Massimo Roj, Progetto Cmr e il 'potere' del team | Architetto.info

Massimo Roj, Progetto Cmr e il ‘potere’ del team

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Progetto Cmr è reduce da due premi prestigiosi: il CasaClima Award per la sede Martini & Rossi di Pessione (SCOPRI I DETTAGLI DEL PROGETTO) e il Premio Rebuild 2014 con la ristrutturazione dell’edificio San Nicolao a Milano. La practice guidata da Massimo Roj conferma così di essere tra i protagonisti dell’approccio sostenibile alla progettazione in Italia. Incontriamo ancora, dopo l’intervista del 2013, il fondatore Massimo Roj per parlare di sviluppo sostenibile e ruolo degli architetti, Bim, ricerca energetica sperimentale e degli ultimi “successi” della società di progettazione.

Qual è l’importanza strategica del ruolo del progettista per lo sviluppo sostenibile? È corretto pensare all’architetto come suggeritore di strategie su ampia scala?

Essendo un tecnico e un professionista della materia, il progettista ne deve conoscere i risvolti, e oggi, nell’ambito di un progetto, lo sviluppo sostenibile non può più essere solamente un marketing tool; è diventato un elemento imprescindibile, quindi, nell’ambito della figura professionale dell’architetto. Per forza di cose, noi dobbiamo essere portati a trovare nuove soluzioni, a trovare nell’ambito della ricerca quello che possa essere il passaggio successivo. Quindi, siamo noi gli artefici del cambiamento; l’architetto di oggi non può più essere il demiurgo di leonardesca memoria, che spazia da un’arte all’altra, ma deve essere colui che coordina specifiche professionalità e lavora insieme ad esperti di diversi settori. Il progettista di oggi non è una persona sola, ma un team di professionisti dove ciascun singolo dovrebbe possedere, oltre a diverse esperienze, capacità e competenze, anche una visione più ampia per poter sviluppare il progetto nella maniera migliore.

Il mondo delle costruzioni impiega il 40% delle fonti energetiche non rinnovabili globali e, per quanto riguarda le emissioni di CO2, si è giunti a un punto di non ritorno. Quali possono essere le vie alternative e innovative: gli Energy-plus Buildings, il Life Cycle Assessment o l’utilizzo di certificazioni sempre più restrittive come il Living Building Challenge?

Questo è un dato ineluttabile ormai. Negli anni passati non ne eravamo a conoscenza in maniera così dettagliata ma nei Paesi emergenti e soprattutto in Asia, questi dati sono emersi in modo molto più forte ed eclatante. Mi è capitato di ascoltare un cronista che, presentando la maratona di Pechino, si stupiva del fatto che il livello di polveri sottili era 20 volte superiore al massimo ammissibile in qualsiasi altra città, e che le persone correvano con la maschera antigas: quando ci sono 900 di µg/m³ di PM20 la situazione è drammatica. Quindi, in tutto il processo progettuale, il tema della sostenibilità non è solo un problema tecnico, come affrontato generalmente in molti progetti, ma è un problema di scala più ampia che dall’ambito sociale attraversa gli aspetti economici e poi arriva anche al dato tecnico. In un processo così ampio si deve riuscire a dare una risposta ad ognuno dei macro-temi, entrando nello specifico e nell’attuazione pratica del progetto.

Versatilità del layout interno, sostenibilità energetica, dinamismo orizzontale e isolamento sismico sono le caratteristiche della nuova sede direzionale di Ferriere Nord, azienda di rilevanza internazionale nel settore degli acciai per l’edilizia – inaugurata l’11 ottobre su disegno di Progetto Cmr.

Dal punto di vista della sostenibilità, uno dei grandi obiettivi per il futuro è il calcolo del carbon footprint, comprendente sia il Life Cycle Assessment che il calcolo dell’Embodied Energy. La classificazione dei materiali sulla base del loro impatto ambientale del ciclo-vita come viene affrontata e gestita dal vostro studio?

Progetto CMR è organizzata in Dipartimenti: il più ampio dimensionalmente è quello dell’Architettura, affiancato dall’Industrial Design, l’Ingegneria, il Process Management, e Ricerca e Sviluppo. Quest’ultimo è il dipartimento che segue maggiormente i temi relativi agli aspetti legati alla sostenibilità, lavorando al fianco degli altri team in maniera trasversale. Questo reparto porta il proprio contributo, anche tramite l’esperienza dei colleghi internazionali con cui si relaziona o le ricerche a cui riesce a partecipare tramite associazioni come il Green Building Council o gli eventi internazionali a cui siamo chiamati a partecipare. È quindi un team di tecnici che viene ad affiancare l’equipe progettuale di volta in volta, ma, data l’indole di noi architetti ad essere delle “spugne culturali”, mano a mano che arrivano le informazioni, le assorbiamo e le riversiamo nel progetto successivo.

Che uso fate del Bim, vista la complessità degli appalti e dei vostri progetti? Quali programmi utilizzate?

