Gli Archiprix 2013 e i vincitori della sezione Urbanistica e Paesaggio | Architetto.info

Gli Archiprix 2013 e i vincitori della sezione Urbanistica e Paesaggio

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Può descrivere genesi e caratteristiche della tesi di laurea “Au fil du fleuve. L’argine del fiume Senegal da limite urbano ad arteria produttiva della città di Saint Louis” premiata nella sezione Urbanistica e Paesaggio degli Archiprix 2013?

Il nostro percorso di tesi è iniziato con un primo viaggio a Saint Louis, dove abbiamo partecipato al workshop “Eau comme Patrimoine” organizzato dal Citer – Laboratorio di progettazione urbana e territoriale, in collaborazione con la facoltà di Geografia urbana dell’Università di Saint Louis. Tornati in Italia abbiamo deciso di approfondire il tema e, seppure tra noi avessimo interessi ed aspettative iniziali molto diverse, abbiamo formato una squadra di tre poiché la complessità ed interdisciplinarietà del tema che volevamo affrontare richiedeva una vasta gamma di capacità.

La nostra tesi propone una riqualificazione dell’argine del fiume Senegal che attraversa la città di Saint Louis creando un limite urbano degradato; l’obiettivo è quello di trasformarlo in una infrastruttura a servizio delle attività produttive della città. La tesi si confronta dunque con gli aspetti peculiari dell’identità urbana di Saint Louis, storica capitale senegalese e città patrimonio dell’Unesco, che ha iniziato il suo lento declino con la perdita delle sedi delle amministrazioni. La rigidità della maglia urbana di stampo francese e l’appropriazione informale non regolamentata sono state i motori dell’evoluzione urbana e i fattori principali che hanno diretto gli investimenti economici in ambito urbano piuttosto che rurale-naturale.

L’abitazione, lo sprawl e le baraccopoli si sono scontrati con gli equilibri naturali, con i paesaggi fluviali e le reali necessità di un’economia sostenibile creando realtà degradate al limite della vivibilità. Ci siamo resi conto che in queste dinamiche Saint Louis si era dimenticata della sua caratteristica principale, ovvero il suo essere una città d’acqua il cui territorio viene costantemente ridisegnato dal fiume Senegal e dall’Oceano Atlantico. L’acqua rappresenta l’elemento che ha condizionato lo sviluppo degli insediamenti e delle attività produttive, plasmando l’identità di una comunità intimamente legata a questo territorio diviso tra terra e acqua. La presenza di attività agricole e di pesca in città, elementi portanti dell’economia locale è stata minimizzata dall’imposizione dell’architettura coloniale. Si è andata a creare una separazione sociale tra l’isola storica e quella dei pescatori per cui le rive sono state portate dalla condizione di argine a quella di margine. I limiti e i perimetri sono stati stravolti dalle forze naturali che hanno determinato una riconfigurazione dei flussi ittici per via dell’apertura della breccia e la ridefinizione del ruolo della laguna come area strategica per l’attività di pesca locale.

Il nostro intervento si pone l’obiettivo di salvaguardare e potenziare le attività presenti proponendo la riconnessione dell’isola coloniale e quella dei pescatori e la riconfigurazione degli argini attraverso una sequenza di spazi produttivi.Il petit bras del fiume Senegal viene individuato come nuova assialità e gli argini fluviali vengono integrati con i vuoti urbani e con le polarità presenti. Le due isole sfrutteranno il fiume e gli argini che ci si affacciano come una nuova infrastruttura in grado di collegare e creare una commistione tra le varie attività presenti. La strategia proposta spazia dalla macroscala territoriale alla progettazione urbana di quartiere e ai microinterventi di progettazione architettonica.

Il primo intervento è stato quello di individuare un piano di sviluppo per la città di Saint Louis che vada a ripensare le basi economiche che la sostengono. L’intento è quello di diversificare le attività produttive separando in più settori gli introiti di una famiglia. Il secondo intervento riguarda la riorganizzazione dei flussi ittici e parte da un attento studio sul campo dei flussi delle piroghe e dei processi produttivi.

