Studi di architettura: quali sfide per il futuro? | Architetto.info

Studi di architettura: quali sfide per il futuro?

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Stiamo attraversando una crisi profonda che sta cambiando in modo sostanziale la professione, di ingegnere e architetto, il mercato delle costruzioni e la richiesta di servizi di progettazione. E gli studi devono adeguarsi per sopravvivere. Beatrice Manzoni, in che modo un libro come questo può aiutare a “trovare una chiave” per il futuro dei professionisti?

Il punto di partenza è questo: i liberi professionisti sono “auto-imprenditori” e gli studi di architettura sono imprese, creative, ma pur sempre imprese. E, in quanto tali, vanno gestiti con logiche mutuate dal mondo manageriale. Uso “mutuate” perché è importante riconoscere le specificità del settore e di chi vi opera. Limitarsi a gestire gli studi di architettura come si gestirebbe una qualsiasi altra azienda in un altro settore è inefficace. In questo senso il libro propone logiche e strumenti manageriali concreti e specifici per i professionisti – architetti, ingegneri e designer – che operano nel mondo dell’architettura e delle costruzioni. Presenta inoltre diversi casi reali di liberi professionisti e studi italiani e stranieri di varie dimensioni che permettono di tradurre in pratica le riflessioni proposte. Volutamente non ci sono solo le archistar (poco rappresentative del contesto italiano) ma tante realtà di dimensione medio-piccola con cui potersi confrontare. Il libro stimola una riflessione su quello che ritengo essere un necessario cambiamento di ruolo. Non basta più, o forse non è mai bastato, essere un bravo professionista, un bravo tecnico. È necessario anche sviluppare competenze gestionali.

Quali sono, a livello organizzativo, di personale e di gestione, i principali limiti degli studi professionali italiani?

Il limite è la micro-imprenditorialità diffusa che, oltre ad essere fisiologica, rischia di essere patologica e di rappresentare un problema strutturale e un freno alle possibilità di sviluppo del settore. Il settore in Italia è polverizzato, costituito da microimprese (1,4 addetti) con redditi modesti (meno di 20.000 euro lordi per architetto). Una situazione di questo tipo limita la capacità degli studi di crescere (e non faccio solo riferimento a una crescita dimensionale, ma anche a una crescita economica, operativa e qualitativa), di svilupparsi in modo strutturato (e di gestire persone, progetti e clienti in un modo che non sia informale e familiare), di acquisire commesse importanti e di competere anche a livello internazionale.

Il fatto di non avere accesso a commesse importanti è in parte la causa della microimprenditorialità, in parte la conseguenza. È una sorta di circolo vizioso. A monte mi sembra che ci sia, almeno in parte, una resistenza da parte degli architetti ad avere aspirazioni diverse dall’aprire il proprio studio e a considerare come percorsi professionali di successo delle «carriere» fatte all’interno di studi di altri. Secondo i dati Cresme, il 30% degli architetti che oggi vorrebbe cambiare la propria condizione lavorativa vorrebbe farlo aprendo il proprio studio. Di nuovo sussiste un circolo vizioso: lo studio non investe nello sviluppo di sistemi di gestione delle persone, perché non ha collaboratori, ma il non avere questo genere di sistemi rende difficile per lo studio trattenere i professionisti, in particolare quelli bravi. Il rischio di questa micro-imprenditorialità diffusa è poi anche che non ci sono i presupposti per (auto)selezionare chi effettivamente ha l’attitudine all’imprenditorialità e chi potrebbe invece avere maggior successo come dipendente in uno studio di altri.

Quali sono le 7 sfide che i progettisti si trovano di fronte? Quali secondo lei le più importanti per il futuro?

