Expo 2015, l'architetto Langhi: facciamone un parco del divertimento guidato da Briatore | Architetto.info

Expo 2015, l’architetto Langhi: facciamone un parco del divertimento guidato da Briatore

Sul sito espositivo discoteche, club, casinò, ristoranti. Così l'architetto Andrea Langhi, specialista nel progetto di bar e locali, vede la riqualificazione dell'area Expo. Per evitare che cada nel dimenticatoio. E a capo di tutto lancia l'idea Flavio Briatore

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Il sito di Expo 2015 Milano trasformato in un “distretto del divertimento” diretto da Flavio Briatore: la proposta, che non mancherà di suscitare reazioni contrastanti, arriva da un rinomato professionista del settore, ovvero l’architetto milanese Andrea Langhi. Attivo da oltre 25 anni, l’architetto Langhi ha accumulato molta esperienza nel settore del Bar & Restaurant Design, realizzando progetti dalla Brianza al Marocco, da Reggio Emilia al Lago Maggiore, senza dimenticare un numero svariato di locali a Milano.

L’idea di Langhi, chiaramente maturata da questa esperienza, è semplice: per evitare che l’area Expo cada nel dimenticatoio e di conseguenza non perdere il valore acquisito per la città di Milano, occorre trasformare il sito in un distretto unico del divertimento, che raccolga discoteche, club, casinò, ristoranti, ma anche musei, mostre e attività ricreative.

La prima considerazione che muove Langhi nasce da una valutazione di natura economica. “Il primo aspetto da considerare è la sostenibilità e autosufficienza economica delle attività che vi si insedieranno”, afferma. “Ovvero, se non si inseriscono attività che siano in grado di autosostenersi finanziariamente sostenere i costi di gestione e manutenzione dell’area, si rischia il fallimento.
Banalmente: ad un certo punto occorrerà tagliare l’erba dei prati, irrigare i campi, riverniciare le strutture, sostituire le lampadine. Milano, o Regione Lombardia, o lo Stato italiano non hanno i fondi per fare tutto ciò. Per questo servono dei privati che vogliano investire.”

Insieme alla questione economica, Langhi individua la proposta di un distretto del divertimento in linea con la vocazione naturale dell’area Expo, la sua dimensione “ludica”.

“Expo è stato un grande parco tematico, destinato ad accogliere milioni di persone — quindi dotato delle infrastrutture necessarie — con uno scopo educativo, votato al divertimento e al tempo libero”, afferma Langhi, e in un certo senso osserva i fatti dalla prospettiva di chi – molti, a dire il vero – sostiene che la riflessione sui temi legati a Expo sia stata indissolubilmente legata anche alla componente “attrattiva” del sito, le file per i padiglioni, le varie attività esperienziali che si potevano testare, gli eventi, la proposta food. Proprio quell’aspetto che i più critici hanno criticato, è di fatto per Langhi un punto su cui fare leva.

Da qui la proposta di Langhi, articolata persino in una serie di render. “Teatri, arene all’aperto, esposizioni temporanee e permanenti, mostre, pop-up restaurant, Bocelli che canta una stagione intera come a Las Vegas, concerti di artisti internazionali, cose mai viste in Italia! Per di più lontano dai centri abitati, per evitare di creare confusione o litigi tra condomini”, afferma l’architetto, che propone anche un nome: Entertainment District, E.district-Milano, immaginato come il brand di “un polo del divertimento dove concentrare un livello di offerta impossibile da avere in Italia, unico in Europa se non nel mondo”.

A capo del progetto, Langhi propone Flavio Briatore, definito “uno dei pochi se non l’unico imprenditore italiano che è stato in grado di internazionalizzare l’intrattenimento in Italia. A lui affiderei la direzione artistica e manageriale dell’E.District”.

Di seguito, alcuni render che accompagnano la sua proposta. Che siamo certi farà discutere.

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