Il terzo intervento si propone di instaurare un nuovo rapporto tra la trama urbana e i paesaggi produttivi che la circondano. Lo spazio pubblico viene messo al centro della quotidianità e diventa spazio di produzione. L’agricoltura, la produzione alimentare, le attività locali e la pesca vengono riconnesse con lo spazio urbano tramite la riprogettazione degli argini fluviali e una nuova organizzazione del piano d’acqua del fiume Senegal. Quest’ultimo diventa tessuto attivo della città e nuovo fulcro di comunicazione per i commerci e per il trasporto pubblico. L’argine, da limite urbano, da spazio di risulta, diventa un nuovo asse di comunicazione e viene occupato dall’agricoltura e dalla la pesca che possono essere messe in diretto collegamento con il resto della città.

Quest’anno, la ‘rigenerazione urbana sostenibile’ è il tema che ha guidato la selezione dei progetti vincitori. In quale modo il suo progetto risponde e affronta questa tematica?

Il progetto mira ad adeguare lo sviluppo e l’evoluzione dello spazio urbano alle necessarie dinamiche economiche e di produzione alimentare. Per noi sostenibilità ha significato avvalersi delle risorse autoctone del luogo,  ovvero la secolare esperienza della popolazione locale nella pesca artigianale e la forte predisposizione del territorio per un agricoltura periurbana di sussistenza. Questo approccio è derivato da una nostra riflessione su cosa implicava il fatto di progettare in una città africana. Le dinamiche di crescita, principalmente demografica e, in minor misura, economica, influenzano notevolmente quello che può essere l’esito di una progettazione, soprattutto se su scala urbana. Le grandi città, centri economici dei paesi, contengono grandi squilibri sociali, che influiscono principalmente su chi vive ai margini, sociali e urbani. Nelle nostre città, per contrastare gli effetti di questi squilibri, possiamo chiamare in causa processi partecipativi di riqualificazione di spazi pubblici con il solo fine di assolvere delle funzioni sociali. Nelle città del terzo mondo, dove la riduzione della povertà e il rafforzamento dell’economia locale sono i principali mezzi per migliorare le condizioni fisiche e sociali della comunità, occorre avere come obiettivo dichiarato quello di rendere autosufficienti le città. Solo individuando e agendo sulle risorse urbane che possono far ripartire il motore economico, si potrà innescare un processo di sviluppo sostenibile ed equilibrato nel tempo.

Il premio ha tra i suoi scopi quello di agevolare l’introduzione dei giovani neo laureati nel mondo del lavoro. Qual è la sua esperienza e quali sono le sue aspettative in questo senso?

A pochi mesi dalla laurea ho cominciato a lavorare nell’ambito della ricostruzione post-sisma in Emilia Romagna, presso uno studio di architettura a Bologna. All’interno dello studio faccio parte di un piccolo gruppo di giovani professionisti a cui è richiesto di progettare opere pubbliche di interesse collettivo a beneficio dei comuni emiliani più colpiti dal sisma del 2012. Trovo il lavoro molto stimolante e mi considero fortunata ad aver avuto questa opportunità che mi sta insegnando molto in ambito professionale. Sono consapevole che il tema e l’approccio del nostro lavoro di tesi è stato determinante per l’ottenimento di questo incarico, come lo sono stati i premi conseguiti a seguito della laurea.

Si parla molto delle scarse prospettive che l’Italia offre oggi ai giovani professionisti e di conseguente ‘fuga di cervelli’. Cosa pensa al riguardo? Tra i suoi progetti rientra anche un’esperienza all’estero?

Il prossimo obiettivo che mi pongo è l’ultimazione del progetto che sto seguendo, un’esperienza  che mi darà modo di conoscere anche alcuni aspetti pratici ed esecutivi del “fare architettura” in Italia. Sono cresciuta a Bruxelles, quindi la mia esperienza universitaria e lavorativa in Italia costituisce quasi un esperienza all’estero, anche se non sento un vero confine tra i paesi europei. Finora, viaggiare e vivere in ambienti diversi è la cosa che più ha contribuito alla mia formazione personale ed architettonica. Ho apprezzato molto l’approccio pratico ed essenziale alla progettazione che ho trovato a Copenaghen, dove non escludo di tornare. Nell’intenso lavoro di squadra che per me è la progettazione, il coinvolgimento nel progetto può talvolta essere così forte che sembra quasi di abitare il progetto, alla pari del luogo fisico dove esso si svolge. Per tutte queste ragioni, è probabile che al termine di questo lavoro mi sposterò seguendo le prospettive che mi sembreranno socialmente e professionalmente più stimolanti, piuttosto che orientarmi verso uno specifico paese.

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