Il Bim, secondo Dave Rhodes di Autodesk | Architetto.info

Il Bim, secondo Dave Rhodes di Autodesk

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Per ingegneri, architetti e progettisti in generale il nome “Autodesk” è, da almeno vent’anni, associato a un aspetto di assoluta quotidianità della propria professione. I tempi in cui Autocad (anno di rilascio: 1982) veniva percepito dai più come il futuro virtuale del progetto, non senza molte reticenze, hanno lasciato il posto a un’era che vede il Bim, il Building Information Modeling, come assoluto e necessario protagonista. Il tutto grazie a una trionfale serie di innovazioni, corrisposte ad altrettanto acquisizioni, ultima delle quali è l’introduzione del sistema Infraworks 360, che ha ‘aperto’ al Bim il mondo delle infrastrutture.

In occasione della sua visita italiana, Architetto.info ha intervistato in esclusiva Dave Rhodes, Vice President Worldwide Sales del settore Engineering Natural Resources and Infrastructures di Autodesk. Un incontro alla scoperta della ‘grande rivoluzione’ apportata dal Bim al mercato mondiale del settore, tra limiti, possibilità e prospettive future.

Rispetto alla sua esperienza, può fornirci un quadro globale del mercato delle infrastrutture in questo momento?

Le infrastrutture rappresentano un pezzo fondamentale della nostra attività ad Autodesk. In primo luogo, naturalmente, perché è un mercato dove stiamo sperimentando una forte crescita, ma – ed è l’aspetto più importante – soprattutto perché esse influenzano tutti gli aspetti inerenti la qualità della nostra vita. Nel 2030 la popolazione mondiale sarà arrivata dagli attuali 6,9 miliardi di persone ai 9 miliardi: ciò implica un bisogno assolutamente fondamentale di infrastrutture, e non solo in Stati che dovrebbero essere maturi sotto questo punto di vista. È stato stimato che entro il 2030 verranno spesi a livello globale saranno spesi 65 milioni di miliardi in infrastrutture, di cui solo il 40% al momento è disponibile in termini di finanziamento. Ciò vuol dire che c’è una forte lacuna nella nostra capacità di ‘sostenere’ la qualità della vita attraverso le infrastrutture.

Si pensi ad esempio agli Stati Uniti, che hanno un rating ‘D’ in termini di qualità delle infrastrutture, o al Brasile, la cui economia è fortemente basata su risorse naturali che devono essere trasportate verso un porto da cui poi verranno esportate.

E in Europa?

Credo che ci sia una credenza comune, almeno tra coloro che non hanno speso abbastanza tempo ‘sul campo’, sul fatto che l’Europa non sia un grande territorio dove ‘fare affari’ in questo settore al momento, tra sfide governative e stato delle aziende non troppo in salute. In realtà, rispetto alla nostra attività sulle infrastrutture, il mercato in Europa è in rapida crescita, al punto che noi abbiamo registrato incrementi del 20%, in particolare da due aree. In primo luogo il Nord Europa, dove il settore delle infrastrutture legate al gas naturale e all’estrazione del petrolio sta proseguendo speditamente la sua ‘corsa’ all’indipendenza energetica, senza contare gli sviluppi nel settore ferroviario. Ma c’è altro anche nel ‘Vecchio Continente’: nell’Europa del Sud ci sono molti fornitori di servizi legati alle infrastrutture in grande salute, e la ragione di ciò è che queste società lavorano molto nel Nord Africa e nel Medio Oriente, stringono partnership importanti con altre società europee o statunitensi, mantengono livelli concorrenziali con realtà asiatiche, in particolare quelle coreane nel settore oil&gas. Ciò è possibile perché queste società stanno investendo in innovazione per differenziarsi nel mercato.

Ma c’è un’altra dinamica che procede a livello globale, in Europa ma anche altrove: è lo sviluppo di metodi alternativi o ‘ibridi’ di finanziamento, per colmare quei gap economici che impediscono lo sviluppo dei progetti. La crisi economica influenza sulla volontà pubblica di investimento, e fa entrare nello scenario i privati secondo modalità nuove, come ad esempio i casi in cui le società di ingegneria, oltre a progettare i servizi, ottengono in concessione, per periodi limitati di tempo, parte delle infrastrutture, per compensare costi che altrimenti non sarebbe possibile colmare.

Qual è la connessione tra queste inedite modalità di finanziamento e il Bim?

Che si tratti di committenti governativi o privati, il modello Bim può operare nella gestione e manutenzione di tutti gli aspetti: si consideri, in questo senso, che il 70% dei costi di un’infrastruttura si verificano dopo la sua costruzione, per garantirne la manutenzione per almeno 50, 60 o 70 anni. Poter disporre delle informazioni garantite da modello completo circa la gestione e manutenzione di un’informazione ha un valore importante.

Abbiamo investito molto per provare a fare le stesse cose che abbiamo sviluppato in passato con gli edifici applicandole alle infrastrutture: metodologia basata sul Building Information Modeling, progettazione, creazione, visualizzazione, analisi, simulazione, commissione. Applicare quella metodologia per guidare la produttività, la gestione dei costi, la progettazione della sicurezza, la profittabilità, a qualsiasi livello.

