Roma e le sue città invisibili: intervista al fotografo Carmelo Battaglia | Architetto.info

Roma e le sue città invisibili: intervista al fotografo Carmelo Battaglia

Il fotografo Carmelo Battaglia ci racconta la sua esperienza alla scoperta delle architetture abbandonate di Roma attraverso scatti fotografici in bianco e nero e un video in time-lapse. Ecco l’intervista

Città dello Sport di Tor Vergata, progetto incompiuto di Santiago Calatrava © Carmelo Battaglia
Città dello Sport di Tor Vergata, progetto incompiuto di Santiago Calatrava © Carmelo Battaglia
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Roma, agli occhi del designer e fotografo Carmelo Battaglia, è una città eterna che racchiude in sé non solo i luoghi più popolari del centro e delle periferie, ma anche i luoghi abbandonati e sconosciuti ai più, permeati da architetture dimenticate ai margini della città. Con un progetto dal titolo ‘Viaggio tra le città invisibili di Roma’, Carmelo Battaglia è riuscito a ritrarre la realtà di questi paesaggi desolati ma molto suggestivi, realizzando scatti fotografici in bianco e nero montati in un video time-lapse. È l’autore stesso a raccontarci la sua esperienza, alla scoperta di queste architetture ormai congelate nel tempo, che appaiono come paesaggi lunari lontani dalla frenesia metropolitana, ma che possono e devono diventare teatro di ricrescita urbana.

Le architetture esplorate dal fotografo sono indubbiamente i casi più emblematici di una Roma in preda all’incuria. Dallo Stadio Flaminio, progettato da Antonio e Pier Luigi Nervi nel 1958, che da troppo tempo versa in uno stato non solo di abbandono ma anche di degrado, all’Ippodromo di Tor di Valle del 1959 e alla complessa struttura del Gazometro utilizzata in passato per immagazzinare il gas della città; dall’utopica ‘Casa Albero’ di Fregene realizzata da Giuseppe Perugini alla fine degli anni sessanta come esempio straordinario di architettura brutalista, al quartiere Corviale di Mario Fiorentino, una grande unità di abitazione realizzata nel 1972, oggi simbolo della periferia occupata abusivamente; infine due strutture recenti: il complesso degli edifici ad uso misto di Piazza Navigatori, già abbandonato e dismesso, e la Città dello sport di Tor Vergata, opera incompiuta dell’architetto Santiago Calatrava iniziata nel 2005 e mai conclusa (avrebbe dovuto ospitare i mondiali di nuoto del 2009), ove solo la famosa copertura a forma di vela si erge in uno spazio desolato.

Da che cosa nasce l’idea di ritrarre Roma nei suoi luoghi dimenticati, degradati e invisibili? Dal voler raccontare e riportare in vita quelle architetture che, nell’organizzazione della città di Roma, sono state sempre e volutamente escluse dal tessuto urbano; strutture che ad oggi vivono principalmente di pregiudizi politici senza considerare il forte valore storico ed architettonico che hanno dentro di sé. L’intento del mio progetto è di mettere in luce gli aspetti più nascosti di queste architetture, quelli che rendono davvero affascinanti luoghi così particolari.

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Stadio Flaminio progettato da Antonio e Pier Luigi Nervi nel 1957-1958 © Carmelo Battaglia

