L'edilizia scolastica in Italia, tra finanziamenti, burocrazia e sostenibilita' | Architetto.info

L’edilizia scolastica in Italia, tra finanziamenti, burocrazia e sostenibilita’

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Nel Nord Europa quando si costruisce un edificio scolastico si da, ormai, per scontato che debba essere sostenibile ed energeticamente efficiente. Ciò che invece assume un ruolo centrale è la ricerca spaziale in relazione a un progetto educativo che si vuole proporre. In Italia, dove invece generalmente manca una riflessione profonda in merito le chiediamo come, nella sua esperienza progettuale, sono stati affrontati i temi relativi alla distribuzione e alla configurazione delle aule tradizionali rispetto agli altri spazi dell’apprendimento informali, come laboratori, ludoteche, palestra, e come sono state affrontate problematiche tecniche come l’illuminazione e il comfort ambientale?

Salvando un prezioso spazio verde dalla distruzione, il progetto “La corte degli alberi” densifica un compatto bordo architettonico su strada, concentrando ogni massa costruita ai margini e ritagliando una suggestiva corte nascosta proprio nel cuore dell’intervento. La varietà percettiva è ricercata attraverso l’accostamento di differenti materiali, suggerendo l’idea che il complesso sia formato da parti costitutive autonome. In questo modo ai bambini sembra di abitare una sorta di “villaggio” tutto loro con il quale costruire giorno per giorno relazioni di condivisione affettiva.

L’edificio, ricco di luoghi e situazioni “speciali”, consente ai piccoli abitanti di disegnare una sorta di mappa mentale densa di riferimenti percettivi quotidiani: la grande loggia coperta, il percorso colonnato, la scala panoramica all’aperto, il grande ulivo secolare, la nicchia sospesa, la terrazza belvedere ed il grande giardino verde protetto scandiscono momenti significativi delle giornate, incidendo direttamente sulla qualità emotiva degli accadimenti e sulla qualità del futuri ricordi.

Gli spazi, sovradimensionati rispetto alle richieste normative, si dispongono lungo una promenade in un susseguirsi di ambienti compressi ed improvvise espansioni, pareti chiuse e grandi vetrate trasparenti, così che la composizione stimoli libere traiettorie di movimento e favorisca agli spazi una sorta di effetto “calmante”. Le funzioni si dispongono secondo differenti gradienti di rumorosità (il refettorio e la palestra sono lontani dalle aule) privilegiando il rapporto con l’esterno, ininterrotto ovunque i bambini si trovino: in particolare nelle aule didattiche un’intera parete trasparente è dedicata alla contemplazione del paesaggio.

Un altro aspetto importante è il rapporto privilegiato con la luce naturale ricercato per mezzo di diverse strategie: tagli, recessi, sbalzi ed aperture protette invitano, accarezzano o guidano la luce in modo da renderla materia palpabile e significante all’interno degli ambienti.

L’autonomia energetica è stata raggiunta anche recuperando soluzioni appartenenti al bagaglio di conoscenze dell’architettura mediterranea. Un semplice sistema di captazione, regimentazione e conduzione delle correnti aeree naturali dominanti all’interno degli spazi nobili dell’edificio consente un costante rinnovo dell’aria interna senza il ricorso ad alcun impianto meccanizzato di ricambio forzato; pannelli solari termici ultrapiatti posizionati sulla copertura inclinata della palestra esposta a mezzogiorno forniscono il 100% dell’acqua calda sanitaria, mentre un impianto fotovoltaico integrato, completamente invisibile, produce elettricità pulita per una potenza di 40 kWp.

Il rapporto Ance sul quadro dei finanziamenti pubblici per l’edilizia scolastica evidenzia come spesso non si riesca ad accedere ai fondi per stratificazioni burocratiche che rallentano il meccanismo attributivo. Quali sono in media i tempi tra quando viene eletto il vincitore di un concorso e la realizzazione dell’edificio? Secondo la sua esperienza cosa dovrebbe cambiare in questo tipo di procedure per renderle più snelle ed efficaci?

Dalla vittoria del concorso di idee all’inaugurazione del complesso scolastico sono passati in tutto solamente tre anni: una tempistica che ha fatto di noi un caso studio in Italia soprattutto se paragonato alla media nazionale di 5/7 anni per opere paragonabili alla nostra.

Le operazioni di affidamento di incarico e la progettazione integrale dell’opera (preliminare, definitiva ed esecutiva) hanno richiesto circa 12 mesi; altri 6 mesi sono serviti per le attività di revisione critica, verifica normativa, validazione del progetto e assegnazione dell’appalto per procedura pubblica; i restanti 18 mesi sono stati necessari alla realizzazione.

In tutto ciò tre sono i fattori chiave che a mio avviso hanno giocato a favore di una sorprendente speditezza, del controllo complessivo della qualità e di un notevole risparmio di risorse economiche: l’autonomia delle forme di finanziamento, la costante ed incrollabile determinazione dell’amministrazione committente, la precisione e l’elevato grado di approfondimento del progetto architettonico e tecnico. Il primo dei tre ha assunto probabilmente un’importanza determinante. Generalmente la complessità dei meccanismi di attribuzione, costituisce un fattore determinante nell’abbandono delle realizzazioni. La struttura del finanziamento pubblico, travolta pressoché quotidianamente da episodi di intollerabile sperequazione e spreco, da spesso il peggio di sé proprio nei confronti delle necessità primarie della collettività, e tra queste le scuole, negli ultimi decenni neglette dai costrutti legislativi e pressoché estromesse dalle logiche di ripartizione della ricchezza pubblica. 

