A lustro il colonnato del Bernini a San Pietro | Architetto.info

A lustro il colonnato del Bernini a San Pietro

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Il Vaticano ha avviato un’eccezionale lavoro di completa ristrutturazione del porticato del Bernini a piazza San Pietro. I particolari del piano di lavoro, esposti all’EIRE di Milano, sono stati preannunciati nei giorni scorsi dal direttore dei Musei vaticani, Antonio Paolucci, in un libro diffuso dall’Osservatore Romano.

L’opera di profondo restauro che ridarà bellezza e stabilità alle 284 colonne di piazza San Pietro realizzate oltre tre secoli fa dal genio barocco di Gian Lorenzo Bernini costerà tra i 10 e i 20 milioni di euro, che dovranno essere interamente coperti da sponsor: all’appello hanno per ora risposto Wind ed Enel.
Fu il Papa Alessandro VII Chigi a commissionare la piazza a Bernini nel 1657. L’architetto pensò inizialmente al modello trapezoidale della michelangiolesca piazza del Campidoglio; scelse alla fine la soluzione cinquecentesca del “ovato tondo”, con due emicicli colonnati a formare tre corsie, quella centrale voltata a botte, destinata al passaggio delle carrozze dei cardinali. Dieci anni dopo, gran parte del lavoro era terminato grazie a una tecnica seriale (colonne, stemmi, statue erano fatti in cantiere e montati nella piazza) che il direttore dei Musei Vaticani Antonio Paolucci oggi ha definito “quasi fordista”. Ne è nato il colonnato coronato da 140 statue che ancora oggi “abbraccia gli oltre 9 milioni di fedeli che si radunano nella piazza”, ha detto monsignor Renato Boccardo, segretario generale del governatorato del Vaticano.

Il restauro ­- iniziato a marzo dopo quattro mesi di cantiere pilota e condotto secondo le metodologie più avanzate ­­- riprenderà la logica seriale di Bernini procedendo per moduli, in modo da ridurre l’impatto sull’intera piazza, e avrà l’obbligo, ha sottolineato Paolucci, di “risultare agli occhi del mondo impeccabile ed esemplare”.

L’emiciclo berniniano soffre, avevano sentenziato gli esperti, e ormai necessitava di un restauro. I problemi evidenziati dall’intero complesso sono gli stessi per tutta l’estensione del monumento, a causa anche della qualità non sempre eccellente del travertino impiegato. Il marmo verrà ora curato e sbiancato, centimetro dopo centimetro, fino ad arrivare all’antico splendore; nelle giornate di sole, assicurano i tecnici, piazza san Pietro guadagnerà una luce in più, e farà lo stesso effetto sui pellegrini che faceva un tempo, bianca, luminosa, quasi accecante, proprio come era nell’intenzione di Gian Lorenzo Bernini.
Il progetto, che ambisce ad essere esemplare ad impeccabile agli occhi di tutto il mondo, riguarderà la revisione delle coperture, il controllo del deflusso delle acque piovane, la rimozione di vecchi restauri impropri, l’eliminazione delle solfatazioni, la pulitura e la messa in opera di protettivi efficaci. Dopo una serie di test, gli esperti, sotto il controllo dei Servizi Tecnici e dei Musei vaticani, procederanno a definire il metodo migliore per arrivare ad una uniformità globale di tutto l’emiciclo. Come ha affermato Antonio Paolucci, “Due criteri governarono il cantiere: rapidità esecutiva e massimo contenimento dei costi, criteri che bisognerà tener presente nel restauro”.

L’opera è affidata alla Fratelli Navarra, società specializzata nel restauro monumentale, in associazione temporanea d’impresa con Italiana Costruzioni.

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