Che cos’è oggi il Bim?

Il Bim si è evoluto molto rapidamente negli ultimi 5-7 anni. Originariamente era concepito come un nome, associato all’elaborazione di un modello per una struttura fisica verticale, che noi abbiamo sviluppato nel prodotto Revit. Oggi il Bim, per noi, è un verbo, un’azione, un processo. Che si tratti di un edificio verticale o una strada, di una bozza concettuale o di una progettazione ingegneristica molto dettagliata, l’atto di costruzione o quello della sua manutenzione nel tempo.

In primo luogo l’evoluzione del Bim ci ha portato a considerare l’intero ciclo di vita della struttura, passando così dal focus sul prodotto al focus sul progetto. Che siano edifici, ponti, strade, ferrovie o una combinazione di questi, come la maggior parte dei volti accade: il Bim ci porta a focalizzarci sul flusso di lavoro. Inoltre, il Bim ha permesso ai nostri clienti di identificare meglio i risultati: cinque anni fa, quando il Bim è esploso come novità, tutti lo volevano. Gli effetti di questo piccolo ‘boom’ sono stati che ciascuno aveva un’idea differente e personale del Bim; perciò abbiamo dovuto lavorare con cura, soprattutto con chi rappresenta gli aspetti economici del progetto, a definire e identificare i vantaggi garantiti dal processo, rispetto alle loro aspettative.

Fig.: Alcune schermate di lavorazione e un video, realizzati mediante Autodesk Navisworks Freedom, del progetto Room for River Waal, per la città di Nijmegen nei Paesi Bassi.

Può fornire degli esempi di ‘vantaggio’?

Ci sono studi che, molto concretamente, vorrebbero essere aiutati a ‘vincere’ più gare; perciò per loro il Bim può creare un ambiente fortemente interattivo che sia ‘visivamente’ stupefacente, quello che potrei definire una sorta di “Hollywood Bim”. Una sfida ben differente, tuttavia, potrebbe essere la necessità di far convergere moltissimi dati, magari rispetto a un ambiente complesso, che include strade, ferrovie, edifici, con alcuni antichi… In questo caso il Bim, con un prodotto come Infraworks, permette di aggregare i dati e farli convergere, unendo da un lato gli aspetti ingegneristici con quelli economici. Le belle immagini passano in secondo piano: la vera sfida diventa far comunicare gli aspetti tra loro in modo completo per creare un beneficio.

Che potrebbero essere molti altri: valutare rispetto a un’infrastruttura già esistente quali possono essere tutte le possibilità di recupero, analizzare l’elemento ‘sicurezza’ nella progettazione di un’infrastruttura, tanto per citare degli esempi che si rifanno ad aspetti basilari.

Come ritiene che l’evoluzione, in particolare la tecnologia ‘cloud’ e l’esplosione dei dispositivi mobili, si relazionino a questo universo?

Recentemente abbiamo cominciato a realizzare applicazioni che possono essere portate fuori dal sistema e funzionano solo ‘in cloud’, perché siamo fiduciosi che è questo il modo in cui i professionisti opereranno nel futuro. Tradizionalmente, quando il project manager vuole sapere se è il momento di scrivere un assegno al sub-appaltatore, egli dovrebbe fisicamente raggiungere il luogo dove è in corso di realizzazione il progetto. Provate a immaginare, in caso qualcosa debba essere perfezionato o ultimato, il valore che ha quella dilazione di quel tempo. Per arrivare al cloud, si pensi ad esempio che oggi le persone che sono in loco potrebbero utilizzare tecnologie come i pittometri realizzando fotografie aeree in remote control con aerei comandati muniti di camere, elaborare quei dati e trarne un modello per visualizzare lo stato del progetto, caricarlo su una piattaforma cloud e mandarlo al project manager, che potrebbe controllare lo stato e decidere se proseguire o contestare degli aspetti. E firmare anche un assegno.

Nonostante le ‘meraviglie tecnologiche’ contemporanee, incontrate ancora resistenza nell’uso del Bim? E da chi in particolare?

La resistenza che incontriamo vale per qualsiasi progetto, grande o piccolo che sia. Una discriminante è, piuttosto, se l’impresa ha adottato il Bim perché gli è stato detto o perché ha autonomamente deciso di affidarsi a questo modello. La tragedia è quando vengono utilizzati i nuovi strumenti per lavorare in un modo vecchio: è successo tante volte in passato, e non potrei dirle quante volte vari clienti mi hanno detto “Ogni volta che uso il Bim perdo soldi” o “perdo tempo per il mio progetto”. In questi casi ci confrontiamo subito con il cliente per capire cosa sta succedendo, e generalmente scopriamo che la maggior parte delle volte il problema sta nell’aver creato prima un modello 3D e poi aver ricominciato a lavorare, quasi da zero, in 2D, o comunque in una modalità ‘vecchia’ di progettare. Come se si rifacesse il piano due volte.

