Edoardo Zanchini: sull'energia il Governo ha sbagliato strada | Architetto.info

Edoardo Zanchini: sull’energia il Governo ha sbagliato strada

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Come giudica l’attuale strategia energetica nazionale? Lei il mese scorso ha chiesto lumi al governo Renzi sui contenuti del Decreto Legge 91/2014: ce ne può parlare?

Purtroppo il nostro paese continua a non avere una strategia per l’energia e il clima. Durante il governo Monti fu presentata una proposta, poi messa nel cassetto dai successivi governi. L’Italia avrebbe un gran bisogno di definire uno scenario capace di accompagnare lo straordinario sviluppo delle rinnovabili avvenuto in questi anni – siamo arrivati a oltre un terzo dei consumi elettrici da energie pulite – con politiche di innovazione e efficienza capaci di creare opportunità per i settori produttivi, in grande difficoltà, come l’edilizia e le imprese, i trasporti. Purtroppo il Decreto competitività sceglie un’altra strada, tagliando in modo retroattivo gli incentivi sul fotovoltaico e introducendo una tassa per l’autoproduzione anche da fonti rinnovabili. E in parallelo il presidente del Consiglio ha annunciato che la priorità è far ripartire le trivellazioni di petrolio e gas in Italia. Secondo noi sbagliando completamente strada.

E al livello delle amministrazioni locali come stanno le cose? Qual è la mappa che emerge dal consueto rapporto annuale di Legambiente sui Comuni rinnovabili, che avete presentato al SolarExpo di maggio?

Guardando ai cambiamenti energetici avvenuti in questi anni dal territorio si comprendono i vantaggi delle fonti rinnovabili, che oggi sono presenti in tutti gli 8.054 comuni italiani (erano 7.937 nel 2013 e solo 356 nel 2006). Anche nel 2013, infatti, è aumentata la diffusione per tutte le fonti – dal solare fotovoltaico a quello termico, dall’idroelettrico alla geotermia, agli impianti a biomasse e biogas integrati con reti di teleriscaldamento e pompe di calore – e sono ormai più di 700mila e crescono i Comuni e le esperienze di autonomia energetica attraverso le fonti pulite. Questi risultati dimostrano come gli impianti siano affidabili e competitivi. Ora però non dobbiamo fermarci, perché la crisi economica e i problemi energetici italiani – costi crescenti in bolletta, dipendenza dall’estero e quindi insicurezza, emissioni inquinanti e di gas serra – possono trovare risposta proprio attraverso un modello di generazione distribuito, efficiente e da fonti rinnovabili. L’Italia ha tutto l’interesse a percorrere questa direzione, che permette a famiglie e imprese di risparmiare autoproducendo l’energia termica ed elettrica di cui hanno bisogno e gestendola in maniera più efficiente.

In materia di riqualificazione energetica del nostro parco edilizio, come vede le politiche incentivanti e quanto pensa sia reale il raggiungimento dell’obiettivo emissioni zero al 2020? Come si può quantificare un’entità accettabile quando si parla di emissioni “quasi zero”?

L’edilizia assumerà un ruolo centrale nei prossimi anni come campo d’innovazione energetica. Questa prospettiva è chiarissima per i nuovi edifici, pubblici e privati, che dovranno risultare “near zero” come chiarisce la Direttiva. Sulla definizione di questo target, e come considerarlo nella progettazione, è in corso un confronto anche a livello europeo. Noi pensiamo che si debba stabilire un obiettivo minimo per il rendimento energetico degli edifici con la Classe A e degli obblighi d’integrazione del contributo delle fonti rinnovabili. Con un approccio prestazionale sarà possibile raggiungere quei risultati attraverso interventi diversi, che stanno anche alla fantasia del progettista e diversi a seconda del clima locale. Purtroppo più indietro si è invece rispetto al miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici esistenti; anche qui siamo convinti che si debba prevedere un approccio prestazionale con obblighi e incentivi legati al salto di classe energetica che si realizza con le ristrutturazioni edilizie.

Legambiente ha firmato di recente un protocollo d’intesa con l’Istituto nazionale di Bioarchitettura per promuovere la riqualificazione sostenibile dell’edilizia scolastica. In che cosa consiste esattamente? Non è un duplicato dell’azione promossa dal governo Renzi sul tema?

Il protocollo firmato con l’Inbar vuole contribuire a far crescere la cultura e a diffondere pratiche virtuose di riqualificazione del patrimonio edilizio. La differenza con il piano del Governo è che noi applicheremo a una scuola nella periferia di Roma obiettivi energetici molto ambiziosi ma anche ambientali. Abbiamo bisogno di ripensare completamente l’approccio alla riqualificazione del patrimonio edilizio, a partire da quello scolastico, con obiettivi e approcci aggiornati. Renzi ha fatto benissimo a ripartire dalla scuola, ma larga parte dei progetti che stanno per partire sono vecchi di 20 anni.

Chi è Edoardo Zanchini

Classe 1971, è vicepresidente nazionale di Legambiente, responsabile dell’ufficio energia, trasporti e urbanistica. Architetto, Dottore di ricerca in pianificazione urbanistica, ha insegnato nelle Università di Roma e Pescara (ricercatore dal 2008 al 2012). È membro del Consiglio direttivo del Cresme e di AzzeroCO2, del comitato scientifico di Eurosolar Italia, della Fondazione Astengo, del Festival dell’Energia, della Biennale dello spazio pubblico. Tra le sue recenti pubblicazioni, La sinistra e la città (con R. Della Seta, Donzelli 2013), L’Italia oltre la crisi (con D. Bianchi, Edizioni Ambiente, 2013), Ambiente Italia 2011. Il consumo di suolo in Italia (con D. Bianchi, Edizioni Ambiente, 2011), Sterminati giganti? La modernità dell’eolico nel paesaggio italiano (Alinea, 2010).

La copertina del libro Tutti in classe A 

Un’indagine termografica su un edificio residenziale di Tor Bella Monaca (Roma) contenuta nel rapporto 2014 di Legambiente

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