Il Grande Raccordo Anulare di Roma, da 'barriera' a 'elemento permeabile' | Architetto.info

Il Grande Raccordo Anulare di Roma, da ‘barriera’ a ‘elemento permeabile’

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Si è meritato il secondo posto all’Archiprix Italia 2010, con mostra itinerante presso numerosi ordini degli architetti di tutta Italia, ed è stato selezionato al concorso Riuso, Rigenerazione urbana sostenibile 2012, con esposizione e presentazione del progetto a Perugia in occasione del Festarch 2012. Il progetto “I nuovi luoghi della produzione sostenibile: rigenerazione urbana, il nodo Tiburtina-Gra” propone una visione alternativa della più grande infrastruttura metropolitana Italiana, l’anello della capitale. Il lavoro punta alla riconversione dell’area industriale tiburtina a seguito della trasformazione del sistema infrastrutturale. La redazione di Architetto.info ne ha parlato con l’autore, l’Arch. Luca Caputo

Come nasce il progetto, quali i presupposti e quali gli obiettivi alla base del lavoro di ricerca?

Il lavoro – nato come progetto di ricerca sviluppato in sede di tesi sperimentale nel luglio 2009 insieme all’Arch. Andrea Jasci Cimini – si basa sulle ipotesi evolutive del GRA elaborate nella ricerca di dottorato dell’architetto M. Pietrolucci e dal coordinamento del lavoro di tesi dell’Arch. Prof. Lorenzo Pignatti. Nasce dalla costatazione dello stato dei luoghi, da ricerche, da interviste e dalla volontà delle amministrazioni di decongestionare il traffico urbano del GRA orientale creando nuove centralità Urbane sulla più grande infrastruttura metropolitana d’Italia, l’anello della Capitale.

Un anello ormai diventato stretto per una città in incontrollata crescita. Un territorio attualmente incontrollato dove gli episodi diventano unicum, dove non ci sono “soglie” in cui spazi differenti si confondono l’uno con l’altro. Un territorio dove ad un ordine preciso e autorevole spesso si succede un caos senza autorevolezza. Il decentramento delle attività industriali nell’aree di intersezione con il GRA, hanno lasciato e lascia sempre più aree che si avvicinano alla fine del ciclo di vita. Questi spazi si trovano in un contesto complesso, circondato da aree ad alta densità abitativa, da zone e scavi di interesse storico e archeologico, da corridoi fluviali e riserve ambientali e da zone in cui va delineandosi una forte vocazione ad attività direzionali e di servizi.

Il progetto di ricerca mira alla riconversione dell’area industriale tiburtina a seguito della trasformazione del sistema infrastrutturale. In quest’ottica, dove l’anello scompare lasciando un vuoto inaspettato, si inserisce la nostra proposta progettuale per una nuova centralità che ridefinisca  un nuovo assetto urbano, creando “soglie” di  mixitè urbana e sociale.

Il quartiere tiburtino come excursus simbolo ;  un nodo infrastrutturato e congestionato,un luogo dove la via più importante del mondo antico è scomparsa facendo spazio alla proliferazione incontrollata di industrie, residenze, uffici, aree private, spazi vuoti … Un lembo della città del GRA, tagliato, partizionato, confinato … che ormai è straripato e cresce senza relazionarsi, lasciandosi dietro, la scia dell’abbandono, del disuso e invadendo territori nuovi per appropriarsene senza regola, diventantone cosi episodio a se stante.

Può descrivere in cosa consiste la proposta di riconversione dell’area industriale tiburtina e di trasformazione del Gra? Quali gli effetti sul sistema ambientale e sociale?

La nostra proposta di riconversione ha nel suo animo la volontà di immaginare un progetto che possa innescare una svolta radicale nella percezione dell’ area tiburtina/GRA. Una sorta di effetto risonanza, una scossa propulsiva che attivi una serie di iniziative capaci di invertire la tendenza negativa che caratterizza oggi la zona e che generi una serie di accadimenti positivi per il contesto urbano e sociale.

L’intento è quello di creare un nuovo spazio pubblico, in cui il GRA da elemento di “classica barriera” diventi elemento baricentrico di una nuova centralità su cui innestare la stazione di testa della metro B e quella della metro anulare, creando le condizioni di insediamento di una mixitè funzionale, come premessa di spazi urbani di qualità.

Il quartiere tiburtino ha bisogno di riappropriarsi dei vuoti per ridare identità ai pieni, ha bisogno di completarsi non di sovrapporsi. La città deve riscoprire i valori fondativi e relazionali: le corti, i porticati, i parchi, i giardini segreti, l’acqua, il dialogo fra lo spazio pubblico e quello privato … Deve vivere di densità, fisica e sociale. Una densità fatta di attività, di movimento, di soste e di fermate, di pubblico e di privato, di realtà. Una RI_ generazione urbana per una città che è diventata sempre più territorio e che sente il suo centro troppo distante da essa. È nostra forte convinzione, inoltre, che un processo di questo tipo non possa che prescindere da considerazioni di sostenibilità ambientale e paesaggistica.

