Massimo Roj: dall'architetto ‘demiurgo' alla progettazione integrata, l'esempio di Progetto CMR | Architetto.info

Massimo Roj: dall’architetto ‘demiurgo’ alla progettazione integrata, l’esempio di Progetto CMR

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Nata negli anni Novanta a Milano come studio di progettazione integrata Progetto CMR è oggi una società affermata a livello mondiale, unica presenza italiana nella classifica Architecture Top 100 di BD World Architecture, che ha fatto del ‘mix’ di competenze il suo segno distintivo e fattore del suo successo. Architetto.info ha chiesto al fondatore, arch. Massimo Roj, di raccontare il suo ‘viaggio’, dagli esordi in Italia al recente boom in Cina, per tracciare l’esperienza di una realtà ‘made in Italy’ oggi presente in nove Paesi.

Progetto CMR è oggi una realtà con 13 sedi nel mondo che impiega oltre 160 tra architetti e ingegneri. Con quali obiettivi è stata fondata nel 1994?

Progetto CMR nasce dalla volontà di offrire qualcosa di diverso al mercato italiano. Era la fine del 1993 quando sviluppai il pensiero di come poter contenere i costi attraverso la razionalizzazione e l’ottimizzazione delle sedi aziendali e, avendo lavorato in ambito office space planning, decisi di portare questo tema in Italia, proponendolo prima alle aziende internazionali e poi a quelle italiane. La prima commessa arrivò a giugno del 1994 e consisteva nella ristrutturazione della sede di JP Morgan, in corso Venezia a Milano. Da qui nacque il pensiero di poter offrire qualcosa di ancora più completo: l’esperienza maturata nel mondo anglosassone mi offrì la possibilità di vedere da vicino la complessità e il grado di evoluzione della progettazione degli spazi di lavoro, arrivando a una conclusione: l’architetto ‘demiurgo’ non era più in grado di supportare questo tipo di sviluppo, ma serviva un team eterogeneo di professionisti.

È così che è nato il concetto di progettazione integrata, alla base oggi della vostro metodo di lavoro?

Sì, progettare in modo integrato è il nostro metodo. L’integrazione è il prerequisito indispensabile per una progettazione sostenibile che garantisca controllo di costi e tempi, unito alla qualità del progetto. Nella seconda metà degli anni Novanta, insieme ad Antonella Mantica, esperta di office spaceplanning, e poi anche a Marco Ferrario, ingegnere e compagno di studi, chiamai attorno a noi altri amici con competenze diverse e dalla progettazione architettonica ci siamo mossi verso l’ambito della progettazione elettromeccanica, dell’ingegneria strutturale, fino ad arrivare agli aspetti tecnico-normativi. Nel giro di due anni sono nati altri due dipartimenti, uno dedicato all’industrial design e uno alla ricerca e sviluppo, sino ai sei attuali. Oggi, il dipartimento di architettura è a sua volta suddiviso in space planning, interior design, building design, urban planning; il dipartimento di ingegneria sviluppa calcoli strutturali, progettazione di impianti, collaudi, valutazione delle prestazioni energetiche e interventi di riqualificazione. L’area tecnico normativa fornisce consulenze in materia di salute e sicurezza, antincendio, verifiche in cantiere e in ambiente abitato; l’area dedicata all’industrial design sviluppa prodotti per grandi produttori di arredi e illuminazione, partendo anche qui dall’ufficio. Il dipartimento di process management si occupa di gestione e direzione lavori, project management e cost control e, infine, l’area di ricerca e sviluppo integra i precedenti cinque dipartimenti, studiando, ideando e sviluppando iniziative che possono nascere all’interno o su richiesta dal cliente.

Alla luce di tutto ciò, come si può definire il progettista di oggi?

Il progettista di oggi non è più un’unica persona ma un team di professionisti con capacità e competenze diverse che si estendono dall’architettura all’ingegneria, ma anche in campi quali l’energia, l’illuminazione, la prossemica, la sicurezza. Non si può, a mio avviso, parlare di singolo progettista ma di una squadra che ha bisogno di un maestro di orchestra, rappresentato dal project leader. Oggi, grazie anche all’impiego di strumenti informatici evoluti, è possibile lavorare sul medesimo file con competenze diverse poiché ogni progetto deve tenere conto fin dall’inizio di una molteplicità di aspetti, dalla funzionalità all’aspetto formale. Ad esempio, Progetto CMR adotta un processo ‘inside out’, dall’interno verso l’esterno: partiamo dalle esigenze dei futuri fruitori degli spazi per poi andare ad adattare il progetto al luogo in cui sorgerà, alla cultura, alle abitudini, alle regole del Paese o della città dove dobbiamo realizzare l’intervento. Questa è l’essenza della progettazione integrata, a mio avviso la migliore via della progettazione.

