Giovani architetti con "la valigia pronta": un incontro con Luigi Prestinenza Puglisi | Architetto.info

Giovani architetti con “la valigia pronta”: un incontro con Luigi Prestinenza Puglisi

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Ancora poche ore e sarà reso noto il vincitore della seconda edizione del Premio Fondazione Renzo Piano, il concorso nato dalla collaborazione tra la Fondazione promossa dal celebre architetto e l’Associazione Italiana di Architettura e Critica_ presS/Tletter con l’obiettivo di promuovere i talenti under 40 dell’architettura contemporanea italiana.

I tre finalisti verranno scelti tra la rosa dei 12 progetti che hanno passato la fase di pre-selezione, tutti visibili a questo link. Nei giorni scorsi Architetto.info ha inoltre parlato in esclusiva con Renzo Piano per scoprire quali sono state ragioni e finalità che hanno portato alla creazione del concorso, e fare un punto sul valore della promozione dei talenti nel settore dell’architettura attuale.

Oggi pubblichiamo l’intervista a Luigi Prestinenza Puglisi, rinomato saggista e critico, curatore di numerosi volumi dedicati all’architettura italiana ed internazionale, e fondatore del web magazine presS/Tletter, tra le voci ‘online’ di riferimento nel settore della progettazione e che è partner del concorso della Fondazione Renzo Piano.

Si parla molto di spazi per i giovani, anche se spesso si corre il rischio di fermarsi a semplici slogan. Quali sono secondo lei le possibili concrete strade che può / deve cercare di percorrere oggi un giovane architetto?

Un giovane deve fare esperienza all’estero pensando che, sia nel caso che decida di restare fuori sia nel caso che possa ritornare, dovrà lavorare per mercati sempre più lontani e comunque in un’ottica internazionale. Le nostre facoltà di architettura, con poche eccezioni (dico poche perché sono un incrollabile ottimista), non sono attrezzate a formare una figura professionale in grado di affrontare questa sfida. In Italia occorre poi che tutte le opere pubbliche siano affidate attraverso concorsi, un po’ sul modello francese. Solo in questo modo c’è qualche possibilità che una generazione di giovani talenti possa emergere. Infine occorre che vengano incentivati concorsi privati attraverso premi (ad es. di cubatura o detrazioni fiscali) destinati a chi li fa seriamente, e non solo come copertura per ottenere tali premi.

L’architettura italiana è sempre più un fenomeno non racchiuso nei confini nazionali: molti studi operano all’estero, o in partnership con colleghi stranieri o addirittura trasferendosi all’estero. Insieme all’Associazione Italiana di Architettura e Critica nel 2012, in occasione del convegno di Selinunte, e nel 2013, con la mostra “Partire Tornare Restare”, avete realizzato una vera e propria “mappa”. Quali sono le principali evidenze di questo fenomeno?

Sì, il fenomeno oramai investe migliaia di architetti, anche se la crisi europea e mondiale funge in questo momento da freno inibitore a chi avrebbe la valigia pronta. Dove si va maggiormente? Dove non ci sono troppi problemi di lingua, dove ci sono collegamenti diretti tra la propria città di origine e i voli low cost, dove ti ha portato il cuore magari a seguito di un’esperienza Erasmus, dove ci sono concrete occasioni di lavoro. E’ da notare però che negli ultimi anni sono sempre di più coloro che decidono di andare molto lontano: in Giappone, in Cina o nei paesi dell’America Latina. Ancora un mistero il continente Africa dove ci saranno nel futuro più occasioni di lavoro ( ci sono poche facoltà di architettura e quindi un numero minore di concorrenti locali).

Il Premio Fondazione Renzo Piano ha un doppio livello di valutazione. La prima selezione è infatti svolta da una giuria composta da giovani critici e da giovani architetti. Qual è la composizione e il ruolo di questa giuria?

I giurati quest’anno provengono metà dall’Aiac e metà dallo studio Piano. Selezionano, votando via internet, i 12 finalisti in modo da far perdere il minore tempo possibile a Piano in fase di giudizio finale.

Sebbene non sia ancora possibile ‘svelare’ i vincitori dell’edizione, può darci qualche anticipazione su quali sono stati i criteri prevalenti per la scelta dei premiati?

Il talento del progettista e il valore dell’opera. Mi dica se è poco nell’Italia di oggi.

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