Il Premio Pritzker 2017 a RCR Arquitectes, ed è una sorpresa | Architetto.info

Il Premio Pritzker 2017 a RCR Arquitectes, ed è una sorpresa

Basati a Olot, sono autori di opere portatrici di valori senza tempo con un forte legame con il contesto locale, che confermano l’adeguamento del più prestigioso premio di architettura del mondo ai nuovi paradigmi della contemporaneità

© Javier Lorenzo Domínguez
© Javier Lorenzo Domínguez
image_pdf

Lo studio catalano RCR Arquitectes (Rafael Aranda, Carme Pigem e Ramon Vilalta) è stato nominato, un po’ a sorpresaPremio Pritzker 2017. La 39° edizione riconosce per la prima volta un gruppo di tre architetti e porta il Nobel dell’architettura per la seconda volta in Spagna, dove risiede tutt’ora Rafael Moneo insignito della prestigiosa onorificenza nel 1996, spostandolo da Madrid a Olot, piccolo ma benestante centro pirenaico in provincia di Girona e una manciata di chilometri dal confine con la Francia. Il premio parla anche nuovamente spagnolo, dopo la consacrazione globale del cileno Alejandro Aravena.

La decisione di volgere lo sguardo verso ambiti locali e meno noti proveniente dalla Hyatt Foundation, promotrice e generosa sostenitrice di un riconoscimento che, nonostante gli anni e qualche polemica, per l’architettura continua a essere il più importante al mondo, sembra confermare il cambio di un registro che si adegua ai nuovi paradigmi imposti dal mondo contemporaneo (e, secondo la lettura fatta da Christopher Hawthorne per il Los Angeles Times, sembra quasi strizzare l’occhio ai movimenti anti-globalizzazione che, sorti dopo la crisi del 2008 e i danni alle culture locali, hanno oggi portato Brexit e l’ascesa di Donald Trump).

Lo confermano parole chiave che riassumono le motivazioni della scelta di una giuria guidata dall’australiano Premio Pritzker 2002 Glenn Murcutt (e comprendente, fra gli altri, gli architetti Richard Rogers, Pritzker 2007, Yung Ho Chang e Benedetta Tagliabue), come confermano l’ascesa di valori senza tempo che nella loro lettura le architetture dello studio catalano materializzerebbero in modo chiaro, integro e semplice: legame con i contesti e le comunità, rispetto del passato e delle radici culturali dei territori, interventi site specific, attenzione alle geometrie e ai materiali, anche di riciclo, e a un rinnovato senso per il mestiere dell’architetto.

Dimostrando come è possibile mettere insieme i “valori, le arti e le culture locali” con un “mondo globalizzato in cui dobbiamo contare su scambi, discussioni e transazioni internazionali” di cui non bisogna avere paura né essere preoccupati, le architetture dei catalani spaziano dagli interventi pubblici a quelli privati, affiancando al residenziale progetti istituzionali, culturali e sportivi.

Lo studio di Rafael Aranda (1961), Carme Pigem (1962) e Ramon Vilalta (1960), tutti laureati alla Escola Tècnica Superior d’Arquitectura del Vallès (ETSAV), si costituisce nella comune città di origine Olot nel 1988, quando vincono il concorso per la realizzazione di un faro a Punta de la Aldea.

A partire dalla prima commessa, sviluppa un’attività locale, anche recentemente al centro di un numero monografico di “a+u” curato dal critico William JR Curtis (06/2016), che solo negli anni più recenti si è allargata agli Emirati Arabi, alla Francia e al Belgio, dove hanno sviluppato il progetto per il crematorio Hofheide a Holsbeek con Coussée & Goris Architecten con cui oggi stanno portando avanti il progetto di una mediateca a Gand.

Fra le opere, gli anni novanta vedono la progettazione di case private, scuole, la collaborazione con il Parc Natural de la Zona Volcànica de la Garrotxa (di cui sono consulenti dal 1989 e per il quale iniziano con l’impostazione del padiglione di accesso alla riserva naturale La Fageda de Jorda), e, nel 1999, la commessa per la Facoltà di Legge dell’Università di Girona.

Il nuovo millennio porta la crescita e l’ampliamento degli incarichi, che tipologicamente si estendono a musei, centri sportivi e ristoranti. Dalla pista di atletica Tossols-Basil (2000, Olot), che emerge da una foresta in cui gli atleti corrono in mezzo agli alberi e gli spettatori possono sedere su gradinate disegnate sulle ondulazioni naturali del terreno circostante, si dedicano alla Vineria Bell-Lloc (2007, Palamós), che s’inserisce dentro il paesaggio e si chiude al di sotto di un tetto metallico dalle falde piegate costituite di lamiere riciclate di ferro imbrunito dalla ruggine.

Nel 2008 acquisiscono un’ex fonderia dismessa risalente a inizio Novecento e la trasformano nella sede del loro studio, il Laboratorio Barberí, dopo il quale si dedicano, tra l’altro, alla progettazione dell’asilo El Petit Comte (2010, Besalú), che dipinge con i colori dell’arcobaleno un involucro esterno costituito dall’alternanza di tubi verticali e mobili opachi e trasparenti verso cui si aprono tutti i locali e le aule. Nel 2011 è il turno dell’area esterna al ristorante Les Cols (Olot, di cui nel 2002 progettano anche i locali), riorganizzata per mangiare all’aperto e ospitare eventi al di sotto di una struttura dalle robuste pareti esterne in pietra vulcanica e dalla copertura curva realizzata in trasparenti pannelli di polimeri plastici e lunghe aste metalliche curvate. Tra le realizzazioni in Francia, il Museo Soulages (2014, Rodez, con G. Trégouët) è realizzato per esporre la collezione del pittore Pierre Soulages all’interno di volumi dall’involucro metallico brunito che si proiettano sul sito.

RCR Arquitectes, che nel 2013 hanno anche costituito la fondazione RCR Bunka per il sostegno e la promozione dell’architettura e della cultura, verranno ufficialmente premiati il 20 maggio a Tokyo e riceveranno il sostanzioso premio in denaro di 100.000 dollari.

Leggi anche: La Biennale di Venezia 2018 affidata a Yvonne Farrell e Shelley McNamara

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Il Premio Pritzker 2017 a RCR Arquitectes, ed è una sorpresa Architetto.info