Mirko Franzoso: il problema dei giovani è un sistema che ha paura di cambiare | Architetto.info

Mirko Franzoso: il problema dei giovani è un sistema che ha paura di cambiare

Intervista al giovane progettista della Casa sociale di Caltron, con cui abbiamo parlato di giovane professione, concorsi e futuro ruolo dell’architetto

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Mirko Franzoso (Cles, Trento, 1978) è il progettista autore della Casa sociale di Caltron vincendo un concorso a inviti aperto ad architetti under 35 bandito dal Comune di Cles. Laureato in architettura a Venezia nel 2005, nel 2009 apre a Cles il proprio studio professionale dopo collaborazioni con numerosi studi di progettazione. Gli abbiamo posto alcune domande sulla professione di architetto oggi e sul ruolo e problemi della giovane professione.

Giovani architetti e giovane professione. Quali sono le difficoltà, e le possibilità, dell’essere un giovane architetto oggi in Italia?
La situazione italiana contemporanea sicuramente non favorisce i giovani e men che meno i meritevoli. Le difficoltà sono legate a un sistema molto conservatore che ha paura di cambiare e che non dà fiducia alle nuove generazioni. Le difficoltà e gli ostacoli in questo senso sono molti e difficilmente superabili, ma possono/devono essere considerati degli stimoli per dimostrare la propria volontà di iniziativa e le proprie capacità. Riuscire a raggiungere risultati grazie alla propria perseveranza è lo stimolo più forte per andare avanti nella professione, per fare del nostro meglio e avere in futuro maggiori possibilità. Le possibilità ci sono, poche ma ci sono, bisogna riuscire a coglierle e a sfruttarle al meglio con il massimo impegno. In questo senso i pochi concorsi di progettazione sono sicuramente importanti opportunità. Oltre a questo è importante crearsi delle ulteriori possibilità, sviluppando e proponendo le proprie idee con spirito di iniziativa, costanza e molta pazienza, a clienti, committenti e aziende, in modo da dimostrare l’entusiasmo, le capacità e le competenze.

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Pensa che l’essere attivo nel particolare contesto di una provincia autonoma riesca a dare migliori prospettive al lavoro di un giovane architetto e alla sua crescita?
Ritengo che il contesto provinciale autonomo nel quale lavoro non dia maggiori opportunità e migliori prospettive di lavoro per i giovani architetti perché, come nella maggior parte del territorio italiano, non vengono adottati criteri di selezione dei professionisti basati sulla qualità. Lo strumento del concorso di progettazione non è diffuso e spesso la selezione avviene su basi economiche (gare al ribasso) o, peggio ancora, sull’esperienza pregressa del professionista. In questi ultimi casi non importa se un professionista ha realizzato un’architettura di qualità, ma solo se ha già realizzato un determinato tipo di architettura. Tutto ciò va quindi a discapito dei giovani architetti che vengono esclusi dalla possibilità di progettare e realizzare manufatti solo perché non hanno la necessaria esperienza. Ovviamente in questo modo si forma un circolo vizioso per il quale i giovani non riescono a formarsi il curriculum necessario per poter essere presi in considerazione per la progettazione di nuove opere di architettura.

casa_sociale_caltron-1094_2015_foto di Mariano Dallago

Casa sociale di Caltron © Mariano Dallago

È stata da poco completata la Casa sociale di Caltron, frutto di un concorso a inviti rivolto a professionisti under 35 da lei vinto. I concorsi, in Italia pochi, sempre più di idee e sempre meno di progettazione, possono essere una reale possibilità di emergere per i giovani? A quali condizioni?
Sicuramente i concorsi di progettazione possono essere una buona possibilità per i giovani progettisti, per emergere e per farsi conoscere, ma solo se vengono organizzati e gestiti in modo serio e competente da parte dei committenti. Solo un concorso gestito dall’inizio alla fine in modo serio e corretto può portare a un’opera di qualità. Non di rado purtroppo si verifica che il bando e il materiale predisposto per la fase concorsuale sia lacunoso e che le commissioni non abbiano la competenza adeguata per valutare gli elaborati presentati e tutto ciò, oltre a vanificare il considerevole lavoro dei progettisti più impegnati, mina profondamente la credibilità da parte della committenza nello strumento del concorso. Ritengo quindi che il concorso sia lo strumento migliore per l’affidamento dei lavori, ma solo se gestito in modo serio e professionale in tutte le sue parti, in modo da innescare un processo di selezione dei professionisti basato su criteri di qualità e merito.

Edifici, grafica, design e molto altro ancora, oggi la professione dell’architetto è molto cambiata rispetto al passato. Come vede il futuro e il ruolo dell’architetto?
Penso che la nostra professione abbia sempre offerto moltissimi spunti di interesse che variano e spaziano nei vari campi collegati all’architettura e non solo. In questo periodo, vista anche la nascita di percorsi di formazione specifici per le discipline legate all’architettura, penso sia necessario un approccio diverso, che punti a un’alta specializzazione e professionalità e a cercare quindi di restringere il campo nel quale si opera, piuttosto che di allargarlo. Solo collaborando in un team multidisciplinare, con il quale portare avanti i progetti nelle diverse discipline, ciascuno con il proprio ruolo e lavorando sempre “gomito a gomito” per avere la massima interazione possibile tra le varie competenze, può portare a risultati di qualità. Al giorno d’oggi, per gestire uno studio d’architettura è necessario operare nel rispetto dei reciproci ruoli delle diverse figure professionali e dare quindi maggior importanza alle variegate competenze che entrano in gioco nel processo edilizio, e in tutti i settori legati all’architettura. L’architetto, per svolgere al meglio il suo ruolo di progettista, deve essere la figura che sviluppa e porta avanti il progetto in tutti i suoi dettagli ed allo stesso tempo coordina e interagisce con le numerose figure professionali specializzate che entrano nel processo, qualsiasi sia il tema di progetto.

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