Il Pritzker Prize 2015 a Frei Otto, un giorno dopo la sua scomparsa | Architetto.info

Il Pritzker Prize 2015 a Frei Otto, un giorno dopo la sua scomparsa

A Frei Otto, 're delle tensostrutture', il prestigioso premio Pritzker 2015, annunciato il giorno dopo la sua scomparsa. Progetto' le coperture delle Olimpiadi di Monaco

Frei Otto nel 2000 (foto © Ingenhoven und Partner Architekten, Düsseldorf)
Frei Otto nel 2000 (foto © Ingenhoven und Partner Architekten, Düsseldorf)
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Frei Otto, ‘re delle tensostrutture’, ha vinto il Prizker Prize 2015 per l’architettura. Tristemente la notizia è arrivata in via ufficiale il giorno dopo la morte del grande architetto, avvenuta lo scorso 9 marzo 2015 a 89 anni.

“La notizia della sua morta è molto triste, senza precedenti nella storia del premio”, ha detto Tom Priztker, presidente della Hyatt Foundation che promuove il riconoscimento. “Siamo contenti che la giuria abbia gli comunque annunciato il premio quando era vivo. Fortunamente, infatti, dopo la decisione della giuria rappresentanti del premio sono andati a trovare Frei Otto a casa sua per riportargli la notizia”.

L’annuncio del Pritzker era stato fatto a Otto all’inizio dell’anno. L’architetto, ricevendo il premio, aveva dichiarato “Sono molto contento di ricevere il premio e ringrazio la giuria e la famiglia Pritzker. Non ho fatto nulla per ottenere questo riconoscimento. La mia traiettoria nell’architettura è stata progettare nuove tipologie di edifici che aiutassero la gente povera in particolare a seguito di catastrofi e disastri naturali. Sono un uomo felice”.

 

Dance Pavilion per la Federal Garden Exhibition a Colonia, 1957 (foto © Atelier Frei Otto Warmbronn)

 

 

L’approccio di Frei Otto all’architettura è stato ampiamente interdisciplinare e collaborativo: durante la sua carriera ha infatti sempre collaborato con ingegneri, ambientalisti, filosofi, storici, artisti e altri architetti. Viene ricordato in particolare per aver promosso l’uso delle tensostrutture leggere per moltissimi usi, e la sua promozione di questa tipologia costruttiva era sia legata a ragioni economiche che ecologiche.

 

Ombrelli progettati per il tour dei Pink Floyd negli Stati Uniti, 1977 (foto © Atelier Frei Otto Warmbronn)

 

 

 

Otto ha sempre creduto nell’uso efficiente e responsabile del materiale, in un’architettura che avesse un impatto minimo sull’ambiente e che – utopisticamente – potesse migliorare il mondo. Rispetto alla pesantezza dell’architettura socialista tedesca in cui è cresciuto, il lavoro di Otto è stato aperto alla natura e alla luce naturale, non gerarchico, low-cost, ‘sostenibile ante litteram’ e spesso legato alla temporaneità. L’interesse per le tensostrutture nasce sul campo di guerra: tra il 1943 e il 1944 fu prima pilota poi soldato a terra per l’esercito tedesco. Nel 1945 fu catturato nei pressi di Norimberga e divenne prigioniero di guerra. Nel campo di prigionia di Chartres, in Francia, dove restò per due anni, lavorò come architetto di campo imparando a costruire molte tipologie di strutture utilizzando la minor quantità di materiale possibile.

 

Studio per il supporto di membrane tessili (foto © Atelier Frei Otto Warmbronn)

 

Il lavoro che lo ha reso più celebre è la serie di coperture e tetti per alcune strutture delle olimpiadi di Monaco 1972 e in particolare la copertura dello Stadio Olimpico (realizzata con Behnisch + Partner). Tra le strutture temporanee vengono segnalate anche il padiglione tedesco di Expo 1967, varie tensostrutture per le esposizioni della Germania federale negli anni ’50 e il padiglione giapponese di Expo 2000 ad Hannover, firmato insieme a Shigeru Ban, che proprio nel 2014 ha vinto il Pritzker Prize.

 

Coperture per le strutture del parco olimpico di Monaco 1972 (foto © Atelier Frei Otto Warmbronn)

 

 

Coperture per le strutture del parco olimpico di Monaco 1972 (foto © Atelier Frei Otto Warmbronn)

Tetto della Multihalle a Mannheim, 1970–1975 (foto © Atelier Frei Otto Warmbronn)

 

Padiglione giapponese all’Expo 2000 di Hannover (foto: Hiroyuki Hirai)

 
 

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