Il restauro architettonico e il 'mito' dell'irreversibilita' secondo Eugenio Vassallo | Architetto.info

Il restauro architettonico e il ‘mito’ dell’irreversibilita’ secondo Eugenio Vassallo

Architetto e docente presso lo Iuav, Vassallo sfata il mito del concetto d'irreversibilita' comunemente inteso, spesso utilizzato per giustificare interventi quanto meno poco accorti

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Il 1° luglio 2015 a Mantova, presso l’Aula Magna dell’Università, si terrà un seminario di aggiornamento professionale sul tema “Metodi e tecniche di restauro architettonico“. Tra i relatori del convegno, ci sarà anche Eugenio Vassallo docente presso lo Iuav e autore del volume “Tecniche di Restauro-Aggiornamento”. Gli abbiamo fatto alcune domande che riprendono i temi del suo intervento all’interno del seminario.
 
Reversibilità degli interventi di restauro e compatibilità dei materiali: a suo parere ci sono buone pratiche interessanti da citare? Quali innovazioni si possono prevedere nei prossimi anni?
Innanzitutto va detto che nel restauro quello della irreversibilità è una sorta di mito che spesso si evoca e nel quale altrettanto spesso ci si rifugia per consentire e giustificare interventi quanto meno poco accorti.
Per quanto mi riguarda devo dire che non credo nella “reversibilità”, così come viene comunemente intesa, perché in effetti tutto potrebbe essere ritenuto reversibile: ogni cosa che viene costruita, realizzata può essere, infatti, poi demolita, eliminata.
L’unica forma di reversibilità da rispettare dovrebbe essere quella di realizzare sempre interventi che, qualora si dovessero rimuovere, ci restituirebbero l’oggetto su cui si è intervenuti, nella sua integrità formale e sostanziale precedente l’intervento stesso. E questo non per mantenere sempre aperta la porta del pentimento verso ciò che si è fatto o per inseguire il sogno di poter migliorare quanto eseguito. Porsi il problema della reversibilità, nel senso inteso come si è appena detto, dovrebbe essere piuttosto una spinta a rendere sempre evidente l’obiettivo del conservare integralmente il passato che abbiamo ereditato e quindi il senso di aggiunta di ciò che realizziamo per esso e su di esso.
Quali sono a suo avviso i casi di restauro esemplari e realizzati di recente che ritiene interessante segnalare ?
Non voglio correre il rischio di dimenticare qualcuno. Rispondo piuttosto affermando che sono interessanti ed apprezzabili tutti quei restauri che fondino su principi ben esplicitati, che consentano a tutti – addetti ai lavori e non – di apprezzarne contenuto e risultati. Tutti quei restauri che rendano facilmente disponibile la documentazione di cantiere che consenta di ben comprendere i modi con i quali sono stati realizzati. Tutti quei restauri che fondano su uno studio ampio ed approfondito del monumento sul quale si è intervenuti. Tutti quei restauri nei quali la conservazione dell’antico e la realizzazione del nuovo abbiamo saputo attivare un efficace forma di confronto fondata sul dialogo.
Lei ha affermato che per operare un corretto intervento di restauro è essenziale studiare la documentazione sull’edificio confrontandola al contempo con la fabbrica. Quali consigli può dare ai professionisti?
La prima cosa da studiare è la fabbrica sulla quale si deve intervenire per comprenderne il significato e, soprattutto, i modi con i quali è stata costruita. Leggere ed apprezzare gli apparati decorativi, le espressioni formali, l’articolazione spaziale, i materiali, le tecniche di lavorazione, la tipologia strutturale, le forme del degrado e le espressioni del dissesto è fondamentale per comprendere senso e significato di una architettura, per interpretarla.
Ma indispensabile è riuscire a comprendere come quella architettura è stata costruita, altrimenti l’interpretazione sarà sempre mancante di un elemento sostanziale.
Rispetto a questo quadro gli approfondimenti archivistici, sempre molto importanti, si pongono come riscontro in grado, eventualmente, di supplire a qualche mancanza dello studio diretto del monumento. Ed ancora, rispetto a questo quadro lo studio bibliografico si pone come utile esercizio di confronto critico.
Infine, una cosa importantissima da aggiungere riguarda il fatto che gli studenti arrivano molto impreparati all’appuntamento con lo studio del restauro nel corso della loro formazione universitaria. E questo per la disattenzione complessiva verso i temi propri del costruire.
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L’autore


Veronica Rodenigo

Si è laureata in Lettere Moderne (indirizzo storico-artistico) all’Università degli Studi di Trieste con una tesi di ricerca in Storia medievale. Dopo un master annuale in Art and Culture Management al Mart di Rovereto ha svolto uno stage nella redazione del “Giornale dell’Arte” alternando, successivamente, didattica e collaborazioni editoriali ad attività di comunicazione e ufficio stampa. Dal 2008 al 2009 ha lavorato come redattore interno presso il “Giornale dell’Architettura” e sino al 2014 ha collaborato con il gruppo Post Editori (Padova) per la sezione Cultura&Territorio. Attualmente svolge attività giornalistica come freelance occupandosi di temi artistico-culturali. È corrispondente dal Triveneto per il “Giornale dell’Arte”.

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