Incontri con giovani progettisti italiani: Davide Marazzi | Architetto.info

Incontri con giovani progettisti italiani: Davide Marazzi

wpid-2942_DavideMarazzithumb.jpg
image_pdf

Nato a Mirandola (Modena) nel 1974, dopo l’istruzione superiore in Fisica ambientale e sanitaria, Davide Marazzi si laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano nel 2000. Dal 1999 al 2001 lavora nello studio di Cino Zucchi a Milano seguendo progetti di concorso per musei, parchi e chiese; dal 2001 al 2004 lavora a Parma nello studio di Guido Canali, occupandosi di progetti in ambito commerciale e direzionale e del piano per un comparto residenziale per mille abitanti nell’area ex Alfa Romeo del Portello a Milano. Nel 2004 apre a Parma lo studio Marazzi Architetti, attraverso il quale opera in Italia e all’estero a tutte le scale del progetto. Tra i lavori, oggetto di mostre e pubblicazioni, si segnalano la riqualificazione del direzionale Mirage Spa a Pavullo (Modena, 2011-2012), la nuova chiesa parrocchiale di Medolla (Modena) realizzata nell’ambito della ricostruzione post sismica in Emilia (2012-2013), oltre a diverse abitazioni monofamiliari. Tra i riconoscimenti, il MIPIM Future Project Award nella categoria Retail & Leisure (2011) per il progetto per il nuovo stadio comunale di Siena.

LEGGI ANCHE: Ricostruzione in Emilia Romagna: la chiesa temporanea di Medolla

Architetto Marazzi, in rapporto ai Suoi esordi lavorativi, come giudica il Suo percorso formativo? Quanta distanza c’è tra il dire e il fare?

Ho sempre considerato positivamente il mio percorso formativo; a partire dal diploma in Fisica ambientale e sanitaria presso l’Iits Belluzzi di Bologna, il primo corso di specializzazione superiore in Italia a occuparsi di ambiente, sostenibilità e salute delle persone. Successivamente, al Politecnico di Milano ho avuto la fortuna di incrociare docenti molto preparati e in grado di trasmettere, oltre che un metodo, la passione per la vera architettura; quella con la A maiuscola, che non prescinde dalla sperimentazione e dalla ricerca e che richiede dedizione e impegno. Ben articolato a Milano anche il programma degli studi, che mi ha consentito di maturare competenze tecniche a 360° consegnandomi tutti gli strumenti per gestire sin dall’inizio con profonda consapevolezza la complessità del progetto di architettura. Infine, le prime esperienze professionali: quella con Cino Zucchi a Milano e con Guido Canali a Parma, veri e propri ponti tra ricerca pura e ricerca applicata.

Il restyling degli uffici Mirage a Pavullo (Modena)

Che cosa fa per tenersi aggiornato? Che cosa pensa della formazione continua?

Il più grave errore che un architetto possa compiere è quello di infilarsi ciecamente nell’ingranaggio della professione e chiudersi nel proprio studio. È l’anticamera della sterilità, o quanto meno della maniera. Sono due a mio avviso gli aspetti da continuare inflessibili ad alimentare: quello del progetto e quello del metodo di lavoro. Rispetto al primo punto é fondamentale viaggiare, fare esperienza diretta dei luoghi, comprendere le condizioni urbane, socio-economiche e culturali che producono certe architetture, vivere gli spazi, toccare i materiali con mano e leggerne la reazione al variare della luce. Rispetto al tema del metodo, trovo invece fondamentale confrontarsi con colleghi provenienti da contesti culturali e professionali molto diversi; in quest’ottica per esempio ho partecipato all’ultimo World Architecture Festival tenutosi a Singapore, una piattaforma ove ho avuto contemporaneamente modo di confrontarmi con alcune delle più interessanti realtà emergenti del panorama internazionale e con Richard Rogers e Moshe Safdie allo stesso tempo.

