Tra storia e olfatto: il MuMAC raccontato da Paolo Balzanelli e Valerio Cometti | Architetto.info

Tra storia e olfatto: il MuMAC raccontato da Paolo Balzanelli e Valerio Cometti

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A Binasco, pochi chilometri a sud di Milano, è stato inaugurato lo scorso autunno il MuMAC, Museo della macchina per caffè espresso. Una proposta inedita nel panorama nazionale, promossa dal Gruppo Cimbali per celebrare il centenario delle proprie attività, e collocata in un moderno spazio di 1700 mq all’interno dello stabilimento dell’azienda.

Il progetto del Mumac è dell’Ing Valerio Cometti e dell’Arch. Paolo Balzanelli, fondatore nel 20000 dello studio milanese Arkispazio. Con un solido background nella progettazione di allestimenti fieristici e museali, retail store e uffici su misura, i progettisti di Arkispazio negli ultimi anni si sono dedicati ad architetture di piccola e grande scala.

Architetto.info ha intervistato in esclusiva Balzanelli e Cometti per uno sguardo dall’interno sul progetto del Mumac.

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Il percorso del visitatore, il suo modo di avvicinarsi all’architettura e all’oggetto espositivo, la valorizzazione del modo di esporre il prodotto è sempre stato un fattore fondamentale sin dai primissimi progetti di allestimenti curati da Balzanelli, che nel tempo ha avuto modo di realizzare i propri lavori in ambiti sempre più prestigiosi. L’opportunità di applicare il proprio approccio da designer anche alla scala dell’architettura è stata un’occasione di indubbio stimolo per Valerio Cometti, considerato che nella sua attività di designer si è occupato della realizzazione di progetti appartenenti alla realtà, agli ambiti ed alle dimensioni più disparate: dall’elettronica all’eyewear, dall’arredo all’illuminazione, dall’abbigliamento al mondo del caffè. L’insieme di queste capacità professionali ha fatto sì che i progettisti abbiano potuto misurarsi dal progetto d’architettura sino al disegno del logo del MuMAC.


Il rapporto con il Gruppo Cimbali proviene dall’intensa collaborazione che Cometti ha con i marchi LaCimbali e Faema, per i quali in questi ultimi 5 anni ha disegnato numerose macchine per il caffè, raccogliendo l’eredità di grandi designer del passato. Qual è la genesi del progetto e come vi siete rapportati allo spazio esistente?

“Il progetto si è basato essenzialmente sullo studio dell’approccio del visitatore al Museo e sulla volontà di rendere ricco, vario e dinamico il suo modo di muoversi verso e all’interno dell’architettura. Grande importanza ha avuto lo studio per valorizzare al meglio la collezione delle macchine, oltre alla reinterpretazione dei temi legati al mondo della macchina per il caffè. Per fare un esempio basti pensare alla sinuosità della facciata che invita il visitatore in un abbraccio morbido che è metafora dei flutti dell’aroma del caffè caldo che si sollevano dalla tazzina. In precedenza l’edificio era adibito a magazzino ricambi del Gruppo Cimbali: abbiamo cercato di valorizzare le proporzioni del volume interno ed il soffitto a tegoli che è stato lasciato volutamente a vista. La realtà industriale nella quale è immerso il MuMAC è stato un fattore stimolante e non una realtà da celare.”

Quali sono state le scelte legate all’illuminazione dello spazio? E all’impiego del verde?

“Per l’illuminazione, specie quella esterna, abbiamo è cercato di creare effetti particolarmente suggestivi. In particolare nella retroilluminazione della facciata curva a doghe di metallo “rosso Cimbali”, il dinamico reticolo di luce creato è di grande impatto, metafora dell’energia che pulsa all’interno di una macchina per il caffè. Per l’illuminazione interna abbiamo cercato di dare il minimo di luce indispensabile ai percorsi, in modo che spiccasse maggiormente l’illuminazione dedicata alle macchine esposte. Riguardo all’area verde, che volutamente è di dimensioni piuttosto contenute, particolare importanza ha avuto la scelta dell’unico tipo di albero previsto: la photinia. Nove di questi alberi dividono il setto del centenario in dieci parti che scandiscono i dieci decenni di successi del Gruppo Cimbali. Particolare è il fatto che un piccolo alberello sia diventato il simbolo del centenario di un gruppo industriale.”

Nel progetto colpisce il ricorso a figure legate alla sinestesia, in particolare rispetto al “guscio-parete” rosso dalla forma sinuosa.

“L’architettura ben pensata e rappresentata può evocare ogni tipo di sensorialità, anche se riteniamo che quella olfattiva sia particolarmente difficile da suscitare. All’interno del MuMAC, spicca il guscio rosso, che è l’unico elemento volumetrico che si sviluppa a tutta altezza nella sala museale. E’ il vero fulcro compositivo dell’architettura dell’allestimento e racchiude l’area dedicata all’esposizione delle macchine di questo millennio. All’esterno, le due preziose facciate giustapposte esprimono la nostra volontà di valorizzare il contesto industriale del sito che ospita il museo, elevandolo attraverso il messaggio veicolato dall’architettura.”

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Attraverso un percorso espositivo che privilegia la multimedialità e l’interattività, il MuMAC raccoglie nella sua collezione permanente oltre 200 esemplari di macchine per caffè, a tracciare una storia parallela del grande design industriale italiano. Completano il quadro un archivio storico, con più di 15mila documenti catalogati e disponibili alla consultazione dei ricercatori, un’aula di formazione, un laboratorio per i test sensoriali e ulteriori spazi destinati ad allestimenti temporanei ed eventi. Per approfondimenti sul Museo, orari e aperture speciali, visitare il sito del MuMAC.

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