Franco Laner e lo stato dell'arte del legno in Italia | Architetto.info

Franco Laner e lo stato dell’arte del legno in Italia

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Massimo esperto di legno in edilizia e pioniere dell’impiego del legno lamellare in Italia, Franco Laner illustra alla redazione il suo punto di vista sul presente e sul futuro del settore nella Penisola, dalle criticità (tante) agli aspetti su cui puntare per “smuovere le acque”

Professor Laner, come valuta l’attuale situazione in Italia in tema di impiego del legno nella costruzione di edifici?

Lo stato dell’arte dell’impiego del legno nel nostro Paese è tutt’ora legato più alla moda che alla cultura tecnica e progettuale che il legno e i suoi derivati, come il lamellare o l’Xlam (pannelli di tavole incrociate), presumerebbero. Le ragioni di un tale negativo giudizio – ovviamente ci sono anche nicchie di eccellenza – sono facilmente individuabili.

Intanto i progettisti non conoscono le caratteristiche e le prestazioni del legno. Ci si accontenta di slogan superati ed ovvi, come il legno è materiale sostenibile, ecologico, caldo, coccolo, vivo – eppure l’albero che l’ha dato è morto! -, ma non se ne sfruttano le caratteristiche, come la duttilità, ovvero la capacita di dissipare energia, il vincente rapporto massa/caratteristiche meccaniche, l’inattaccabilità chimica, le proprietà termiche e acustiche, la resistenza al fuoco o, viceversa, se ne ignorano le difficoltà, come il pericolo di marcescenze, di reazione al fuoco e non si progetta la durabilità. Non si conoscono le infinite tipologie di prodotto che l’industria offre.

Insomma, si usa il legno come un pianista potrebbe suonare uno Steinway con due dita!

Il panorama è a tinte fosche anche sul fronte dell’insegnamento e della ricerca sul legno?

Proprio nella mancanza di ricerca è individuabile un’altra ragione dell’insuccesso progettuale. Si preferiscono soluzioni affermate, semplici e ripetitive. Non si riesce a strappare che qualche segreto alla grande tradizione costruttiva con questo materiale. L’innovativa tecnologia del controllo numerico (Cnc) è intesa in modo riduttivo per velocizzare il cantiere con elementi pretagliati, anziché intenderne la grande potenzialità per il progetto, specie di dettaglio. L’abete rosso è l’unica specie impiegata. Si può affermare che c’è la monocultura dell’abete rosso, mentre altre specie – larice, abete bianco, castagno, quercia, carpino, ontano, fino all’umile pioppo – sono neglette, ignorando così mirabili tessiture, venature, colori e profumi. Si assiste soltanto ad una crescita di venditori e commercianti o imprenditori improvvisati, che poco o nulla sanno di legno, trattato come un qualsiasi materiale da costruzione, svilito dei suoi valori culturali, semantici, espressivi ed economici. Competitivi sui prezzi, difficilmente sulla qualità.

Manca la presenza di associazioni di categoria motivate, è assente l’insegnamento -su un migliaio di scuole tecniche superiori ed universitarie, il legno è insegnato forse in dieci scuole- e per la ricerca non viene stanziato un euro. Dallo scorso luglio 2009 anche in Italia è finalmente legittimato l’uso strutturale del legno. Le nuove Norme tecniche per le costruzioni contemplano le costruzioni di legno massiccio e suoi derivati. È una norma impostata a criteri prestazionali che apre alla ricerca e all’innovazione. Potrebbe essere davvero lo strumento in grado di smuovere le acque chete del comparto e che induce ad osare, sporgersi sul già detto dagli altri materiali. Gli archetipi del progetto col legno non possono essere le tipologie, forme e concezioni ottenibili con altri materiali costruttivi. È ora di pretendere consequenzialità e invenzione. Abbandonare la moda ed avviare -non semplicemente evocare- la necessaria cultura che il legno sottende.

Quali sono i metodi costruttivi per la realizzazione di edifici in legno maggiormente diffusi in Italia? Tra i sistemi costruttivi, vuole segnalarne qualcuno che ritiene particolarmente innovativo?

Se parliamo di grandi strutture poche sono le alternative al lamellare, per le sue caratteristiche tecnologico-meccaniche, per la sua affidabilità, in quanto affetto da scarsa dispersione attorno ai valori certificati. Invece per l’edilizia civile, specie residenziale, si sta imponendo l’Xlam, per i suoi alti requisiti di prefabbricazione, facilità di trasporto e montaggio. Una volta eseguita la “scatola” si possono eseguire le finiture agevolate anche dal fatto della facile interfacciabilità di altri materiali col legno. Il successo dell’Xlam è alimentato anche dalla notevole promozione dei produttori di pannelli, specie austriaci, per l’alto consumo del legno.

