Ege, Bim, Zeb: le nuove parole dell'efficienza energetica per Giuliano Dall'O | Architetto.info

Ege, Bim, Zeb: le nuove parole dell’efficienza energetica per Giuliano Dall’O

Parliamo delle nuove competenze per i professionisti tecnici che operano nel settore dell'energia con il direttore Sacert e professore del Politecnico di Milano

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Giuliano Dall’O, direttore generale Sacert, al Forum di MADE expo 2015 (foto: Luca Galuzzi)

L’efficienza energetica e le opportunità di questo mercato per i professionisti tecniciha occupato un ruolo centrale all’interno del fitto programma di MADE expo 2015, il salone dell’architettura e dell’edilizia svoltosi a Milano dal 18 al 21 marzo scorso.

Tra le attività sul tema, particolarmente partecipato è stato il Forum Sacert Energia: organizzato in collaborazione con Wolters Kluwer e Logical Soft, ha visto alternarsi esperti e docenti del Politecnico di Milano in una serie di incontri gratuiti a tutto tondo su edilizia ed energia, dal libretto d’impianto al nuovo Ape (LEGGI DI PIU), dalla diagnosi energetica alla contabilizzazione del calore, fino agli edific a energia quasi zero (Nzeb) e alla figura dell’Ege, l’esperto in gestione dell’energia.

Per fare il punto sul rapporto tra energia, edilizia e professioni tecniche abbiamo parlato con Giuliano Dall’O, Professore associato del dipartimento Best e direttore Sacert.

Che cosa lega Sacert alla figura dell’esperto in gestione dell’energia?

L’attenzione crescente al tema dell’energia in edilizia sta dando sviluppo a nuove possibilità professionali, tra le quali emerge in particolare la figura dell’esperto di gestione energia (Ege, o Energy Manager). In quando primo Ente accreditato da Accredia per la Certificazione volontaria delle competenze dei tecnici certificatori energetici, Sacert si sta già attrezzando per diventare Ente per la certificazione delle competenze per gli Ege. In questo modo i certificatori energetici che sono già iscritti a Sacert attraverso dei corsi di formazione attraverso gli esami potranno svolgere questo compito.


Oltre all’Ege, quali sono le altre figure professionali che ruotano attorno al mondo Sacert?

Sono molte le figure professionali specifiche che gravitano attorno a Sacert. Ad esempio i tecnici acustici edili, figure professionali che operano nel cantiere, e che assicurano che seguendo bene l’installazione e la realizzazione le qualità acustiche degli edifici vengano mantenute.

Un’altra figura è quella del Editor termografico, un tecnico competente che sa come usare la macchina termografica bene ma nello stesso tempo è in grado di dare delle soluzioni per migliorare le patologie dell’edificio che si evidenziano dall’esame.


Come ‘mettere’ insieme tutte queste figure sempre più specifiche e tutte necessarie?

Proprio nella convention del MADE expo, Sacert ha lanciato un’iniziativa che ritengo sia molto importante: quella di creare un network di competenze tra i tecnici certificati Sacert ed i vari titoli.

Questo network di competenze consentirà anche a chi non è strutturato di utilizzare esperienze competenze di altri colleghi e quindi di proporsi in un contesto che non è più locale ma che è nazionale.

Un’immagine dal Forum Sacert Energia a MADE expo 2015


Al di là del tema delle competenze, Sacert svolge anche una densa attività con la Pa. Quali sono le vostre direzioni principali per l’immediato futuro?

In questo periodo Sacert – nasce come associazione no profit con prevalenza di componente pubblica – sta cercando di coinvolgere i Comuni definendo un protocollo di certificazione per la ‘Smartness’.

E’ vero che di protocolli ce ne sono già tanti, però si tratti di protocolli di comuni di grandi dimensioni. L’idea è entrare a pieno titolo nel tema delle Smart city sviluppando un protocollo che però si adatti ai comuni piccole e medie dimensioni.

Un altro elemento importante, sempre presentato nella convention, è il protocollo di certificazione Sacert ZEB, creato da Sacert per gli edifici energia zero protocollo creato da Sacert in collaborazione con Assimpredil – Ance.

