Restauro architettonico della pietra: il parere di Lorenzo Lazzarini | Architetto.info

Restauro architettonico della pietra: il parere di Lorenzo Lazzarini

Ritrattabilita', ricerca mirata, aggiornamento costante. Ecco le azioni fondamentali nelle tecniche di restauro per gli elementi lapidei soggetti a deterioramento

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Lorenzo Lazzarini è docente presso lo Iuav di Venezia e autore del volume “Il restauro della pietra”. Gli abbiamo chiesto di illustrare i principi fondamentali del restauro nel caso dei materiali lapidei, i casi esemplari, le buone pratiche per il professionista contemporaneo, anticipando alcuni dei temi inclusi nel convegno.

 

Reversibilità degli interventi di restauro e compatibilità dei materiali: a suo parere ci sono buone pratiche interessanti da citare? Quali innovazioni si possono prevedere nei prossimi anni?

La reversibilità assoluta di materiali di trattamento (quali i prodotti pulenti, consolidanti e protettivi di tipo chimico) e quindi dei restauri che ne prevedono l’uso non esiste perché è un concetto che va contro i principi generali della chimica e della fisica. Esiste invece una reversibilità parziale, limitata nel tempo, di alcuni materiali (e metodi) ed è ciò a cui si deve tendere per assicurare al restauratore la possibilità di intervenire nel rifinire, modificare, ripetere i trattamenti prima che questi diventino irreversibili.

La ritrattabilità nel tempo di un manufatto lapideo è infatti una necessità imprescindibile. Penso ad esempio ai pre consolidamenti che si devono spesso eseguire nei casi di grave deterioramento e devono essere seguiti da una pulitura e dal consolidamento vero e proprio, da attuare magari con prodotti diversi da quelli pre consolidanti. Talora però anche questa reversibilità temporale, pur essendo teoricamente possibile, non è praticabile quanto a rimovibilità parziale: è il caso di materiali lapidei fortemente deteriorati che impongono interventi drastici di consolidamento che non consentono nessuna rimozione (anche parziale) del consolidante, pena la disgregazione e perdita di materiale.

Nel campo del restauro dei materiali da costruzione è di fondamentale importanza la compatibilità sia chimica (di trattamenti effettuati con prodotti chimicamente simili ai componenti il materiale lapideo o litoide alterato) sia fisica: i trattamenti non devono modificare troppo le caratteristiche fisico-meccaniche del materiale lapideo/litoide deteriorato (in particolare non devono ridurre a pori fini la porosità e aumentare troppo le resistenze meccaniche per non creare disomogeneità interne). Anche in base alla compatibilità, la ricerca in questo settore si sta sviluppando molto nel campo delle nano-calci e delle nano-silici rispettivamente per il consolidamento delle pietre calcaree/intonaci/malte a base di calce e delle pietre di natura silicea quali arenarie, tufi vulcanici, graniti…

Questi prodotti hanno costi molto contenuti rispetto a prodotti inorganici e organici (quali il silicato di etile, le resine acriliche e siliconiche) che sono stati tradizionalmente usati negli ultimi cinquant’anni e hanno proprietà interessanti anche se non del tutto competitive nel consolidamento spinto rispetto alle citate resine sintetiche.

 

Quali sono a suo avviso i casi di restauro esemplari e realizzati di recente che ritiene interessante segnalare?

Nel campo dei materiali lapidei, in particolare per il restauro dei marmi propriamente detti (rocce carbonatiche metamorfiche), è necessario citare il restauro delle facciate della Basilica di San Marco a Venezia, uno tra i più complessi interventi sinora affrontati in Italia per la necessità di pulire, consolidare e proteggere vaste superfici piane e scolpite di marmi spesso dipinti e dorati, fortemente alterati per effetto degli sbalzi termici, della cristallizzazione salina e dell’inquinamento atmosferico nonché diffusamente ricoperti da più o meno spesse croste nere ricche di solfati. Il restauro, eseguito con i materiali e metodi più collaudati, è iniziato negli anni ’80 del secolo scorso ed ora è quasi completato con esiti pienamente soddisfacenti sia dal punto di vista estetico che conservativo.

 

Lei ha affermato che la ricerca sui materiali è essenziale per sviluppare buone tecniche di restauro. Quali consigli può dare ai professionisti che devono progettare un intervento?

La ricerca più urgente da promuovere, sempre nel campo del restauro dei materiali lapidei e litoidi, è quella di nuovi materiali consolidanti che devono essere ricercati per classi di pietre (rocce quali arenarie, calcari porosi, conglomerati naturali, graniti, tufi vulcanici…) in funzione della loro natura e struttura porosa. Non basta studiare i nano composti citati sopra, bisognerebbe anche mettere a punto nuovi polimeri e/o copolimeri sintetici taylored (cioè strettamente adattati) sulle citate classi petrografiche. Ricerche di questo tipo non verranno mai intraprese dall’industria privata per le limitatissime quantità di prodotti che verrebbero commercializzati. In Italia, negli anni ‘80 e ‘90, è stato il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) a promuovere alcuni studi in questo campo mediante i “Progetti Strategici e Finalizzati” sui Beni Culturali. Ora, con le difficoltà di finanziamenti, anche il CNR è poco attivo in questo settore. A mio avviso dovrebbe essere il diretto e principale interessato, il MIBACT, a finanziare ricerche mirate presso i suoi centri di restauro di Roma e Firenze e le (poche) università attive nel campo.

Circa i consigli ai professionisti che devono progettare interventi conservativi sui materiali da costruzione storici, direi che è fondamentale che essi si aggiornino costantemente sia partecipando a congressi specialistici, sia informandosi localmente (sul territorio dove operano) su quanto è stato fatto in un recente passato sugli stessi materiali sui quali devono intervenire, verificando di persona gli esiti ottenuti.

 

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L’autore

Veronica Rodenigo

Si è laureata in Lettere Moderne (indirizzo storico-artistico) all’Università degli Studi di Trieste con una tesi di ricerca in Storia medievale. Dopo un master annuale in Art and Culture Management al Mart di Rovereto ha svolto uno stage nella redazione del “Giornale dell’Arte” alternando, successivamente, didattica e collaborazioni editoriali ad attività di comunicazione e ufficio stampa. Dal 2008 al 2009 ha lavorato come redattore interno presso il “Giornale dell’Architettura” e sino al 2014 ha collaborato con il gruppo Post Editori (Padova) per la sezione Cultura&Territorio. Attualmente svolge attività giornalistica come freelance occupandosi di temi artistico-culturali. È corrispondente dal Triveneto per il “Giornale dell’Arte”.

 

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