Lo spazio invece dei sistemi a telaio si sta  riducendo, anche per la necessaria maggior perizia dei carpentieri, mentre il sistema blokbau, tipico degli chalets e rifugi alpini, che ricorre al tronco o mezzo tronco, si deve ormai accontentare di immagini oleografiche dei pionieri americani o dei pastori alpini. L’innovazione dell’impiego del legno forse sarebbe possibile se la domanda o la proposta venisse dai progettisti. Ma in questi ultimi anni le novità del legno vengono proposte dall’industria, che al massimo chiedono ai progettisti nuove, innovative, applicazioni. Nel frattempo si assiste alla realizzazione di case di legno, edifici pluripiano di legno, del tutto uguali alle case di muratura o cemento armato.

Lei ha studiato a lungo i modi d’impiego del legno nell’edilizia storica. Ci può parlare di questa sua attività?

Mi sono occupato della storia costruttiva col legno perché sono convinto che se si riesce a togliere un po’ di polvere dalla coltre dei secoli appare la novità: settant’anni di oblio, secondo Borges, equivalgono alla novità. Il legno è stato un materiale molto impiegato, con sapienza ed intelligenza. A quelle applicazioni noi possiamo aggiungere il contributo delle nuove tecnologie di lavorazione, come il Cnc, in pratica un “geppetto robotizzato”, capace di ogni lavorazione del legno e soprattutto veloci e precise. L’altro interesse per l’impiego nel passato è la conoscenza necessaria qualora si progetti il restauro, poiché non si può intervenire sul nostro patrimonio costruito e storico senza conoscere tecniche, magisteri e materiali del passato.

Su cosa vertono i suoi campi di ricerca e sperimentazione più recenti? Qual è, a suo avviso, il futuro del legno in ambito architettonico?

Nella mia attività di docente ho avuto la fortuna di svolgere attività di sperimentazione nel Laboratorio Prove sui materiali dell’Università. Ora non ci sono soldi e ancora meno volontà di cercare e provare nuove soluzioni e la ricerca è un ricordo. Pure dedico molte energie al settore della durabilità del legno. Il più importante problema del legno è legato alla sua natura organica, che lo porta fatalmente a tornare alla terra che l’ha generato. Ma noi dobbiamo fare in modo che le opere di legno non marciscano o degradino. E questo è l’argomento che più mi coinvolge, anche perché l’avvenire del legno è strettamente legato alla soluzione di queste problematiche. 

Lei svolge un’una intensa attività di promozione dell’uso del legno e del legno lamellare in edilizia attraverso convegni e seminari. Cosa si potrebbe fare per contribuire alla diffusione del legno come materiale da costruzione?

Come ho accennato prima, il legno non è insegnato nelle facoltà tecniche e progettuali. Così si assiste ad una azione di supplenza da parte dell’industria e anche gli Ordini professionali e Collegi promuovono seminari e giornate di studio. Fino all’anno scorso tenevo un corso gratuito di “Tecnologia delle costruzioni di legno” all’Università di Venezia. Ora i corsi complementari devono essere retribuiti e così è stato chiuso, nonostante l’altissima domanda degli studenti.

Il risultato della mancanza di insegnamento ha l’ovvio risultato dell’ignoranza, come già spiegato, e le ditte che vendono legno, se vogliono venderlo, devono avere costosi uffici tecnici, che fanno progetti, esecutivi, preventivi…Organizzano anche i cantieri, seguono i lavori.

Nell’attesa, ancora lunga, dei progettisti!

Franco Laner è architetto, professore ordinario di Tecnologia dell’architettura all’Università IUAV di Venezia, dove ha tenuto, accanto ai corsi istituzionali, anche un corso di Tecnologia delle costruzioni di legno. È autore di numerose pubblicazioni  e libri, alcuni specificatamente sul legno. Un suo libro “Il legno lamellare, il progetto”, edito nel 1990, è stato reiteratamente stampato in 15.000 copie. Recentemente ha curato, per Utet Scienze Tecniche, il volume “Il legno. Materiale e tecnologia per progettare e costruire”. Ha progettato diverse strutture di legno, come quelle della ricostruzione del teatro La Fenice. Il suo maggior impegno è la docenza, dove trasferisce esperienze, sperimentazione, ricerca e soprattutto fiducia ed entusiasmo per questo straordinario materiale.

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