Nel libro parliamo di 7 sfide e altrettante parole chiave: imprenditore, clienti, persone, team, progetti, numeri e crescita. Vogliamo aiutare i professionisti a rispondere a queste domande: Come sviluppare il modello di business sostenibile di uno studio di architettura? Come generare valore per il cliente e attraverso il cliente? Come attrarre, trattenere e motivare collaboratori di valore? Come creare e gestire il team di lavoro in modo efficace? Come applicare, in modo efficace e utile per lo studio e per il progetto, strumenti di project management non solo nelle grandi commesse ma in quelle medio piccole dove in apparenza potrebbero non essere necessari? Come misurare e valutare i risultati economici dello studio? Perché crescere e quali strategie adottare (diversificazione, consolidamento del core business, internazionalizzazione o networking) in relazione alle caratteristiche e agli obiettivi del singolo o dello studio? Difficile dire quale sia la più importante per il futuro. Soprattutto se ci diamo come obiettivo la sostenibilità dello studio nel medio-lungo termine, e non solo nel breve, sono tutte ugualmente importanti e interdipendenti.

Guardando all’estero, esistono esempi che funzionano e possono essere presi a modello?

In generale all’estero c’è una cultura manageriale più diffusa negli studi di architettura. Senza fare nomi, nei grandi studi, anche in quelli con una firma importante alle spalle, i team di progettisti integrano il loro modo di lavorare con la conoscenza esplicita e implicita relativamente al fare architettura “alla Norman Foster, alla Zaha Hadid…”. C’è una cultura organizzativa condivisa e ci sono pratiche manageriali diffuse. Nel bene e nel male, lo studio è a tutti gli effetti un’azienda, che per certi versi può sopravvivere al suo fondatore. In un’intervista ad ‘Abitare’ nel 2010, per esempio Norman Foster dichiara: “lo studio può cavarsela anche senza di me […] ho creato qualcosa che non necessita della mia presenza. Questa è la mia eredità. È il mio progetto più significativo, il più difficile di tutti. Certamente, sarebbe diverso senza di me, ma andrebbe avanti comunque, poiché lo studio è stato organizzato così nel tempo, e forse specialmente durante gli ultimi cinque, dieci anni, è stato modellato in quella direzione”». Una cosa di questo tipo in Italia è ad oggi molto difficile.

Come vede il futuro dell’offerta di servizi di progettazione italiana? Riusciranno, in che modo e in che tempi, gli studi ad adeguarsi? La recente entrata in vigore dell’aggiornamento continuo potrebbe essere di aiuto?

È una domanda di difficile risposta. Ai progettisti e agli studi italiani l’estero riconosce il “made in Italy”. Si tratta forse di costruire una cultura che riesca a integrare artigianalità e managerialità. L’aggiornamento continuo in questo senso potrà rappresentare un aiuto, ad almeno due condizioni. La prima è che l’offerta formativa riconosciuta ai fini dei crediti sia qualificata e includa sempre di più anche contenuti non solo strettamente legati al tradizionale mondo dell’architettura e delle costruzioni, ma anche legati per esempio ai temi manageriali. La seconda è che i professionisti colgano l’aggiornamento continuo come opportunità d’investimento, e non come obbligo, finalizzato allo sviluppo di competenze individuali e organizzative chiave coerenti con gli obiettivi e le strategie di studio.

 

Chi è Beatrice Manzoni

 

Docente di organizzazione e personale presso Sda Bocconi School of Management, dove coordina i workshop Architettura e Management, iniziativa di formazione manageriali per architetti e professionisti che operano nel settore dell’architettura e delle costruzioni. Laureata in Economia e in Architettura, Beatrice Manzoni svolge attività di ricerca e formazione su temi di organizzazione dei processi creativi, gestione delle persone e project management, in particolare nei settori culturali e dei servizi professionali.

 

Riferimenti Editoriali

L’architetto. Sette sfide manageriali per la crescita professionale

Un buon management è fondamentale per una buona architettura

 

Molte delle sfide che l’architetto affronta nella sua attività sono, sempre più, di natura imprenditoriale e manageriale. Anche grazie all’esperienza maturata dagli autori in una serie di workshop con architetti, designer e ingegneri, il libro suggerisce logiche e pratiche di management che permettono di far fronte in modo vincente alle sette sfide che interessano la professione.
 

Autore: Leonardo Caporarello, Francesco Andrea Saviozzi, Beatrice Manzoni   •   Editore: Egea   •   Anno: 2013

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