Progetto CMR fa parte del network internazionale European Architects Network insieme ad altri 5 partners: HOK in Inghilterra/Stati Uniti, Altiplan Architects per il Belgio, Nps Tchoban Voss per la Germania, Arte Charpentier per la Francia e Estudio Lamela per la Spagna. Insieme ad HOK abbiamo iniziato a testare in via sperimentale il sistema Bim, circa 9 anni fa; ma l’interfaccia con Autocad era molto difficoltosa all’epoca. Successivamente, quando Autodesk ha acquisito il pacchetto Revit, questa interfaccia è diventata più semplice e 3 anni fa abbiamo iniziato ad utilizzare a tutti gli effetti questo strumento. Oggi l’80% dei nostri progetti è realizzato con Revit (quindi con un sistema Bim). L’utilizzo del Bim è certamente vantaggioso in un’organizzazione come la nostra, che fa della progettazione integrata il motivo del suo successo. Gli architetti e gli ingegneri lavorano sugli stessi files e, quando dobbiamo verificare come funziona un edificio o una struttura, riusciamo a visionare tutti gli elementi in modo immediato. Oltre a semplificare il nostro lavoro, permette al cliente di avere una visione del progetto in itinere; ne è un esempio un nostro progetto recente, il nuovo Stadio Nazionale di Tirana, in Albania. Il lavoro è stato sviluppato insieme ad un grande gruppo di costruzioni (Serenissima Costruzioni, ndr ), rimasto particolarmente colpito dalla flessibilità di questo strumento e da come abbiamo potuto affrontare i diversi temi in uno stadio di nuova generazione, multifunzionale, riuscendo ad osservare ogni particolare in modo dettagliato, dalle fondazioni alle strutture in elevazione, fino alle sedute.

Qual è il vostro rapporto con la ricerca energetica sperimentale applicata ai materiali da costruzione? Penso, ad esempio, alla vostra collaborazione con SECI Energia del Gruppo Maccaferri…

La nostra organizzazione, seppur sia cresciuta negli anni, risulta essere comunque molto contenuta rispetto ai grandi colossi internazionali; la ricerca è indubbiamente un elemento importante e spesso viene condotta specificatamente sul progetto in questione. Più recentemente, ci hanno impegnato lavori su scala urbana, e abbiamo lavorato insieme a 3 Istituti Universitari di grande qualità, come il Politecnico di Milano, con cui cooperiamo da molto tempo e dove ho insegnato per molti anni, e anche con la Tianjin University e la Tongji a Shanghai. Attraverso la collaborazione con queste istituzioni, riusciamo ad assimilare dati sempre aggiornati. Lo studio sui nuovi materiali avviene anche attraverso la relazione con i grandi produttori; per un recente lavoro a Jakarta, abbiamo affrontato il tema del trattamento del cemento – insieme ad un grande gruppo italiano – secondo diverse modalità di impiego (anti-sismico, drenante, foto catalitico): è stata una sperimentazione che ha portato ad incrementare la qualità del progetto. Quindi, il rapporto con i gruppi industriali diventa determinante ai fini della sperimentazione. Il caso di Maccaferri è stato significativo: l’entrata del gruppo nel mercato della sostenibilità ha delineato il progetto per il nuovo headquarters in una direzione “green”.

Nella nuova sede gruppo Industriale Maccaferri a Zola Predosa, Bologna, inaugurata nell’Ottobre del 2009, la facciata vetrata con cui è realizzato l’edificio crea un armonioso gioco di luci e colori, ed è composta da un sistema di vetri selettivi trasparenti e pannelli opachi ventilati che minimizzano il surriscaldamento estivo, integrando così qualità estetica ed efficienza globale della struttura.


Nel suo ultimo testo “Less Ego more Eco”, lei formula un decalogo di azioni da perseguire per rendere sostenibile un sistema urbano. Guardando alla Smart City e al Piano Operativo Nazionale “Ricerca e Competitività” del Ministero del’Istruzione e dell’Università, possono i concetti espressi nel suo testo prevedere la nascita di nuove figure tecniche e gestionali?

Presumo che ci sia sempre di più la necessità di avere esperti che vadano in profondità nei diversi ambiti della progettazione. Il libro ha lo scopo di aumentare la conoscenza del mercato su temi estremamente cari a tutti noi, non solo come tecnici, ma come popolo, perché se miglioriamo la qualità di vita all’interno della città rendiamo un favore all’umanità. Come tecnici, abbiamo il diritto e il dovere di fare questo, e quindi il libro parla in modo abbastanza semplice di temi articolati e complessi. Ho avuto la fortuna di incontrare personaggi con background, competenze, estrazione culturale e nazionalità diverse, e di recepire una visione comune, che va dagli Stati Uniti all’India, fino alla Cina, di come sia importante poter incrementare la qualità del nostro vivere quotidiano. Aumentare la conoscenza di questi aspetti potrà permettere l’incremento delle ricerche in questo settore. Io rimango dell’idea che noi italiani, avendo nel DNA una cultura millenaria, non possiamo esimerci dall’avere una visione globale, più ampia; un progetto non può essere solo un percorso meccanicistico, ma necessita di uno spirito e di sentimenti: esso vive anche di quella che è l’anima del progettista o degli utenti che lo dovranno utilizzare o vivere.