Una vista notturna della chiesa temporanea di Medolla (Marazzi Architetti)


Facendo riferimento allo specifico ambito della filiera delle costruzioni, compresi gli aspetti normativi e politico-economici, ci illustri tre ragioni per cui vale la pena lavorare in Italia e tre ragioni per cui bisognerebbe gettare la spugna.

Gli aspetti principali che mi tengono legato al nostro Paese sono sostanzialmente:

– il desiderio di dare un contributo allo sviluppo della nostra disciplina in Italia, ancora troppo marginalizzata rispetto al monte complessivo di interventi e costruzioni che si realizzano;

– l’ambizione di contribuire alla riqualificazione del territorio, devastato da decenni di produzione edilizia selvaggia e di urbanistica debole;

– la progressiva tensione alla qualificazione tecnica e prestazionale registratasi negli ultimi anni nel settore delle costruzioni in Italia, che rende il fare architettura azione ancora più nobile e densa di contenuti.

Non si può gettare la spugna ora; è proprio nelle fasi storiche più difficili che il sapere deve contribuire al rilancio e allo stesso modo sono proprio le fasi più critiche a offrire le maggiori opportunità di ricerca e sperimentazioni di nuovi modelli.

Non so con quali tempistiche, ma sono profondamente convinto che si uscirà da questa impasse con una vera e profonda rivoluzione culturale.

Progetto del nuovo museo Alma Mater a Bologna

Qual è il suo sogno nel cassetto?

Sono sostanzialmente due:

– veder finalmente innescarsi in Italia (e potervi partecipare!) un processo maturo e coraggioso di riqualificazione dell’esistente, di cui l’architettura e il progetto di qualità siano protagonisti; un percorso obiettivo e realista che non rinunci a interventi di chirurgia radicale e diffusa, di sostituzione e perché no di riduzione del costruito;

– a livello più personale, vedere presto i frutti del grande sforzo d’internazionalizzazione che con il mio studio stiamo facendo; non solo per il salto di scala a cui questa iniziativa ci porterà ma anche per l’ulteriore maturazione e il cambio di paradigma a cui il confronto cross-culturale inevitabilmente ci condurrà.

LEGGI ANCHE LE ALTRE INTERVISTE AI GIOVANI PROGETTISTI: Studio B15A Studio EXiT

L’autore


Luca Gibello

Si laurea presso la Facoltà di Architettura di Torino nel 1996 e consegue nel 2001 il dottorato di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica. Luca Gibello svolge attività di ricerca sui temi della trasformazione delle aree industriali dismesse in Italia ed è stato docente presso il Politecnico di Torino di Storia dell’architettura contemporanea e Storia della critica e della letteratura architettonica. Dal 2004 è caporedattore de “Il Giornale dell’Architettura”, mentre da settembre è titolare del corso di Architettura dei rifugi alpini presso la facoltà di Ingegneria edile – Architettura dell’Università di Trento. Autore e co-autore di libri e saggi, ha svolto il coordinamento scientifico-redazionale del Dizionario dell’architettura del XX secolo (a cura di Carlo Olmo, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, Roma 2003). Nel 2011 pubblica il libro Cantieri d’alta quota. Breve storia della costruzione dei rifugi sulle Alpi, primo studio sistematico sul tema e dal 2012 è presidente della neocostituita associazione Cantieri d’alta quota.

Riferimenti Editoriali


italiArchitettura 2013 – Premio Fondazione Renzo Piano 2013

I talenti dell’architettura italiana under 40 in un’edizione speciale della prestigiosa collana

La collana “italiArchitettura” torna a dedicare un volume monografico all’ultima edizione del Premio Fondazione Renzo Piano, che include tutti i progetti vincitori

Autore:   •   Editore: Utet Scienze Tecniche   •   Anno:

Vai all’approfondimento tematico

Copyright © - Riproduzione riservata
Incontri con giovani progettisti italiani: Davide Marazzi Architetto.info