanti del romanico pugliese, la chiesa di Santa Maria Maggiore edificata tra l’XI e il XII secolo, realizzando un inedito passaggio temporale tra il passato e il nuovo presente.

La struttura, oltre che suggestiva, è imponente: dando volume a scala reale a resti privi della terza dimensione, si eleva ai 14 m di altezza e di marcatamente architettonico non ha solo il soggetto. È il frutto di un processo creativo e costruttivo che, a dispetto di quanto un occhio “tecnico” potrebbe osservare, non ha fatto ricorso alla modellazione 3d ma è rimasto a un livello piuttosto artigianale.

Le sue dimensioni hanno reso necessarie modifiche nella tecnica normalmente utilizzata da Tresoldi nell’assemblaggio e “legatura” delle reti, che ha perso le mani dell’artista e richiesto la presenza di un gruppo di realizzatori (tutti under 30), mentre a livello strutturale si compone di elementi dalle funzioni sovvertite, in cui ad esempio i muri e le colonne perdono parte della loro portanza e le capriate del tetto diventano tiranti.

L’intervento è permanente e realizzato su rovine che, grazie all’innalzamento degli strati di sacrificio murari, reggono il peso distribuito di 7 tonnellate di metallo. È anche completamente reversibile, come impongono le regole del restauro architettonico ma anche un’arte pienamente contestualizzata nel tempo oltre che nello spazio, e ha dimostrato, anche con i numeri dei visitatori, quanto un progetto innovativo, e totalmente italiano perché tutt’uno con un patrimonio unico al mondo, sia un reale investimento.

 

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