Progetto CMR è molto attiva in Cina e ha all’attivo diversi progetti, dalla ‘pura’ progettazione alla riqualificazione urbana. Come è nato questo ‘viaggio’ nel Sol Levante?

La Cina rappresenta una fase importantissima della nostra evoluzione: il primo viaggio risale al 2002 ed è stato come scoprire un ‘nuovo mondo’. Ormai siamo presenti nel Paese da diversi anni, anni importantissimi per dimostrare di saper fare architettura. In Italia negli ultimi cinquant’anni sono stati costruiti pochissimi edifici, poi è arrivata la crisi. L’apertura al mercato cinese ci ha permesso di crescere moltissimo, ampliando competenze e campi di azione. Passando dalla progettazione di uffici a richieste più ampie, la progettazione si è estesa al campo urbanistico con strutture mixed-use. Abbiamo quindi coinvolto nuovi esperti in questi settori e, seguendo sempre lo stesso approccio, siamo riusciti a inserirci nel settore ricettivo, retail, residenze, impianti sportivi, edifici governativi, musei, università. Oggi, grazie alla presenza in 9 Paesi, lavoriamo a contatto con culture diverse, acquisendo la capacità di valutare diversi atteggiamenti, culture, abitudini. In un mondo globalizzato come quello di oggi, la mia idea è che si debba preservare al massimo la cultura locale e l’integrazione diventa quindi determinante. Dobbiamo imparare dal passato per progettare il futuro: affiancare alle moderne tecnologie le tradizione locali può permettere di migliorare la qualità dei progetti e dunque della vita dei cittadini.

In Cina lo studio è stato anche premiato con il Golden Award per la progettazione per il Sustainable Urbanization Park project (SUP). Ci può parlare di questo progetto?

Il masterplan è pensato per Shenyang, capitale della provincia di Liaoning, interessa un’area complessiva di 666.000 metri quadrati ed è stato premiato dal governo cinese nell’ambito di un concorso senza submission, scelto tra oltre 700 progetti di sviluppo urbano come il più innovativo. L’aspetto centrale del SUP è l’organizzazione delle funzioni: in Cina l’urbanistica è figlia de Le Corbusier e dell’impostazione nord americana, con città organizzate per funzioni. Un aspetto, questo, che comporta un continuo movimento della popolazione dalle aree residenziali a quelle lavorative a quelle commerciali, lasciando delle zone isolate e ‘vuote’ in determinati momenti della giornata. Ciò è contrario, in generale, alla storia dell’umanità e, nello specifico, alla storia cinese, dove la dimensione tradizionale è quella della casa-bottega, come gli hutong pechinesi, case a corte dove si viveva in comunità, che oggi hanno lasciato spazio ai grattacieli, rigorosamente esposti nord-sud e privi dei servizi che facilitino la vita della popolazione. Noi continuiamo a proporre un’integrazione di funzioni connesse l’una con l’altra, come nel caso del progetto SUP, creando una sorta di piccolo quartiere autosufficiente all’interno di una grande città, una città che diventa così multicentrica, efficiente, interconnessa. Il progetto di Shenyang ha in sé tutte queste caratteristiche, sebbene qualche modifica che abbiamo dovuto apportare confrontandoci con il mondo cinese, andando incontro a feng shui e rigidità amministrative. Il progetto è dunque più rigido di come era in partenza: se lungo l’asse est-ovest ci possono essere solo uffici e lungo quello nord-sud solo appartamenti, le possibilità di ‘movimentare’ il master plan si riducono notevolmente.

Quali altri progetti di riqualificazione urbana sono in corso all’estero?