La novità sta nel fatto che questo protocollo viene rilanciato – infatti noi lo chiamiamo Sacert ZEB 2.0 – e utilizzerà come strumento di valutazione il Bim, in modo che l’edificio non solo venga seguito durante la realizzazione ma anche durante la fase necessaria di manutenzione e di mantenimento delle prestazioni.

Tutte queste iniziative inducono a pensare al professionista tecnico come una figura che sempre più deve aprirsi a nuove capacità e competenze. Per essere ‘su questo mercato’, quanto è importante il ruolo della formazione?

II tecnico che opera non solo come certificatore ma come progettista a qualsiasi titolo nella grande tematica dell’efficienza energetica in edilizia deve ovviamente mantenersi aggiornato. Per venire incontro alla crescente necessità di formazione Il Sacert sta cercando di organizzare corsi di formazione molto specifici e limitati a una giornata. L’idea è una formazione che “vada subito al sodo” perchè la legislazione diventa sempre più complessa ed è necessario far capire al tecnico quali sono le cose realmente importanti da sapere.

Chi opera nel settore della progettazione e della consulenza tecnica dovrà sempre di più aggiornarsi, però al contempo non potrà sapere tutto di tutto. Per noi la direzione della formazione è duplice: da una parte una formazione mirata e molto precisa, non generalista, dall’altro una che parta dalle esperienze pratiche fatte nell’ambito di diagnosi energetica, con esempi concreti e casi risolti.


Il Bim è un esempio di come queste competenze debbano essere concepite in modo sempre più permeabile?

Certamente.Un grosso elemento di criticità negli edifici ad alte prestazioni – fino ad arrivare agli edifici energia zero – è che i risultati legati al funzionamento reale dell’edificio ci danno prestazioni che sono molto lontane rispetto a quelle reali. Per quale motivo? Perché non viene affrontata in modo coerente la problematica della gestione: non ‘basta un termostato’ per avere un edificio efficiente, ma i componenti che caratterizzano l’edificio dal punto vista energetico devono essere monitorati nel tempo. Il Bim ci da questa possibilità: un generatore di calore nel Bim non è semplicemente uno oggetto ma è possiede delle informazioni multistrato, tecniche, economiche, qualitative e quantitative. Grazie al Bim noi per la prima volta affrontiamo tutti gli aspetti legati all’energia e riusciamo a governare il comportamento dell’edificio dopo la realizzazione. La sfida è proprio andare nella direzione di un modello di gestione degli edifici che attraversi tutti gli aspetti, dalla concezione, alla progettazione, alla realizzazione e che non si fermi al collaudo, ma mantenga le prestazioni per gli anni successivi.

E’ un grande strumento che però deve essere usato con una forte dose di concretezza: per questo noi stiamo cercando di andare in questa direzione, come dimostra il fatto che il Bim sarà inserito nelle protocollo ZEB 2.0 che stiamo presentando.


Perché invitare i professionisti ancora ‘reticenti’ a compiere il grande passo verso il Bim?

Partiamo dalla concezione che il Bim sarà presto una necessità, e del resto alcuni Paesi lo utilizzano già per gli edifici pubblici, altri come prassi corrente. Io non sottovaluto le ansie, se possiamo chiamarle cosi dei professionisti: comprendo che è un universo tutt’altro che facile, però è un salto di qualità che va fatto, perché permetterà al progettista e al professionista tempi maggiori per un lavoro di qualità superiore. Il vantaggio del Bim che nella fase iniziale c’è un investimento maggiore di tempo che però si recupera dopo; è certo che se io rispondo ad un bando ed ho un mese per progettare, il Bim poi lo dimentico.

La recente direttiva europea sugli appalti, che include il Bim tra gli strumenti tecnologici per l’innovazione del parco edilizio, fa pensare che forse sia arrivato il momento anche per le istituzioni di compiere questo passo.

La parte istituzionale ha molto da fare, non si tratta di scegliere se andare verso il Bim oppure no, è una scelta obbligata partiamo da questo concetto. Detto questo i professionisti devono fare la loro parte, gli ordini professionali che li rappresentano – e che hanno anche una funziona politica di indirizzo – devono far valere le loro ragioni e le istituzioni si devono naturalmente adeguare. Su tutto questo processo tuttavia io sono molto ottimista, è un passaggio culturale più che tecnologico e gli strumenti ci sono.

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