Shigeru Ban per il Nepal: in arrivo nuovi moduli temporanei | Architetto.info

Shigeru Ban per il Nepal: in arrivo nuovi moduli temporanei

Da Shigeru Ban nuove strutture temporanee in tubi di cartone, legno e mattoni per la ancora pesante situazione del Nepal terremotato

Courtesy_Shigeru Ban Architects
Courtesy_Shigeru Ban Architects
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Sono previsti in completamento per la fine di agosto i primi moduli temporanei sviluppati dall’architetto giapponese Shigeru Ban per la gestione dell’emergenza post terremoto in Nepal. Basati su un sistema misto costituito dai suoi ormai famosi tubi di cartone, da legno e da mattoni, sono stati elaborati per essere d’aiuto in una situazione umanitaria ancora molto pesante in un paese colpito il 25 aprile scorso da un terremoto di magnitudo 7.8 Richter che ne ha devastato intere parti e causato 8.000 morti, estendendosi anche a India, Cina, Bangladesh e Pakistan.

A livello edilizio, oltre a vastissime porzioni dei minuti tessuti urbani, sono andati persi anche edifici dichiarati Patrimonio dell’Umanità Unesco nella capitale Kathmandu e nei suoi dintorni. A distanza di tre mesi, i danni sono tanti e di difficile quantificazione, molte aree del paese sono raggiungibili solo con gli elicotteri e grande parte della popolazione vive ancora in ripari di fortuna.

Chiamato in causa a inizio maggio forte del grande impegno umanitario dimostrato negli ultimi venti anni con il suo Voluntary Architects’ Network, l’”architetto delle catastrofi” Shigeru Ban ha presto iniziato lo sviluppo di un nuovo sistema costruttivo per realizzare abitazioni temporanee adatte alle esigenze nepalesi.

Il concetto base è lo stesso che ha guidato le precedenti esperienze: realizzare architetture facili da assemblare, che non richiedono manodopera specializzata e utilizzano materiali economici, locali e semplici da reperire. Punto di partenza sono quindi stati i moduli temporanei in strutture di tubi di cartone sviluppati per dare alloggio agli sfollati in seguito a disastri naturali e ai rifugiati, di cui ormai famosi sono gli esempi realizzati per l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati in Rwanda e il post terremoto ad Haiti.

E il primo passo compiuto è stato il loro adattamento a un contesto nuovo e in parte sconosciuto, una nuova sfida per Ban che si è avvalso della fondamentale collaborazione tra università giapponesi e nepalesi.

Ricorrendo al prezioso appoggio del Dipartimento di ingegneria della Tribhuvan University di Kirtipur e del suo direttore Tri Ratna Bajracharya (attraverso studenti nepalesi che studiavano in Giappone), un primo prototipo è stato assemblato in Giappone e poi riprodotto in Nepal, con struttura in tubi di cartone e giunzioni totalmente ripensate. Abbandonando sia la plastica che il legno delle realizzazioni precedenti qui difficilmente riproponibili, i nuovi collegamenti sono stati realizzati ricorrendo al più semplice e reperibile nastro adesivo, che tiene insieme gli elementi di portali controventati da semplici corde.

Mentre si preoccupava di gestire anche l’invio di 130 tende sviluppate per Onagawa, un indispensabile viaggio di osservazione diretta in Nepal ha poi offerto gli spunti necessari all’evoluzione del sistema costruttivo vero e proprio. I danni ingentissimi, peggiorati in alcune aree dalle particolari caratteristiche geologiche, hanno colpito edifici tradizionali costituiti per la maggior parte da murature di 50 cm in terra cruda in cui la popolazione, spaventata dai crolli, non vuole più vivere. Edifici che fanno spesso uso di telai di legno che, incorporati nei muri, hanno molteplici funzioni, dalle decorative alle strutturali di irrigidimento.

Il nuovo sistema costruttivo elaborato da Ban per il Nepal nasce da questo e mette insieme le esperienze precedenti, arricchendosi al contempo del confronto con gli architetti e le autorità locali incontrati più volte. Facilmente assemblabile e fatto di materiali di recupero, soprattutto macerie, o disponibili localmente (i danni alla rete infrastrutturale sono uno dei primi problemi da affrontare in caso di disastri e spesso rendono molto difficoltosi se non impossibili gli aiuti), si basa su una struttura mista di legno, mattoni e tubi di cartone.

La parte bassa dei moduli si imposta su un basamento di due o tre file di mattoni su cui si posizionano muri esterni realizzati dall’accostamento di pannelli modulari 90×120 cm costituiti da un telaio di legno riempito con i mattoni recuperati dalle macerie. Al di sopra, un tetto a falde è sorretto da una struttura reticolare di tubi di cartone ed è chiuso da falde rese impermeabili da teli di plastica.

Il vantaggio di ogni modulo è la possibilità per gli abitanti di ampliarlo senza il bisogno di aiuti esterni né di manodopera qualificata: una volta montati i telai di legno e la struttura del tetto, i mattoni, che ricoprono anche un importante ruolo statico, possono essere infatti impilati in modo semplice all’interno di strutture facilmente riproducibili.

I moduli sono studiati per elevarsi di un piano fuori terra, ma è possibile realizzarli anche a due piani, prevedendo a irrigidimento delle pareti pannelli di compensato di legno.

ban disegno

Le idee di Ban per il Nepal non si esauriscono con i moduli temporanei: è infatti in discussione l’utilizzo di case prefabbricate low cost fatte di pannelli sandwich già utilizzate nel Giappone post terremoto del 2011, il cui primo prototipo è stato realizzato nelle Filippine.

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