Vito Acconci e l’architettura: un profilo per ricordarlo | Architetto.info

Vito Acconci e l’architettura: un profilo per ricordarlo

Lo scorso 27 aprile è scomparso l’artista e architetto Vito Acconci. Il suo contributo trasversale spazia dall’arte performativa all’architettura. Un breve profilo per ricordarlo

Murinsel o isola sulla Mura, in Slovenia, progettata da Vito Acconci in occasione di Graz Capitale della Cultura 2003 © Acconci Studio
Murinsel o isola sulla Mura, in Slovenia, progettata da Vito Acconci in occasione di Graz Capitale della Cultura 2003 © Acconci Studio
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L’importanza del ruolo ricoperto da Vito Acconci nel panorama dell’arte performativa e dell’architettura ha un valore tale che ogni addebito e/o riferimento penetrato in chi a lui si è ispirato e si ispira tuttora sopravviverà degnamente, e – si potrebbe azzardare – eternamente, alla scomparsa dell’artista.
Vito Acconci è infatti deceduto lo scorso 27 aprile nella sua natia New York.

Per capire la personalità complessa e strabordante di Acconci bastino queste parole riferite a Thurston Moore dei Sonic Youth (un incontro, va da sé, che ha quasi del mistico): «[La mia arte] è il mezzo che mi toglie dalle pareti del mio studio e mi permette di abbracciare la città, le persone. […] È come chiedere loro di portarmi in luoghi che non saprei come raggiungere».

Fare un elenco delle sue opere o degli innumerevoli shock provocati dalle sue performance (una su tutte, ovviamente, Seedbed porterebbe via non solo tempo, ma rischierebbe di non essere mai del tutto esaustiva.

Seedbed © Vito Acconci

Seedbed © Vito Acconci

Seedbed © Acconci Studio – MoMA N.Y.

Seedbed © Acconci Studio – MoMA N.Y.

del 1972

Va tuttavia ricordato come, proprio per la caratteristica delle sue performance visive (ma anche quelle letterarie) in cui il suo corpo interagiva con lo spazio (fosse questo una galleria o, appunto, una città – nel suo caso New York), la fusione con l’architettura sia stato un elemento cardine da cui è impossibile sganciarsi nel parlare di lui.
Ad esempio, Room, del 1970, ha visto Acconci effettuare un vero e proprio trasloco della sua casa durante tre week end presso la Gain Ground Gallery di New York.

Situation

Immagini dalla performance Room Situation © Vito Acconci

Immagini dalla performance Room Situation © Vito Acconci

Un’indicazione forte per sottolineare che le case sono ciò che le si fa diventare (costruirle per poi smontarle e ricostruirle perdendo pezzi o aggiungendone altri), non necessariamente un luogo fisico (peraltro “traslocabile” in ogni dove).
In oltre tre decenni il suo studio (acconci.com) ha realizzato i progetti più visionari che si possano immaginare: dalla cosiddetta facciata cangiante dello Storefront for Art and Architecture, a Manhattan, progettata con Steven Holl nel 1992, al parco trasportabile Park up Building installato sulla parete esterna del Centro Gallego de Arte Contemporáneo di Álvaro Siza, a Santiago de Compostela; dai presagi onnipotenti dell’isola sulla Mura in Slovenia a quelli più pop della boutique United Bamboo di New York

© Georgi Sokolov

© Georgi Sokolov

© Georgi Sokolov

© Georgi Sokolov

© Georgi Sokolov

© Georgi Sokolov

Un’ovazione di materiali e sperimentazioni di forme devastanti per l’estetica classica, una geometria sprezzante quasi delle leggi della fisica, spinta ogni volta oltre i limiti appena immaginati.
Ma soprattutto un’eredità alla quale attingere per sempre.

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