Pritzker 2018: Balkrishna Doshi è il vincitore del premio | Architetto.info

Pritzker 2018: Balkrishna Doshi è il vincitore del premio

Primo architetto indiano a ricevere il prestigioso premio, giunto alla 40ma edizione. Balkrishna Doshi celebra così un’attività lunghissima e la "costruzione" di un intero paese

Courtesy of VSF
Courtesy of VSF
image_pdf

L’indiano Balkrishna Doshi è l’architetto Premio Pritzker 2018. L’inatteso vincitore di quest’anno, in cui cade anche il quarantesimo anniversario di un premio un po’ in affanno ma ancora prestigioso, segue l’altrettanto inattesa nomina dello scorso anno, lo studio catalano RCR Arquitectes, che aveva invece seguito Alejandro Aravena, il più giovane premiato di sempre (ma anche annunciato) e allora incaricato della direzione della sezione architettura della Biennale di Venezia.

È la prima volta che il Nobel dell’architettura arriva in India e viene nuovamente assegnato a un uomo, in una tradizione avviata nel 1979 con Philip Johnson e interrotta solo nel 2004 da Zaha Hadid: non sembrano infatti esserci tracce di proposte di nomi femminili che non compaiono nemmeno nei toto-Pritzker stilati come ogni anno dalla stampa internazionale di settore, che tra gli altri vedevano “impegnati” nella corsa virtuale l’eterno candidato Steven Holl, il giovane e sempre più richiesto Bjarke Ingels, Diébedo Francis Kéré e David Adjaye e un altro indiano, Bijoy Jain, ma anche David Chipperfield, archistar del periodo d’oro e direttore della 13° Biennale di Venezia che non è ancora riuscito a raggiungere il premio.

Per la giuria, presieduta dal Pritzker 2002 Glenn Murcutt e comprendente Benedetta Tagliabue e altri illustri premiati del passato come Richard Rogers (2007), Kazuyo Sejima (2010 insieme a Ryue Nishizawa) e Wang Shu (2012), Doshi ha “creato architetture serie, mai vistose e mai alla rincorsa delle mode del momento. Ha progettato edifici per pubbliche amministrazioni, istituzioni culturali e per la formazione ed edifici residenziali con un profondo senso di responsabilità e un desiderio di dare un contributo al suo paese e ai suoi abitanti attraverso un’architettura autentica e di alta qualità”.

Classe 1927, Balkrishna Vithaldas Doshi nasce a Pune, città nella parte occidentale dell’India, da famiglia Hindu. Inizia gli studi in architettura a Bombay (oggi Mumbai) nel 1947, anno in cui l’India ottiene l’indipendenza, e da allora accompagna la (ri)costruzione e la crescita di un paese giovane ma dalle mille contraddizioni contribuendo nella sua lunga carriera alla definizione di un’identità architettonica. Dopo quasi dieci anni trascorsi in Europa e nello studio di Le Corbusier, nel 1954 ritorna in India per sovrintendere i lavori della realizzazione di Chandigarh e dal 1962, dopo essersi spostato ad Ahmedabad e avere fondato nel 1954 il proprio studio autonomo, inizia a lavorare con Louis Kahn, con cui collabora per oltre dieci anni.

Durante una lunghissima carriera firma centinaia di edifici che affrontano tutte le tipologie edilizie, le scale e le funzioni, in cui riesce a “fare convivere la prefabbricazione e le tecniche artigianali locali sviluppando un vocabolario in armonia con la storia, la cultura, le tradizioni locali e i cambiamenti del suo paese d’origine, l’India, dimostrando una profonda conoscenza e consapevolezza della tradizione della sua architettura”.

Fra gli edifici più rappresentativi, realizza, collocandosi fra i pionieri, complessi residenziali che hanno contribuito a costruire la storia degli insediamenti low cost: su tutti, il Life Insurance Corporation Housing di Ahmedabad (1973) e l’Aranya Low Cost Housing di Indore (1989), che oggi ospita più di 80.000 persone in 6.500 unità di differente dimensione. Si dedica anche alla progettazione di edifici terziari per l’Institute of Indology di Ahmedabad (1962), l’Indian Institute of Management di Bangalore (1977-92), i cui blocchi si intersecano e uniscono a corti e giardini ispirati all’impianto delle città, e il Centre for Environmental Planning and Technology di Ahmedabad (1966-2012), senza trascurare interventi privati e di scala più piccola, come Amdavad ni Gufa, galleria d’arte sotterranea completata nel 1995 ad Ahmedabad.

Sicuramente indubbio il valore del Pritzker 2018, a cui andrà anche un premio in denaro di 100.000 dollari, e più che giusta la celebrazione di un corpus di opere e di un contesto geografico che tuttavia arriva forse un po’ tardiva, insieme al riconoscimento conferito a un architetto ormai novantenne per un’attività che si è sviluppata per oltre 60 anni nei quali attraverso “l’arte dell’architettura” ha dato un “contributo consistente e significativo all’umanità e allo sviluppo dell’ambiente costruito”.

Balkrishna Doshi sarà premiato il 16 maggio all’Aga Khan Museum di Toronto.

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Pritzker 2018: Balkrishna Doshi è il vincitore del premio Architetto.info