Residenza temporanea San Salvario: due domande a Vittorio Jacomussi | Architetto.info

Residenza temporanea San Salvario: due domande a Vittorio Jacomussi

La nostra intervista a uno degli architetti responsabili del progetto di housing sociale sperimentale realizzato a Torino

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In questo articolo vi avevamo già parlato della residenza temporanea San Salvario a Torino, uno dei due grandi interventi sperimentali finanziati attraverso l’Ufficio Pio dal Programma Housing della Compagnia di San Paolo. Abbiamo posto due domande a Vittorio Jacomussi, socio fondatore e senior partner dello Studio De Ferrari Architetti, responsabile del progetto.

Su quali basi avete impostato il recupero e la rifunzionalizzazione di un edificio così complesso e stratificato?
Le potenzialità del contesto di San Salvario sono stratificate nella storia stessa del quartiere, fino a metà Ottocento area extraurbana con sparse edificazioni rurali ed emergenze architettoniche come il Castello del Valentino e il convento di San Salvario. Il disegno successivo ha impostato isolati compatti diventati luogo di residenza borghese e da reddito ma anche delle minoranze etnico-religiose: nello scacchiere urbano si collocano infatti la chiesa e l’ospedale valdese e la sinagoga, accanto a istituti religiosi cattolici tra cui l’Istituto di Santa Maria. Oggi San Salvario è il luogo della città multietnica e multi confessionale, ma anche di un significativo mix di censo: agli estremi, residenze a reddito offerte a basso costo a immigrati e studenti e abitazioni alto borghesi. Da non sottovalutare l’energia diffusa da una consolidata quanto discussa movida notturna supportata culturalmente da una consistente e specifica attività socio – culturale che, almeno in parte, ne è il motore primo.

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La lettura e la conseguente interpretazione del progetto rispondono a un nostro modus operandi sviluppato negli anni: conciliare rispetto e interpretazione del genius loci, derivante dalle diverse scale del progetto (dal contesto urbano all’edifico fino ai suoi particolari costruttivi originali), con il genius vivendi, ovvero le aspettative e le esigenze degli utenti finali.

Quali sono stati i punti critici del progetto e come sono stati risolti?
Comfort, qualità abitativa, flessibilità e identità e personalizzazione sono i punti chiave affrontanti. Spesso auspicata un po’ superficialmente come valore assoluto, la flessibilità ha limiti consistenti nella struttura stessa dell’edificio. Tralasciando le funzioni terze (scuola d’infanzia, residenza suore, cappella), la residenza temporanea offre soprattutto una flessibilità di offerta abitativa più che una flessibilità di adattamento edilizio e impiantistico degli spazi.

L’identità e la personalizzazione sono il fil rouge che collega genius loci e genius vivendi. Gli spazi interni ed esterni e le unità abitative adottano soluzioni distributive, strutturali, compositive, materiali, colori e finiture coerenti con il genius loci, con l’immagine dell’edifico consegnataci dal suo evolversi nel tempo, pur con gli adattamenti tecnologici e normativi contemporanei. Il preesistente sistema di ballatoi, adeguati alle normative vigenti, è stato iterato dalla distribuzione di alloggi calati nella consistenza storica dell’edificio, senza concessioni a interpretazioni spaziali che ne turbino un’edilizia fatta anche di discutibili demolizioni di muri portanti. Se per personalizzazione si intende aver previsto la possibilità di modifiche o adattamenti da parte dell’utente, il progetto non ammette alcunché. Se invece significa fornire spazi non standardizzati nei quali riconoscere l’unità abitata come propria casa propria, l’obiettivo si può considerare raggiunto: variano le altezze interne, i volumi, gli affacci, la distribuzione, il taglio.

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Il progetto ha posto particolare attenzione ai sistemi che concorrono al comfort e alla qualità abitativa. I serramenti esterni, porte finestre ad unico battente a tutto vetro protetto da veneziana integrata a regolazione motorizzata, assicurano una significativa illuminazione. L’isolamento acustico e la privacy, tra le singole unità e alla scala dell’edificio, sono stati particolarmente curati nella vetrata sul cortile e nelle grandi sale della scuola, nelle cui coperture sono state adottate pannellature sospese in TopacustiK altamente fonoassorbenti. I nuovi solai sono stati realizzati in legno in tinta naturale che, garantendo ottime prestazioni acustiche e di manutenibilità, assicura anche un’immagine domestica e intima agli spazi. In tutte le unità l’altezza dei locali è stata sfruttata per creare depositi ausiliari che dilatano la volumetria percepita oltre le dimensioni di pavimento.

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