In pochi mesi, Progetto CMR si è aggiudicato i premi CasaClima Awards per la sede Martini&Rossi, a Pessione, e il Rebuild 2014 per la riconversione dell’edificio “San Nicolao”, a Milano. In quest’ultimo, grazie alla riqualificazione energetica, si è incrementato il valore commerciale del costruito al mq del 30% rispetto a un omologo in classe G. In quale modo il costo di trasformazione al mq ha indirizzato le vostre scelte energetiche sul costruito?

Di solito l’architetto viene visto come l’artista che non tiene conto degli aspetti economici nei suoi progetti, e che crea forme spettacolari con costi iperbolici. Agli inizi della mia carriera ho lavorato in un contesto anglosassone: gli inglesi sono molto più restrittivi. Ho imparato che qualsiasi segno parte da una serie di considerazioni: gli aspetti sociali come determinazione del fabbisogno, quelli economici relazionati alla sostenibilità, senza mai sottovalutare l’aspetto tecnico-pratico. In ogni lavoro siamo abituati a partire dalla valutazione economica, la base dalla quale far partire le scelte successive. Nel caso di San Nicolao, la sfida è stata nel rendere il fattore energetico un elemento determinante per la riduzione dei costi di gestione restando all’interno di un budget molto contenuto. Ai tempi dei Romani gli edifici avevano murature esterne di grandi dimensioni e riuscivano a mantenere l’energia che veniva prodotta all’interno: per l’intervento di  riqualificazione di “San Nicolao” ci siamo ispirati a questa tecnica della massa termica, ragionando su una facciata tradizionale altamente performante, con un cappotto esterno e delle bucature con finestre semplici, oltre all’utilizzo di un intonaco fotocatalitico al fine di portare lo stabile dalla classe G, alla classe A.

Nella riconversione dell’edificio “San Nicolao”, in Piazza Cadorna a Milano, vincitore del premio Rebuild 2014, Progetto Cmr è riuscito a realizzare un edificio di alta qualità ambientale, portando lo stabile dalla classe Classe G (EPh=82.85 KWh/ m3a) in classe A (EPh=5.62 KWh/ m3a), massimizzando l’efficienza termica, minimizzando le dispersioni ed assicurando un adeguato comfort luminoso, grazie anche alla nuova facciata altamente performante, con finitura in intonaco fotocatalitico.

Secondo me, questo è il giusto balance che mette in relazione il nostro passato con il futuro. Le tecnologie aumentano e migliorano, ma cerchiamo di ricordarci del passato. Qualche giorno fa c’è stato un’incontro al Politecnico di Milano fra Matteo Renzi e Li Keqiang, il primo ministro cinese; quest’ultimo ha raccontato di come in Cina, in passato, all’insediarsi di una nuova dinastia veniva raso al suolo tutto ciò che apparteneva alla quella precedente; tutte le memorie, quindi, sono sempre state cancellate. Recentemente Li Keqiang ha visitato l’Italia e osservando in particolare alcuni monumenti ha ammesso di aver avuto le lacrime agli occhi per la bellezza e l’incredibile ricchezza del nostro Paese. Ecco, noi questa ricchezza ce l’abbiamo dentro, e lo dobbiamo ricordare per poi esternalizzarla nei lavori. Ovviamente, dobbiamo adeguarci ai tempi che viviamo, non possiamo continuare a progettare in stile Neoclassico, però dobbiamo ricordarci di ciò che in passato è stato fatto di buono e tentare di replicarlo.

Progetto CMR a giugno si è aggiudicato il primo premio per la competizione internazionale indetta per il nuovo Stadio Nazionale di Tirana in Albania, finanziato in parte dalla UEFA che prenderà il posto del Qemal Stafa Stadium, costruito nel 1946 e già rinnovato nel 1974.


L’autore


Fabrizio Aimar

Architetto libero professionista, si laurea a pieni voti presso la Facoltà di architettura del Politecnico di Torino. Ha collaborato in un noto studio di ingegneria civile ed infrastrutturale di Torino, redigendo progetti esecutivi e costruttivi in supporto a note firme di architettura internazionali (Jean Nouvel, Renzo Piano, Mario Cucinella, Aymeric Zublena). Ha inoltre collaborato al progetto costruttivo architettonico del Grattacielo Intesa Sanpaolo di RPBW, sempre per uno studio torinese. Dal 2009 è firma della rivista “Il Giornale dell’Architettura”. Dal 2010 è membro della commissione cultura dell’Ordine degli architetti P.P.C. della Provincia di Asti. Nel 2014 è firma della rivista coreana di architettura “C3”.

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