Zaha Hadid, in memoriam: la voce dei progettisti dello studio Zaha Hadid Architects | Architetto.info

Zaha Hadid, in memoriam: la voce dei progettisti dello studio Zaha Hadid Architects

PierAndrea Angius, Fulvio Wirz, Davide Del Giudice, Paolo Zilli, Gianluca Racana: un ricordo commosso e personale di Zaha Hadid attraverso la voce dei progettisti del suo studio di Londra. Per comprendere meglio quale immensa eredità ci ha lasciato Zaha

Zaha Hadid © Brigitte Lacombe
Zaha Hadid © Brigitte Lacombe
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(si ringrazia Davide Del Giudice)

Prima donna a conseguire il Premio Pritzker per l’Architettura nel 2004, Zaha Hadid ha composto il suo indelebile epitaffio con il proprio operare, carnificato da un lascito complesso per via dell’intensità e della profondità del contributo culturale. Emerge il primato del processo inteso come metodo di lavoro, in cui gli strumenti parametrici hanno espanso le possibilità derivanti da un processo già radicato nella metodologia progettuale dello studio.

Le alterazioni prospettiche e la contemporaneità di punti di vista multipli dei dipinti, nonché nei metodi di progettazione “analogica” adoperati negli anni ’90, accompagnano un linguaggio architettonico autocoerente, figlio di un’evoluzione che fluisce lungo 3 decadi, tra Suprematismo, Decostruttivismo e Parametricismo.

Zaha Hadid ha contribuito alla costruzione di un immaginario alternativo (ipermodernismo), in cui il fascino e l’angoscia della contemporaneità passano attraverso l’apporto essenziale della matematica come disciplina. Il suo operare ha insegnato ad ogni studente di architettura a guardare oltre al solido platonico, divenendo essa stessa una scuola di Architettura, riferimento per le Università di Vienna, AA, Yale, Harvard. Un DNA unico quello di Zaha, un imprinting che continuerà a vivere sotto la guida di Patrik Schumacher e degli altri Directors, nel lavoro di tanti “insider” allo studio ZHA dai quali abbiamo raccolto, in esclusiva, un commosso ricordo personale e professionale. Per comprendere sul serio, attraverso la loro voce, che cos’è stata e cos’ha rappresentato Zaha Hadid.

PierAndrea Angius, Lead Architect dello studio londinese:

“All’interno dello studio ‘ZHA’, così come all’interno dell’Architectural Association, Lei continuerà ad essere presente grazie a cio’ che ha insegnato e soprattutto grazie alla scuola di pensiero che è nata e cresciuta intorno a Lei. Ho la fortuna di lavorare da molti anni all’Architectural Association con Patrik Schumacher, suo partner professionale fin dagli albori dello studio, tramite il quale ho avuto modo di essere esposto ad un modello educativo e lavorativo che molto deve a Zaha e al costrutto teorico da Lei sviluppato; un metodo progettuale guidato da un desiderio inesauribile di ricerca, da un’instancabile volontà di superare le barriere delineate da pregiudizi e convenzioni.

ZHA Guangzhou Opera House_©Iwan Baan

Guangzhou Opera House © Iwan Baan

Una metodologia questa, che nel corso degli anni è emersa da una stretta e continua collaborazione tra l’attività dello studio e il lavoro di ricerca effettuato al Design Research Laboratory, corso di progettazione di cui Patrik è il co-fondatore. Dalla collaborazione tra l’Accademia e l’attività professionale è nato un connubio unico, concretizzatosi in un collettivo, una rete di professionisti uniti da passioni, metodologie, tecniche, e da uno stile, in continua evoluzione, guidato da procedure e criteri progettuali; Matematica, Fisica e discipline cognitive assumono un ruolo primario disciplinando il processo creativo, offrendo i fondamenti per una generazione numericamente controllata di forme e funzioni interconnesse da sincronie e dinamiche associative.
Gli stessi campi gravitazionali, le interferenze, le stesse magie prospettiche che hanno regolato le rappresentazioni visionarie di Zaha, nascono da rigorose costruzioni geometriche, manifestazioni contestualizzate di sequenze e procedure ricorrenti e riconoscibili; nel corso degli anni, Lei ha dato vita ad un linguaggio, una sintassi che si è evoluta con coerenza attraverso dipinti, modelli fisici e digitali, una sintassi che ha permesso di immaginare e costruire infiniti mondi possibili, infiniti sogni in bilico tra leggerezza e gravitas”.

 

Davide Del Giudice, Senior Architect dello studio londinese:

“L’architettura di Zaha è pura sperimentazione; è una scuola di architettura per coloro i quali credono in un design che abbia un ruolo critico e intellettuale nella società. Quello che insegna la scuola Hadid è avere un’attitudine forte, passione, grande impegno e abnegazione. Il risultato si ottiene con un impegno costante e una grande concentrazione, le sfide si vincono senza compromessi ma negoziando con il design e il budget. E’ un metodo progettuale che porta l’ambiente costruito ad essere un sistema coerente e performante.
Questa educa a costruire masterplan in cui è sbalorditivo l’utilizzo di programmi, scripting, codici e modelli procedurali che permettono tale scala del disegno possibile. In breve tempo, essa ha inventato e disseminato un approccio digitale urbano, un’organizzazione che ha argomenti formali e culturali intrinseci alla tecnologia digitale e alla cultura stessa. Zaha ha formato una scuola globale, internazionale, senza precedenti.

