Leonardo Benevolo, 1925-2017: un ricordo | Architetto.info

Leonardo Benevolo, 1925-2017: un ricordo

Attivo su tutti i fronti a servizio di una visione dell’architetto a tutto tondo, ci lascia a 93 anni un altro esponente del professionismo “a tutto tondo”, colto e militante, che ha attraversato sei decenni di storia nazionale

Leonardo Benevolo
Leonardo Benevolo
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Architetto, urbanista, docente universitario, divulgatore, storico e critico dell’architettura e delle trasformazioni urbane e del territorio, Leonardo Benevolo è scomparso all’età di 93 anni a Cellatica, piccolo centro in provincia di Brescia dove risiedeva e aveva sede l’ultima forma assunta dalla sua attività professionale, lo studio avviato nel 1990 insieme ai figli Alessandro, architetto, e Luigi, ingegnere.

Molti sono i commenti e i ricordi apparsi anche sulle pagine della stampa generalista, che con i suoi numerosi omaggi e ritratti ha confermato il ruolo di una figura importante nella storia italiana a partire dal secondo dopoguerra ma anche nella personale esperienza studentesca di quasi tutti gli architetti che dagli anni sessanta si sono formati nelle facoltà di Architettura di tutta Italia.

Leonardo Benevolo nasce a Orta San Giulio (Novara) il 25 settembre 1923 e nel 1946 si laurea in Architettura a Roma. Era convinto dell’importanza di un’architettura e di una città costruite sui bisogni delle persone e dell’essere, per questo, un architetto “a tutto tondo”, quasi contrapposta alla figura oggi profondamente trasformata da una crisi disciplinare che rimane ancora senza risposte. Riprendendo il lungo dialogo con Francesco Erbani divenuto libro (“La fine delle città”, Laterza, 2011), per lui era più corretto dire “il mio mestiere è l’architettura” che non “faccio l’architetto”, perché “l’architettura è una cosa difficile da avvicinare e io ho tentato di farlo con vari mezzi: progettare edifici, disegnare piani regolatori, collaborare alla redazione di leggi, scrivere libri o articoli di giornale, insegnare la storia dell’architettura. Non ho potuto ancora scegliere di fare una sola di queste cose, perché lo scopo che questa disciplina si pone, vale a dire migliorare anche solo di poco l’ambiente fisico in cui vive la gente, è troppo importante e difficile per tentare di raggiungerlo in un unico modo”.

Dal punto di vista operativo e professionale, avvia un’attività che lo porta a sviluppare molti progetti per cui, con ambito di elezione nella pianificazione urbana e territoriale, collabora con figure di spicco dell’architettura e dell’urbanistica nazionale come Pierluigi Cervellati, Italo Insolera, Vittorio Gregotti (per cui è consulente per il piano regolatore di Torino) e Carlo Melograni, come ricorda il suo stesso lungo curriculum pubblicato sul sito dello Studio Architetti Benevolo. È stato attivo a Bologna (per l’impostazione del quartiere fieristico tra 1961 e 1965 e un’indagine sul centro storico tra 1963 e 1966 che è stata propedeutica al successivo piano particolareggiato), consulente urbanistico a Ferrara (1967-70), per la Regione Lombardia (1978-79), la provincia autonoma di Trento (1979-82), Urbino (1982-84) e Palermo (1988-92, per cui imposta il piano particolareggiato del centro storico), vanta collaborazioni con l’UNESCO (missioni a Cuzco e Granada e stesura dei rapporti 1975 e 1976) e il progetto, mai realizzato, per la sistemazione della zona archeologica di Roma su incarico della Soprintendenza (1984-87).

Legato, come sottolinea Francesco Gastaldi nel ritratto abbozzato per “Il Foglio”, al mondo cattolico progressista e alla sinistra DC, attraverso l’assessore all’Urbanistica Luigi Bazoli all’inizio degli anni settanta arriva a Brescia, dove stabilisce residenza e sede dell’attività professionale e diventa consulente urbanistico della Città: ricopre questo incarico dal 1971 al 1993, impostandone, negli anni della grande speculazione e dei primi piani regolatori, uno sviluppo il più possibile sotto la regia del Comune, e, in qualità di consulente, segue la progettazione e la realizzazione del quartiere IACP a San Polo (1976-93).

L’attività di progettista si accompagna da subito all’impegno dentro l’università: tra 1947 e 1955 è assistente di Storia dell’architettura a Roma e nel 1955 diventa professore insegnando Storia dell’architettura a Roma, Firenze, Venezia e Palermo fino al 1977, quando abbandona definitivamente un ambiente accademico a lui, troppo vicino agli ambienti cattolici negli anni settanta, ostile. Riprende ufficialmente l’insegnamento, non in Italia, tra il 1996 e il 2004, quando diventa professore di Storia del Territorio all’Accademia di Architettura dell’Università della svizzera italiana di Mendrisio.

Guardando alla sua prolifica attività di storico, divulgatore, scrittore, critico e saggista, moltissimi sono i titoli da lui pubblicati, presenti tra i libri di architettura più diffusi in Italia e (tradotti) all’estero: solo per citarne alcuni, “Le origini dell’urbanistica moderna” (1963), la “Storia dell’architettura del Rinascimento” (1968), la “Storia della città” (1975) e la “Storia della città orientale” (1988). Su tutti, la sua longeva “Storia dell’architettura moderna” è emblematica: edita da Laterza in un ormai lontanissimo 1960, ha continuato a essere rinnovata, ristampata e tradotta per l’estero, nonostante all’interno della storiografia dell’architettura contemporanea sia considerata “inattuale”, come restituito da Fulvio Irace (“Storie e storiografia dell’architettura contemporanea”, Jaca Book, 1992), secondo cui il manuale di Benevolo è “il più autorevole e convincete rappresentante di quella storia militante che rappresenta oggi per molti critici una sorta di “peccato d’origine” della storiografia dell’architettura contemporanea”.

Collaborazioni e commenti sui temi a lui più congeniali per prestigiose testate e pubblicazioni completano il quadro del Benevolo saggista, che pubblica per il “Corriere della Sera”, con cui collabora tra il 1974 e il 1986, e firma i testi per l’Encyclopedie Universelle (“Villes nouvelles”), l’Enciclopedia del Novecento di Treccani (“Architettura”) e l’Enciclopedia Europea di Garzanti (“Città”).
Come per molti dei protagonisti della recente storia dell’architettura, tra cui il recentemente scomparso Luigi Caccia Dominioni, saranno necessari tempo e distanza critica per le valutazioni del suo ruolo, ma con lui se ne va un altro indiscusso esempio di un professionismo colto e militante che, impegnato su fronti che la pratica estremizzata di oggi rende quasi impossibili, ha costruito la più recente storia italiana.

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