Il concetto di tempo svolge un ruolo fondamentale in questo progetto. Da una parte la natura atemporale delle architetture abbandonate, dall’altra il ticchettare di lancette che scandisce fotogrammi velocizzati con continue variazioni di luce e ombra. Qual è il messaggio? La fotografia non racchiude solo il concetto di Tempo ma anche quello di Spazio; sono entrambi parametri essenziali che definiscono la realtà fotografica, due elementi che si combinano tra di loro rendendo possibile la percezione e quindi la conoscenza. Lo Spazio, sia architettonico che fotografico, è il palcoscenico di tutti gli elementi geometrici che si trovano all’interno di esso; il Tempo è invece il regista, motore degli elementi che si muovono nello spazio, come la luce, le ombre, il cielo e l’architettura stessa. Questa dimensione spazio-tempo assume un valore aggiunto se espressa attraverso una sequenza di scatti che nel loro ripetersi, donano dinamicità alla composizione fotografica e regalano la sensazione di vivere l’attimo non solo in tre dimensioni, ma in un determinato momento nel tempo. Grazie al ticchettio della musica di Hans Zimmer ho potuto esaltare ancora di più il concetto di Tempo e valorizzare il rapporto di interazione che persiste tra l’atemporalità delle strutture e il tempo stesso.

Il fascino della rovina rende questi luoghi emblematici di Roma molto suggestivi nella loro desolazione. Quale esperienza è stata più toccante nel suo viaggio? Quale architettura si è dimostrata più sensibile ai sui scatti? Ogni struttura è portatrice di un proprio fascino, ma l’architettura per cui ho provato maggior interesse e che più si confaceva al mio progetto è stata la Città dello sport progettata da Calatrava; una vera città abbandonata, enorme cattedrale nel deserto. E’ stato il luogo in cui ho trascorso più tempo a causa delle sue complessità e delle grandi dimensioni. Lavorare alle riprese di questa struttura non è stato facile poiché l’insieme architettonico si presenta immerso in un silenzio spettrale e in questo silenzio ho percepito il respiro della struttura, circondato dalla totale desolazione.

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L’inconfondibile copertura a vela della Città dello Sport di Tor Vergata, progetto incompiuto di Santiago Calatrava © Carmelo Battaglia

Ci spiega in che cosa consiste esattamente la tecnica del time-lapse? La scelta di rappresentare il mio progetto fotografico con la tecnica del time-lapse è mirata ad una maggiore comprensione del concetto di spazio-tempo. Grazie a questa tecnica cinematografica, che consiste nel catturare e montare fotogrammi (scattati ad intervalli di tempo) in una sequenza video, è più facile osservare e mettere a fuoco quello che nella quotidianità appare sfocato. All’interno del video le fotografie si susseguono infatti l’una dopo l’altra con una frequenza che varia tra 25 e 30 fotogrammi per secondo in base allo standard PAL o NTSC; in questo modo ogni secondo sarà composto da 25-30 fotografie combinate in maniera velocizzata per poter osservare l’elemento architettonico con uno sguardo diverso, scandito dallo scorrere del tempo, dal movimento della luce, delle ombre e delle nuvole. Ho cercato di esaltare ancora di più la bellezza dei complessi architettonici non solo nella loro staticità, ma soprattutto nel loro dinamismo.

Mentre Roma sembra rinunciare alle Olimpiadi del 2024, il suo progetto fotografico illustra impianti sportivi abbandonati e fatiscenti della Capitale, dallo stadio Flaminio realizzato da Nervi nel 1960 fino alla recente vela di Calatrava mai ultimata. Pensa che il suo lavoro possa risvegliare la consapevolezza di dover cambiare la sorte di queste realtà? Il mio progetto nasce da un’accurata ricerca sulla fotografia di architetture abbandonate, ed è solo una coincidenza l’aver focalizzato l’attenzione su alcune strutture sportive mentre a Roma si stava discutendo sulla candidatura alle olimpiadi. Non nego però che, dopo aver trascorso così tanto tempo dentro a queste architetture e averne assaporato la desolazione e lo stato di abbandono in cui versano, sia stato portato a riflettere su come potessero essere riutilizzate, a fantasticare sul loro completamento e ad immaginarmi di nuovo lì tra qualche anno, circondato da migliaia di persone ad assistere ad un evento. Magari un giorno potrò fotografare nuovamente questi complessi ed elaborare un prima e un dopo; chissà se attraverso le stesse inquadrature sarà possibile vedere il passaggio dalla desolazione al compimento, dall’abbandono ad una nuova vita.

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