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London Aquatics Centre © Hufton+Crow

Oggi la progettazione semiologica aggiunge alla dimensione architettonica il concetto di articolazione che si distingue da quello di organizzazione. I progetti semiologici sono definiti da utenti come agenti, decomponendo l’ambiente lungo linee di principi cognitivi e pattern recognition, cioè l’apprendimento automatico. L’architettura che ne deriva ha l’obiettivo di apprendere dai dati, basati su informazioni statistiche estratte da misure e osservazioni comportamentali, che definiscono i punti di un appropriato spazio multidimensionale.
Zaha ha sempre voluto che i propri designer non copiassero il suo design ma bensì ne sviluppassero uno personale, così da rendere il linguaggio dello studio sempre al passo con i tempi. Ha strutturato lo studio ZHA sotto la guida di Patrik Schumacher e degli altri Directors che hanno lavorato con lei per decenni, così da permettere di continuarne la tradizione: innovare radicalmente il concetto stesso di architettura.
L’eredità di Zaha è un collettivo, un team, una famiglia che porta avanti la sua visione.”

 

Fulvio Wirz, Associato dello studio londinese:

“Spesso si pone l’attenzione sulla sorprendente capacità di plasmare lo spazio fluido che ha caratterizzato i lavori dello studio, sul linguaggio architettonico capace prima di proseguire e realizzare il sogno incompiuto delle correnti più espressioniste del modernismo e, poi, di rappresentare la società contemporanea, liquida ed interconnessa.
A mio avviso, il messaggio più importante di Zaha non è trasmesso attraverso i suoi successi tangibili ma è nascosto negli astratti insuccessi dei suoi albori, nella determinazione e coraggio con i quali ha costantemente perseguito i suoi ideali senza piegarli alle volontà esterne, alla ricerca di una facile consacrazione figlia di compromessi. ‘In mancanza di quell’elemento d’incertezza, di quella sensazione di fare un viaggio attraverso un territorio ignoto, non esiste vero progresso.’

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Jockey Club Innovation Tower © Iwan Baan

Credo che il lascito più importante donato da Zaha al mondo dell’architettura sia tutto racchiuso in questa frase: tra le sue citazioni la mia preferita. E’ su questo fulcro che Zaha ha costruito, mattone dopo mattone, il suo successo: una scuola di pensiero che sopravvive nella filosofia progettuale di ciascuno dei 400 architetti dell’ufficio.”

 

Paolo Zilli, Senior Associate dello studio londinese:

“La società contemporanea costantemente sfida ogni condizione precostituita, ogni convenzione, rifiuta il preconcetto, il limite, la risposta preordinata. S’interroga sull’eredità ricevuta dalla storia a valuta autonomamente a cosa attribuire valore e perché. Dame Zaha Hadid ha interpretato la condizione tipica del nostro tempo; la sua ricerca prima, la sua architettura poi, rappresentano l’incarnazione del tempo in cui ha vissuto.
Il design che ne risulta è non convenzionale in quanto non convenzionale è la società che rappresenta. Il processo creativo è fluido come lo sono i riferimenti, metabolizza le sfide della contemporaneità per incorporarle, questo processo non è statico ma in costante evoluzione quanto lo è il mondo che le circonda, non si chiude alla modernità ma l’assorbe, digerisce e la trasforma in metodo progettuale.
Dalle idee progettuali alla loro realizzazione il passo non è breve, e soprattutto non è facile per chi ha sposato la causa del non convenzionale in un mondo delle costruzioni che ha fatto della convenzione e standardizzazione il suo credo dal modernismo in poi. Per questo Zaha ha sempre selezionato i propri collaboratori tra quelli capaci di saper analizzare ogni problema – non solo formale, ma anche tecnico, normativo, procedurale –con metodi innovativi e allo stesso tempo solidi.

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Heydar Aliyev Center © Iwan Baan

Zaha Hadid Architects è ora un coacervo di architetti provenienti da ogni parte del mondo in grado, non solo di produrre un design fortemente contemporaneo ma anche di saper comunicare il necessario senso di sfida e orgoglio per ottenere un prodotto che sia all’altezza dell’idea originale, ma figlio di una collettività.
La stessa sfida che oggi Patrik Schumacher e l’intero studio abbracciano, continuando a sviluppare la spinta rivoluzionaria originale di Zaha per rappresentare e ospitare la società in continua metamorfosi del futuro.”

 

Gianluca Racana, Director dello studio londinese:

“L’eredità che Zaha ha lasciato, a me come ai tanti colleghi e amici che hanno avuto l’opportunità eccezionale di lavorare con lei nel corso degli anni, è molto più importante, anche se meno tangibile, dei semplici edifici costruiti in giro per il mondo. Ci ha dato una nuova forma mentis, ci ha insegnato a pensare e ad avere sempre il coraggio di sfidare lo status quo; un approccio nuovo, applicato ad ogni aspetto del processo progettuale, sempre teso alla ricerca di nuove soluzioni e mai ancorato a forme preconcette.

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Messner Mountain Museum© wisthaler.com

Zaha è sempre stata interessata alla ricerca, non solo di nuove soluzioni formali, ma anche di tecnologie e materiali innovativi, tecniche progettuali e metodi costruttivi emergenti, intesi non come aspetti specialistici ma come parti di un processo unitario e integrato. Era una persona sempre aperta agli altri, che dava grande valore al dialogo e che, al tempo stesso, incoraggiava tutti noi a persistere e credere nelle nostre idee.
Tocca ora a tutti noi di continuare il suo lavoro con passione, integrità, curiosità e determinazione, come lei stessa ci ha mostrato tante volte negli anni, guidando con l’esempio.”

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