Un altro problema legato alla non comprensione del valore del Bim è che capita di incontrare imprese che chiedono che il fornitore di servizi lo adotti, ma senza un plusvalore necessario per questo sistema. Chiedono, sostanzialmente, un sistema più sofisticato che però vogliono al prezzo più basso. La società di servizi, poi, non è abbastanza strutturata per poter dire all’impresa: questo è il valore extra che ti darò con il Bim. È, di fatto, una questione di educazione alla comprensione del valore di questo modello, che sta gradualmente cambiando.

E’ un problema che riguarda alcune aree geografiche in particolare?

L’esperienza sul campo mi porta a non generalizzare in merito a questo aspetto. A Lima, in Perù, ad esempio, sono stato in una delle più grandi società di ingegneria dell’intera America Latina, dove ho trovato decine e decine di professionisti abili a usare il 3D modeling, di un’età media al di sotto dei 25 anni. In Brasile, dove ci saranno i Mondiali di Calcio e le Olimpiadi, la situazione si ribalta, e tutto diventa dominato dalle decisioni governativo-politiche, niente a che vedere con l’innovazione e la tecnologia. Il problema, che siano studi o istituzioni pubbliche, è che non tutti sono in grado di capire il valore innovativo del modello.

Sono rimasto ad esempio stupito di quanto ci è successo in Giappone. Come americano, potevo vedere i giapponesi come uno stereotipo, rigidi e non aperti alle innovazioni. Con lo tsunami il sistema ferroviario e viario ha subito danni pesantissimi, con conseguenze economiche enormi, perciò a livello governativo si è deciso di utilizzare il Bim per ‘ripartire’ diversamente.

Tra i molti progetti che si sono avvalsi del Bim, può citarne uno in particolare che ritiene dimostri in modo efficace i suoi vantaggi?

Sarebbero tanti, ma ne scelgo uno in particolare: la ristrutturazione del San Francisco Bay Bridge. Abbiamo usato il 3D modeling non soltanto per progettare l’intervento sul ponte e fare le analisi, ma soprattutto per produrne un rendering davvero realistico, che è stato utilizzato per avere l’approvazione del progetto dallo Stato della California, ma anche per sequenziare nel dettaglio la realizzazione. Bisogna pensare che per lavorare sul ponte si è dovuto chiuderlo, dal venerdì notte al lunedì mattina. Grazie al Bim abbiamo potuto creare una sequenza temporale di come l’intervento sarebbe avvenuto, per mostrare alle persone come il progetto si sarebbe svolto ed evitare di rimanere ‘bloccati’ durante il weekend davanti al ponte! Tutto ciò ha avuto un ruolo fondamentale per la gestione pubblica dell’intervento, che tra l’altro è stato realizzato esattamente come previsto dai piani.

Fig.: Un rendering del progetto di ristrutturazione del San Francisco Bay Bridge (fonte immagine: Autodesk).

Oltre gli aspetti progettuali, dal suo racconto emerge lo straordinario potenziale del Bim come ‘mezzo di comunicazione’. Che mi fa pensare, peraltro, alla vostra attività parallela per il cinema, dove avete vinto 18 Premi Oscar per gli effetti speciali.

Spesso ci viene posta la domanda: le innovazioni tecnologiche che avete sviluppato per il cinema cos’hanno a vedere con il mondo delle infrastrutture? La questione è semplice ma richiede acutezza: i clienti ingegneri hanno idee che hanno bisogno di essere supportate nell’essere comunicate. Con la nostra tecnologia cerchiamo di farlo nel mondo più realistico possibile. Insisto spesso nell’affermare che ogni volta che vediamo una bella immagine realizzata con i nostri sistemi, dobbiamo sempre pensare che dietro c’è l’idea di un ingegnere, che è pratica, direttamente in contatto con la realtà, non solo un’immagine. Tutto il nostro ciclo di vita è una questione di comunicazione: un problema strutturale in un ponte, la dinamica delle acque in una tubatura…

Anche in questo caso, avrebbe un esempio?

Sono recentemente stato all’Aeroporto di Gatwick, nel Regno Unito, che è nel mezzo di un tentativo di privatizzazione da parte del sistema aviario nazionale. Qualche giorno fa stavano realizzando dei lavori sulla strada che porta all’aeroporto. L’operatore del bulldozer stava per scavare, quando a un certo punto è stato chiesto di controllare il piano sotterraneo dell’infrastruttura, perché ne era disponibile un layout. È saltato fuori che il punto in cui si stava per scavare era a 4 centimetri reali dalla linea principale della torre di controllo! Se fosse successo, avrebbero dovuto fermare le operazioni nell’aeroporto per almeno tre giorni, con una perdita enorme in termini economici.

Questo è solo un esempio, come molti altri, di come essere in grado di comunicare prontamente e con completezza determinate informazioni ci permette di risparmiare denaro. E, naturalmente, di salvare vite.

Fig.: Un’immagine e un video del progetto “Cyber City Gurgaon”, vincitore del Special Visualization Award, realizzato da VR Real Technologies mediante Autodesk 3D Studio Max e Autodesk Autocad.

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