Odile Decq, l'ultima 'diva' dell'architettura dopo Zaha | Architetto.info

Odile Decq, l’ultima ‘diva’ dell’architettura dopo Zaha

Il recente Jane Drew Prize 2016 è solo l'ultima delle conferme della centralità di Odile Decq nel panorama internazionale. E c'è chi dice che, dopo la scomparsa di Zaha Hadid, sia l'ultima donna architetto rimasta in grado di catalizzare attenzione ben oltre i confini dell'architettura. Il nostro profilo

Odile Decq
Odile Decq
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Odile Decq ha vinto l’edizione 2016 del Jane Drew Prize. Promosso dall’Architectural Review all’interno del programma Women in Architecture Awards, che comprende anche l’Ada Louise Huxtable Prize aggiudicato invece all’ex direttrice della Serpentine Gallery Julia Peyton-Jones, è uno dei pochi riconoscimenti internazionali che puntano i riflettori sulla “questione femminile in architettura“. Questione che – il caso vuole – è stata riportata al centro del dibattito anche oltre i confini dell’architettura dopo la triste scomparsa di Zaha Hadid.

Il premio Jane Drew è intitolato alla memoria della britannica Jane Drew che, laureata all’Architectural Association nel 1929 e scomparsa nel 1996, cercò di creare il primo studio completamente al femminile e fu la prima full professor donna ad Harvard e al Mit, e rafforza un processo di riconoscimento del lavoro delle donne in un settore fortemente maschile (e maschilista) che ha mosso i primi passi solo negli anni più recenti sia appunto attraverso i “record” di Zaha Hadid, Jane Drew nel 2012, prima donna premio Pritzker nel 2004 e prima Riba Royal Gold Medal solo in questo 2016, sia nella richiesta, rigettata nel 2013, di conferimento postumo a Denise Scott Brown di un premio Pritzker aggiudicato nel 1991 al solo Robert Venturi, che nel più recente, e tutto italiano, ArcVision Prize promosso dal Gruppo Italcementi, la cui quarta edizione è in chiusura il 7 aprile alla Triennale di Milano e della cui giuria quest’anno fa parte la stessa Decq.

Odile Decq si aggiunge così a Zaha Hadid, Kathryn Gustafson, Eva Jiřičná, Kathryn Findlay e Yvonne Farrell e Shelley McNamara (Grafton Architects), scelta per la sua “potenza creativa, l’energica capacità di infrangere le regole e la difesa della parità di genere”.

Eccentrica e radicale fin dalla sua inconfondibile immagine, Odile Decq nasce a Laval, in Bretagna, nel 1955. Dopo il completamento degli studi prima a Rennes e poi a Parigi, dove si laurea in Architettura nel 1978 e l’anno seguente di diploma anche in Pianificazione urbana, trascorre la prima metà degli anni ottanta a Londra. Tornata a Parigi, nel 1985 costituisce con Benoît Cornette lo Studio ODBC e, in seguito alla prematura scomparsa di quest’ultimo nel 1998, prosegue da sola costituendo lo Studio Odile Decq.

L’attività di Odile Decq cresce negli anni attraverso la realizzazione di un numero di edifici non elevato ma di qualità che spaziano dai musei alle gallerie d’arte ai complessi di social housing fino alle infrastrutture. Dopo alcuni interventi residenziali a Parigi e la realizzazione dello showroom Apple di Nantes, il primo incarico importante è a Rennes, dove nel 1988 Studio ODBC vince un concorso per la nuova sede della Banque Populaire de l’Ouest per cui progetta un edificio di vetro e metallo pionieristico, pluripubblicato e pluripremiato e oggi minacciato di demolizione, il cui fronte principale è costituito da una doppia facciata di vetro sospesa schermata da una struttura staccata dalla superficie esterna.

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Banque Populaire © Odile Decq

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Banque Populaire © Odile Decq

La seconda parte degli anni novanta è professionalmente fortunata. In parallelo ai progetti per l’Università di Nantes, al centro di ricerca Saint Gobain a Aubervilles e all’insegnamento all’Ecole Spéciale d’Architecture di Parigi di cui all’inizio del nuovo millennio diventa anche direttrice, nel 1996, sempre in seguito alla vittoria di un concorso, a Nanterre completa il Centro operativo autostradale proponendo un complesso di uffici integrato in un viadotto. Nello stesso anno, Studio ODBC ottiene anche il prestigioso Leone d’Oro alla sesta Biennale di Architettura di Venezia diretta da Hans Hollein.

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Nanterre © Odile Decq – Xavier Testelin

Commandeur de l’Ordre des Arts et des Lettres e Chevalier de la Légion d’Honneur nel 2003, nel nuovo millennio la Decq inizia a lavorare anche in Italia. Nel 2010, proprio in parallelo all’apertura del Maxxi di Zaha Hadid, è inaugurato infatti l’audace ampliamento del Macro di Roma che, ottenuto in seguito all’ennesima vittoria di un concorso lanciato dal Comune capitolino nel 2001, completa l’edificio art nouveau dell’ex fabbrica Peroni con una nuova ala multilivello in vetro e metallo dotata di un cuore rosso centrale in cui posiziona il nuovo auditorium.

Macro Roma - foto: Studio Odile Decq

Macro Roma – foto: Studio Odile Decq

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Confluence © Roland Halbe

Mentre continua a completare interventi in Francia, come il ristorante Phantom Opera Garnier a Parigi (2011), il FRAC di Rennes (2012) e l’appena inaugurato incubatore di start-up Le Cargo realizzato di nuovo a Parigi come riconversione di un magazzino MacDonald, ma anche in Cina, dove è stato appena completato il dinamico Museo del geoparco nazionale Fangshan Tangshan a Nanjing, ottenuto anch’esso dietro vittoria in un concorso, prosegue nell’insegnamento sia all’estero che in casa: dopo avere lasciato l’incarico di direttore dell’Ecole Spéciale d’Architecture, nel 2014 dà infatti vita insieme a Matteo Cainer a Confluence – Istituto per l’innovazione e per le strategie creative in architettura, una scuola di architettura alternativa di cui progetta anche la sede.

FRAC Rennes © Roland Halbe

FRAC Rennes © Roland Halbe

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Fangshan Tangshan National Geopark Museum © Studio Odile Decq

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