Un progetto di proporzioni molto ampie è quello destinato a Xìxian, dove verrà realizzato un parco urbano e agricolo in grado di produrre i mezzi di sussistenza per un’area nella quale vivono circa 100mila persone e dove l’agricoltura è da sempre attività primaria. Il masterplan include quindi ospedali, scuole, università, un grande parco interno che sfocia in quello agricolo da 100 ettari. Inoltre, la città di XìAn è una delle più importanti nella storia cinese, ricca di reperti archeologici e memorie del passato: l’idea è quindi di offrire a cittadini anche un parco archeologico con spazi museali. Una piccola città all’interno di una megalopoli da 10 milioni di abitanti.

Spostandoci in un’altra parte del mondo, a fine maggio è stato ufficialmente firmato il primo contratto indonesiano di Progetto CMR. Il progetto The Bay riguarda un masterplan di 120.000 metri quadrati su cui si svilupperà un exclusive resort rigorosamente in stile balinese, pensato con tutti i criteri di sostenibilità e costruito con materiali locali, pietra lavica e paglia in particolare.

E in Italia?

Nel nostro Paese abbiamo recentemente realizzato la nuova sede di una delle principali acciaierie italiane, Ferriere Nord, il più grande produttore di ferro e acciaio per le costruzioni. È un edificio sostenibile con connotazioni particolari, situato in Friuli, nella terra di Osoppo colpita dal terremoto negli anni Settanta e completamente ricostruita, una campagna bellissima dove sono presenti, divisi dalla ferrovia, da una parte l’acciaieria e dall’altra la sede di Gruppo Fantoni, maggiore produttore italiano di legno. Una struttura orizzontale e dinamica è il cuore del concept per la nuova palazzina di Ferriere Nord ad Osoppo: un edificio composto da due corpi rettangolari disposti a T, organizzati intorno a un atrio centrale a tripla altezza. La centralizzazione e l’accorpamento di tutte le funzioni aziendali in un’unica struttura è finalizzata a una maggiore efficienza operativa, a un miglioramento dell’organizzazione aziendale e all’adeguamento degli spazi alle esigenze dei singoli uffici. La struttura cerca inoltre di portare con sé una serie di elementi che fanno riferimento alla storia del paese, dell’azienda e dei suoi prodotti.

Sempre in Italia, dopo esserci occupati degli uffici della sede della Campari a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, abbiamo appena completato le facciate della nuova ‘casa’ di Martini & Rossi vicino a Torino: un edificio a doppia pelle con un forte impatto estetico, che nasce all’interno del sito produttivo storico dell’azienda e garantisce la sostenibilità dell’edificio sia dal punto di vista energetico che del consumo di tutte le risorse ambientali coinvolte nel processo di realizzazione. Vetro e colore caratterizzano il concept del progetto e il “rosso Martini” è il filo conduttore del progetto dell’involucro, che garantisce alte performance ed efficienza energetica con la predisposizione di schermature solari oltre che diverse tipologie di facciata varianti in base all’orientamento.

Qual è il suo punto di vista sulla sostenibilità e quale l’approccio ‘green’ di Progetto CMR?

La sostenibilità è un tema da sempre vicino. Abbiamo iniziato questo percorso virtuoso alla fine del secolo scorso, raccogliendo progetti da tutto il mondo ancora in fase sperimentale, sia a livello urbano che di singoli edifici. Oggi il modo di progettare non può far a meno della sostenibilità e i clienti sono meno restii rispetto al passato: da un lato, i costi degli interventi di efficientamento energetico si sono abbassati e, dall’altro, il risparmio che ne deriva è da subito tangibile. Ad esempio, le Torri Garibaldi, nell’area Porta Nuova a Milano, consumano il 75% in meno rispetto al passato grazie a un insieme di tecnologie innovative, tra cui le facciate interattive in vetro che contengono al loro interno dell’aria. Quest’ultima, funzionando come isolatore termico tra esterno e interno, permette il mantenimento di condizioni interne ottimali. Progetto CMR, grazie anche all’integrazione delle diverse competenze, sviluppa progetti sempre più approfonditi in tema di sostenibilità, sia nell’ambito delle nuove realizzazioni che di riqualificazione dell’esistente. Non da ultimo, le stesse recenti normative in tema di efficienza energetica e di ‘edifici a energia quasi zero’ spingono a un continuo miglioramento. 

Sustainable Urbanization Park project (SUP)

Il masterplan di Xìxian

The Bay – Bali


La sede di Ferriere Nord

Le Torri Garibaldi

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