Tutto ciò si rifletterà sul sistema ambientale, il quale vedrà amplificata la sua presenza e salvaguardata la sua integrità. I nuovi insediamenti e sistemi infrastrutturali ridefiniranno il loro rapporto con gli spazi verdi, ridefinendo i margini e accentuando la loro permeabilità. Verranno creati spazi e corridoi biopermeabili, affiancati da ampie aree verdi agricole e da parchi urbani ibridati tra loro. Il progetto di una Rete Ecologica diventa una preziosa opportunità d’assetto e salvaguardia ambientale se, ad ambiti così definiti, si aggiungono aree dove si ritrovano alti valori di diversità biologica, di sistemi ecologici e, soprattutto, forme di coesistenza compatibile di fenomeni naturali e antropici.

Sono passati ormai 4 anni dalla sua creazione e ogni giorno ci rendiamo conto che questa ricerca è sempre più attuale e reiterabile in molte altre città e capitali mondiali in cui insiste lo stesso problema.

Uno dei punti centrali del progetto è il concetto di permeabilità. Può spiegare in cosa consiste e quali sono le applicazioni concrete alla realtà urbana?

Si, uno dei punti centrali della nostra ricerca è la permeabilità, ad oggi gli insediamenti sul raccordo sono un arcipelago. Un insieme eterogeneo di isole connesse esclusivamente con il centro storico romano. L’unico elemento che sembrerebbe connettivo è il GRA , ma nella preponderanza dei casi è al contrario il principale elemento di discontinuità tra i vari insediamenti.

Il GRA fin dalla sua costruzione ha assunto uno scomodo ruolo di “tappo ecologico- urbano” dividendo lembi città,aree naturali e agricole omogenee. Infatti nella progettazione del tracciato solo in alcuni casi si è tenuto buon conto delle necessità non esclusivamente trasportistiche. È possibile quindi asserire che l’elemento di maggior criticità ambientale-urbana non è la presenza in se dell’infrastruttura ma la sua progettazione poco sensibile ad alcune tematiche.

Ecco, qui entriamo in gioco con il nostro progetto di ricerca, noi cerchiamo con la costituzione delle nuove centralità del Gra lungo quella che chiamiamo Città del Gra, un’attenzione progettuale maggiore a tutte quelle varianti e molteplici identità dei luoghi. Il concetto di permeabilità diventa il collante delle attività sociali ma anche del sistema ambientale e del sistema dei trasporti; La biopermeabilità del territorio, oltre che determinata dalle specifiche condizioni stazionali dei diversi luoghi, è strettamente correlata al grado di continuità o di frammentazione dell’ambiente, cioè al modo in cui i luoghi sono fra loro connessi o, al contrario, interrotti da destinazioni d’uso dei suoli che determinano condizioni di scarsa o nulla biopermeabilità che li separano o li occludono.

Per tale motivo la ricerca intende proporre nuovi sistemi infrastrutturali che in presenza di aree o luoghi di interesse naturalistico, mitighino la loro presenza o in alcuni casi la annullino. Nello specifico potranno essere previsti interramenti parziali o completi e sopraelevazioni con appoggi puntuali. È evidente che l’infrastruttura in se andrà in ogni caso a modificare il paesaggio, entrandone a far parte. Non è escluso in  alcuni punti  sia essa stessa ad essere evidenziata costruendo nuovi Landmark territoriali.

Quali sono gli sviluppi attuali e futuri del progetto? Avete individuato altre città sulle quali ‘replicare’ il vostro modello di sviluppo?

I vari premi ricevuti su questa ricerca e la volontà da parte nostra di innescare un nuovo tipo di sensibilità progettuale ci ha portato a sviluppare una metodologia come se fosse una medicina per i luoghi.

Stiamo cercando di impostare tutte una serie di azioni e modalità di approccio,una sorta di manuale delle istruzioni in cui vorremmo far capire che progettare è anche entrare in simbiosi con il territorio e l’ecosistema che lo circonda e non inserire edifici o infrastrutture fini a se stessi.

Tra le nostre ricerche ci sono già riflessioni su Mosca,Parigi,Mumbai e Beijing; prossime mete di progettazione,in realtà già in avanzamento, sono Guanglin(Cina) in cui la presenza di molti corsi d’acqua crea zone urbanizzate disconnesse tra loro e tra cui potrebbe nascere un semi raccordo ecosostenibile che unisce questo network di frammenti antropici-naturali; Mosca (Russia) che ha problematiche assimilabili a Roma e quindi ripensare ad un approccio simile a quello romano. Stiamo ampliando la progettazione anche a nuove realtà come Astana(Kazakistan) in cui creare un raccordo che unisca nuovi network turistici a quelli urbani, interagendo con il territorio per una nuova via di sviluppo sostenibile per la città.

Luca Caputo

Nato a San Severo, Foggia, nel 1985, si laurea con lode in architettura nel 2009 presso l’Università “G. d’Annunzio” di Chieti – Pescara. La ricerca di tesi lo vede finalista all’Archiprix Italia 2010 ricevendo il secondo premio per l’ambito architectural and urban project. Durante gli anni di formazione collabora con diversi studi di architettura e interior design in Italia, e, in particolare, con la Pininfarina srl, Giovanni Vaccarini Architetto, Nothing studio e Kei_en studio, per progetti di architettura negli Emirati Arabi, Stati Uniti ed in Europa. Da gennaio 2010 è architetto, interior design e urban planner frelance e ha creato una piattaforma creativa in cui convoglia la sua ricerca, attingendo idee da vari campi del vivere la contemporaneità. Attualmente vive e lavora in Italia come freelance collaborando attivamente a progetti di ricerca d’architettura e interior design con la Pininfarina s.r.l. e altre realtà nazionali del campo dell’architettura e dell’interior design.

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