Peter Wilson: un architetto orgogliosamente low-tech | Architetto.info

Peter Wilson: un architetto orgogliosamente low-tech

Abbiamo incontrato l'architetto l’australiano naturalizzato tedesco Peter Wilson, partner di Julia Bolles per lo studio Bolles+Wilson. Un carriera nel segno di un'idea: quella per cui meno tecnologia c’è in un edificio, più lunga è la sua vita

Un ritratto di Peter Wilson con, sullo sfondo, Julia Bolles (foto: Thomas Rabsch)
Un ritratto di Peter Wilson con, sullo sfondo, Julia Bolles (foto: Thomas Rabsch)
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Peter Wilson ha chiuso, negli spazi del Cineporto di Torino, la serie di appuntamenti Looking Around curati da Davide Tommaso Ferrando e dalla Fondazione dell’Ordine degli Architetti di Torino.

Nato nel 1950 a Melbourne, città in cui si è laureato per poi proseguire gli studi a Londra all’Architectural Association, ha fondato nel 1980 lo studio Bolles+Wilson insieme a Julia Bolles con cui, nel tempo, si occupa della realizzazione di molteplici progetti in tutto il mondo, tra cui la biblioteca civica di Münster (1993) e il nuovo Teatro Luxor di Rotterdam (2002). Lo abbiamo incontrato per porgli alcune domande.

Lei e la sua social Julia Bolles avete dato vita a Bolles+Wilson a Londra nel 1980. Poi vi siete spostati in Germania, a Münster, dove il suo studio ha sede dal 1989. Da allora il mondo è molto cambiato, al pari della professione. Come è cambiato il mestiere dell’architetto?
Molto semplicemente il fare architettura in passato era determinato dal “filtro” del disegno a mano. Il disegnare con le mani, secondo i neurologi, attiva aree del cervello localizzate nella parte creativa, a differenza dei processi di produzione digitale che, invece, ne mettono in funzione altre. L’architettura è cambiata nel senso che oggi si riesce a realizzare quello che in passato era chiuso, quasi relegato, nel cassetto della fantasia. Questa non è tuttavia una giustificazione per tutto il costruito contemporaneo, una percentuale molto alta del quale è, parafrasando Martin Heidegger, spazzatura alla moda ma dalla vita corta. La poesia è rara e proprio per questo è così importante.

Biblioteca civica di Münster  (foto:Christian Richters)

Biblioteca civica di Münster (foto:Christian Richters)

Negli anni più recenti la tecnologia ha rivestito un ruolo sempre più importante all’interno degli edifici e dei loro componenti. Come questa presenza ha influenzato i vostri edifici?
Né i mezzi di produzione né i mezzi di comunicazione hanno influenze sulla nostra architettura. Gli strumenti non hanno secondi fini, non siamo seguaci di Marshall McLuhan… Noi siamo architetti orgogliosamente low-tech: meno tecnologia c’è in un edificio, più la sua vita è lunga. Stiamo lavorando alla costruzione di una biblioteca in Lussemburgo (la Nuova Biblioteca Nazionale del Lussemburgo, ndr), un edificio che sfrutta le caratteristiche termiche dei materiali che lo costituiscono per essere caldo in inverno e fresco d’estate. Essere low-tech, in questo frangente, si traduce direttamente in un minore consumo di energia. Un edificio in sé per sé non è intelligente. Al pari delle biblioteche, che non pensano: sono i libri che portano le persone a pensare.

Il cinema-teatro Luxor a Rotterdam (Bolles + Wilson, foto: Christian Richters)

Il cinema-teatro Luxor a Rotterdam (Bolles + Wilson, foto: Christian Richters)

I sistemi Bim sono sempre più importanti nella professione architettonica, già obbligatori nei processi dei lavori di Olanda, Norvegia, Finalndia, Belgio e, nel prossimo futuro, Francia. Che ruolo ha il Bim nei vostri processi progettuali?
Curiosamente, lavoriamo un paese che è ancora un “buco nero” per il Bim: il Building Information Modeling non è infatti obbligatorio in Germania, anche se è sviluppato e utilizzato da molti ingegneri. Per come lo intendo io, il Bim porterà vantaggi per i grandi studi, o almeno per quella parte che può permetterselo, e causerà la morte di quelli piccoli, che invece non possono. In sé per sé non porterà a un’architettura migliore ma solo a una “militarizzazione” della produzione e all’efficienza procedurale.

Bolles+Wilson sta lavorando, e ha lavorato, in molte parti del mondo. Anche in Italia: com’è lavorare nel nostro paese?
Essere rispettosamente chiamato “architetto” (in italiano, ndr) è gratificante. Nel Regno Unito l’architetto è una semplice parte di un processo più grande che comprende anche lobbisti politici ed esperti di salute e sicurezza. Quando si arriva all’architetto è per chiedergli “di che colore dev’essere?”
Il nostro amore e il nostro rispetto per le tradizioni urbanistiche italiane e le lezioni di morfologia dei suoi spazi urbani si sono inaspettatamente evoluti nel masterplan per il quartiere Monteluce a Perugia (frutto di un concorso internazionale vinto da Bolles+Wilson nel 2006, ndr), un progetto straordinario di cui noi, giovani architetti, non avremmo mai immaginato di essere incaricati.

 

 

Non di meno, l’Italia per noi incarna anche dimensioni liriche: la meravigliosa sensazione della vittoria al concorso internazionale per la Beic a Milano (la Biblioteca Europea di informazione e cultura per il cui progetto nel 2002 venne bandito un concorso vinto da Bolles+Wilson, ndr) e la tragedia del suo stop dopo 10 anni dedicati alla predisposizione della documentazione completa e con la disponibilità dei fondi da parte del Ministero dei Lavori Pubblici. Esperienze come queste, insieme a molta ricerca storica, hanno reso possibile il libro che sto pubblicando, previsto a inizio 2016, con l’AA a Londra, dal titolo “Some Reasons for Travelling to Italy”, molto vicino a Stendhal, Goethe e i Grand Tour britannici più che alla contemporanea industria delle vacanze.

Il progetto della Beic, vinto da Bolles+Wilson nel 2002 (immagine: Tomasz Samek)

Il progetto della Beic, vinto da Bolles+Wilson nel 2002 (immagine: Tomasz Samek)

Beic (immagine: Tomasz Samek)

Beic (immagine: Tomasz Samek)

Cosa vede nel futuro di Bolles+Wilson?
Sono un perenne ottimista. Progetto sempre credendo che il progetto a cui sto lavorando abbia il potenziale per essere un grande lavoro. Possibilmente il nostro migliore.

 

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