A Ferrara il Museo Nazionale dell'Ebraismo e della Shoah | Architetto.info

A Ferrara il Museo Nazionale dell’Ebraismo e della Shoah

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Dopo i lavori di restauro della Palazzina di via Piangipane, nell’area dell’ex carcere giudiziario, ha aperto la prima ala del Meis, il Museo dell’Ebraismo Italiano e della Shoah. Un progetto non solo architettonico ma anche culturale che, al recupero della struttura preesistente, abbina un allestimento interno tecnologicamente avanzato, polifunzionale, in grado di soddisfare le esigenze di un moderno luogo di cultura.

La struttura, che avrà il compito di raccontare la storia e la cultura dell’ebraismo italiano e le testimonianze delle persecuzioni razziali e la storia della Shoah in Italia, nasce dal lavoro di recupero architettonico del carcere, costruito nel 1912 su progetto redatto dagli ingegneri Bertotti e Facchini dell’Ufficio Genio Civile, in base alle indicazioni del Ministero dell’Interno. Dismesso il 9 marzo 1992, il carcere è stato legato alle vicende che videro Ferrara segnata dalla violenza fascista. Tra gli ebrei reclusi a causa della militanza antifascista, tra il maggio e il luglio del 1943 ci fu anche un detenuto illustre, lo scrittore Giorgio Bassani.

Il progetto del Meis è opera dello Studio Arco di Bologna che porta in dote l’esperienza nel campo delle opere pubbliche, quella di architetti di fama internazionale come Michael Gruber e Kulapat Yantrasast e la creatività dei giovani architetti romani dello studio Scape e dello Studio Stefano Massarenti Architetti di Ferrara.

Il progetto nasce dall’idea di trasformare il luogo chiuso in luogo permeabile, trasparente, dove diversi elementi come il Tempo, la Storia, la Terra, l’Acqua e l’Aria si combinano per creare un’atmosfera di accoglienza e apertura.

A raggiungere tale obiettivo concorrono alcuni elementi progettuali quali le brecce che vengono previste nelle mura di recinzione, vere e proprie fenditure che consentono lo scambio dentro-fuori; il giardino, che assume, in veste contemporanea, l’impianto del giardino rinascimentale italiano e diventa momento di sosta, di pausa e di contatto con la natura. Altro ruolo protagonista è affidato all’acqua, elemento di legame con la storia della città di Ferrara presente in forma di vasche radenti il suolo.

E infine l’aria, concepita come respiro dell’intera costruzione, parte importante della sua stessa fisiologia, che è veicolata senza forzature, per scaldare e rinfrescare secondo i più avanzati principi architettonici che concepiscono l’edificio come organismo vivente, in relazione con l’ambiente circostante e autosufficiente sul piano energetico. Il Meis non è un museo di cose, di oggetti, ma di memorie e di idee e gli architetti lo pensano come un grande ipertesto tecnologico, dove il video ha un ruolo centrale e dove gli spazi interni corrispondono a questa esigenza primaria di flessibilità.

Il cuore del progetto si sviluppa a partire dal corpo centrale dell’edificio preesistente che viene abbattuto e sostituito da un nuovo edificio articolato in quattro volumi – più un quinto, per eguagliare simbolicamente i cinque libri della Torah, a delimitare una porzione di antico fabbricato che invece viene recuperata – con capacità funzionali indipendenti e potenzialità di utilizzo autonome. Così la biblioteca può operare indipendentemente dal ristorante, piuttosto che dall’auditorium o dagli spazi espositivi.

Dopo l’inaugurazione della prima ala, inizia ora il cammino verso i grandi lavori di demolizione e ricostruzione dei fabbricati che costituiscono il cuore pulsante del Museo. Entro aprile 2012 si attende il progetto definitivo e, entro settembre 2012, il progetto esecutivo, strumento necessario per avviare le gare d’appalto e dare il via ai lavori di cantiere per la realizzazione dei successivi passi del progetto.

O.O.

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