I giovani architetti italiani devono essere tenaci: intervista a Studio Errante | Architetto.info

I giovani architetti italiani devono essere tenaci: intervista a Studio Errante

Abbiamo chiesto a Sarah Becchio, classe 1986 e Paolo Borghino, classe 1981, fondatori di Studio Errante, quanto è difficile oggi essere un giovane architetto. Ecco cosa ci hanno risposto

Paolo Borghino e Sarah Becchio dello Studio Errante. Foto: Michael Paul Romstoock
Paolo Borghino e Sarah Becchio dello Studio Errante. Foto: Michael Paul Romstoock
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StudioErrante Architetture è un gruppo di lavoro fondato da Sarah Becchio (1986) e Paolo Borghino (1981), entrambi laureati al Politecnico di Torino e con successive esperienze accademiche e lavorative all’estero. Ha sede a Torino e si occupa di progetti di architettura alle diverse scale con particolare interesse al lato narrativo del progetto. Tra i cinque finalisti di YAP MAXXI 2015, ha vinto il Premio Federico Maggia 2013 (guarda il progetto qui) e ha curato l’allestimento dell’edizione 2015 ed è stato segnalato al Premio Giovane talento dell’architettura italiana 2013. È stato inoltre invitato, tra l’altro, a partecipare alla 14. Biennale di Architettura di Venezia e al MoMa PS1 di New York.
Abbiamo rivolto loro alcune domande sulla professione oggi e sulle possibilità offerte ai giovani architetti.

Giovani architetti e giovane professione. Quali sono le difficoltà, e le possibilità, dell’essere un giovane architetto oggi in Italia?
Essere un giovane architetto in Italia è un problema. Le difficoltà più grandi non sono quelle legate all’esperienza ma piuttosto quelle legate alla burocrazia, al reperimento di commesse, all’impossibilità di raggiungere determinati standards in termini di orari lavorativi commisurati ai compensi. Come sappiamo la figura dell’architetto in Italia è purtroppo del tutto compromessa. Nonostante tutto però crediamo che ogni lavoro di qualità, ogni ricerca, accresca non solo il nostro sapere, ma la possibilità stessa di poterne iniziare un altro. In ogni caso abbiamo sviluppato una certa tenacia…

Da cosa e come è iniziata la vostra attività professionale?
Abbiamo iniziato a collaborare da studenti, dopo esserci conosciuti ad un workshop ad Atene: una piccola commissione è stata l’occasione per dar vita a StudioErrante, un po’ per gioco, un po’ per l’esigenza di trovare una forma che rappresentasse la nostra condizione e i nostri interessi. Durante questi ultimi anni, mentre maturavamo esperienze accademiche e professionali in giro per l’Europa, abbiamo comunque cercato di ritagliare del tempo da dedicare alla nostra ricerca. Da due anni StudioErrante Architetture ha sede a Torino ed è diventato stanziale. Per il momento.

I concorsi, in Italia pochi, sempre più di idee e sempre meno di progettazione, possono essere una reale possibilità di emergere per i giovani? A quali condizioni?
I concorsi sono sempre stati per noi un’occasione di ricerca. Una possibilità per mettere a fuoco un tema, un’esigenza, una necessità. L’Italia a dir la verità non è il migliore dei contesti in cui misurarsi. Cerchiamo di scegliere i bandi con molta oculatezza.

Quanto contano l’estero e il confronto internazionale, sia durante gli anni della formazione che durante professione? Quali rapporti con l’estero avete oggi?
Per noi hanno contato molto, sia durante la formazione, attraverso l’Erasmus e le tesi all’estero, sia negli anni immediatamente successivi, quando abbiamo svolto tirocini e collaborato con importanti studi: a Copenhagen da Dorte Mandrup Arkitekter, a Beijing da Standard Architecture, a Parigi da Ateliers Jean Nouvel, ad Amsterdam da Space&Matter e a Olot (Catalogna) da RCR Arquitectes. Tutte esperienze fondamentali ed imprescindibili. L’università si presenta con molte lacune. Questi momenti di formazione, seppur brevi, ci hanno dato la possibilità di entrare in contatto con metodi di lavoro differenti. Abbiamo imparato molto e allo stesso tempo ci siamo liberati da molti pregiudizi. Queste esperienze si sono tradotte in un modo di lavorare personale.

Making Solo

Making Solo, il progetto di Studio Errante vincitore del Premio Federico Maggia 2013

Edifici, grafica, design e molto altro ancora, oggi la professione dell’architetto è molto cambiata rispetto al passato. Qual è l’ambito, o gli ambiti, che secondo voi rappresentano il futuro dell’architetto? Quale sarà il suo ruolo nella società?
Sarebbe interessante che l’architetto in Italia fosse almeno considerato come qualsiasi altro professionista. In ogni caso per noi l’architettura è un modo per pensare la realtà. Ogni progetto è una scoperta, in cui si condensano le esperienze pregresse e che, soprattutto, apre a scenari inaspettati. Il futuro, l’architetto ce l’ha davanti agli occhi ogni giorno.

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