Se a ciò aggiungiamo il corporativismo settario e protezionista, oltre all’inadeguatezza degli strumenti politici ed amministrativi la miscela diventata letale. I concorsi costituiscono (o dovrebbero costituire) un mezzo intelligente per coltivare il talento e nutrire il valore aggiunto delle nostre trasformazioni urbane. L’Italia, a differenza di quanto accade all’estero da ormai molti anni, non ha sin qui raggiunto un sufficiente grado di consapevolezza al riguardo, seguitando ad impiegare con frequenza lo strumento della competizione quale semplice espediente di propaganda o ricerca di un facile consenso. Credo sia più che mai urgente una radicale riforma delle coscienze; trovare il coraggio di intervenire sulle artritiche logiche consolidate, sulle associazioni informali di potere, sui meccanismi di spartizione che hanno solamente contribuito a relegarci nella più inaccettabile delle potenzialità inespresse. E dire adesso come cambiare  le procedure per renderle più snelle ed efficaci è cosa ardua e complicata: non sono bastati decenni di governo a risolvere il problema, è ridicolo pensare di avere la soluzione in tasca. Un domani migliore si costruisce giorno dopo giorno, con dedizione e caparbietà, bisogna volerlo veramente. Il futuro che meritiamo non si può insegnare, ma di certo si può imparare a desiderarlo.

Chi è Tomas Ghisellini

Architetto, classe 1977, è laureato alla Facoltà di Architettura di Ferrara. Nel 2001 Ghisellini frequenta l’Atelier di Progettazione tenuto da Peter Zumthor presso l’Accademia di Architettura della Svizzera Italiana, con sede a Mendrisio. Dalla laurea, ha svolto attività di ricerca sul rapporto tra architettura e città contemporanea collaborando con Alberto Cecchetto, Mirko Zardini (Cca, Montreal – Canada), Richard Ingersoll (Syracuse University), Manuel Gausa (Actar) e partecipando a diversi progetti sperimentali di progettazione architettonica ed urbana. Dal 2004 è professore a contratto presso la Facoltà di Architettura di Ferrara, dove è docente in Analisi della città e del territorio, Architettura del paesaggio e Teorie e tecniche della progettazione architettonica; dal 2010 è titolare della cattedra di Composizione Architettonica I. Nel 2009 fonda l’Atelier di Architettura, che si occupa di progettazione architettonica ed urbana, architettura del paesaggio, sostenibilità ambientale, design d’interni, allestimento e comunicazione. Finalista in diverse competizioni internazionali, è vincitore di concorsi nazionali di progettazione per la realizzazione di opere pubbliche e private, tutte ultimate o in corso di realizzazione. Si aggiudica il Premio New Italian Blood 2012, la selezione nell’ambito della IV Rassegna Nazionale di Architettura Stato di Necessità, la Menzione Speciale al Premio In Opera 2012 – Ance Giovani, la selezione al Festival dell’Architettura Pugliarch2012 e la candidatura alla Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana Triennale di Milano 2012. Nel 2013, è premiato da Renzo Piano in occasione della seconda edizione del Premio della Fondazione Building Workshop.

L’autore


Caterina Pagliara

Classe 1980, architetto e giornalista pubblicista, Caterina Pagliara si laurea con lode presso il Politecnico di Torino nel 2004 e svolge attività professionale libera come interior designer e consulente nel campo editoriale e della comunicazione aziendale strategica. Dottore di ricerca in Storia dell’Architettura e dell’Urbanistica dal 2010, consegue nel 2011 il titolo di MBA (Master of Business Administration) con un focus in marketing strategico. Dal 2006 a oggi è membro del Comitato di redazione della rivista “Il Giornale dell’Architettura” e responsabile della sezione “Progetto, per la quale è autrice di articoli, saggi critici, curatrice di inchieste.

L’autore


Federica Patti

Architetto e dottore di ricerca in Storia dell’Architettura e dell’Urbanistica al Politecnico di Torino, Federica Patti dal 2003 è curatrice di inchieste e autrice di articoli per il “Giornale dell’Architettura” per il quale, come collaboratrice esterna, ha svolto attività redazionale, revisione testi, editing e gestione dei contatti. È anche autrice di articoli su riviste nazionali e internazionali. Nel 2004 apre il suo studio ed è autrice di numerose realizzazioni nel campo dell’architettura degli interni e degli allestimenti, alcune delle quali pubblicate su riviste internazionali (Domus, Abitare), illustrate in conferenze (Mosca, Aleppo, Milano) ed esposte in manifestazioni internazionali (IX Biennale di Architettura di Venezia). 

Riferimenti Editoriali


italiArchitettura – Premio Fondazione Renzo Piano 2013

I talenti under 40 dell’architettura italiana in un’edizione speciale della prestigiosa collana

Nella collana “italiArchitettura”, il volume dedicato alle realizzazioni dei giovani talenti under 40 che hanno preso parte all’edizione 2013 del Premio Fondazione Renzo Piano.

Autore:   •   Editore: Utet Scienze Tecniche   •   Anno:

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