Al Museo della Scienza di Milano riaprono le ex Cavallerizze | Architetto.info

Al Museo della Scienza di Milano riaprono le ex Cavallerizze

Realizzato dall’architetto Luca Cipelletti, l'intervento per il Museo della Scienza di Milano ha recuperato e integrato ciò che rimaneva della Cavallerizza dell’ex caserma ricavando al suo interno spazi polifunzionali e aree espositive

Foto: Henrik Blomqvist
Foto: Henrik Blomqvist
image_pdf

Il Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano è stato dotato di nuovi spazi, che portano la firma di Luca Cipelletti e che saranno pienamente operativi con l’apertura, il 2 aprile, della XXI Esposizione internazionale della Triennale di Milano, alla quale forniranno location per programmi educativi e mostre.

Istituzione fra le più importanti nel suo genere su scala nazionale, il museo occupa i volumi di un complesso storico e stratificato  all’interno di un isolato centrale che, delimitato dalle vie Olona, degli Olivetani, San Vittore e Vico, è attiguo alla Basilica di Sant’Ambrogio e non lontano dall’Università Cattolica e dalla casa circondariale di San Vittore.

Il suo nucleo generatore si identifica nel monumentale ex monastero Olivetano che, realizzato a metà Cinquecento e affacciato sull’omonima via, durante l’Ottocento viene convertito prima in ospedale militare e poi in caserma, funzione per la quale al posto degli ex giardini conventuali viene realizzata una Cavallerizza costituita da due corpi paralleli separati dal maneggio aperto, uno settentrionale e uno meridionale, secondo uno schema piuttosto ordinario: ogni corpo è infatti formato da una successione di otto campate modulari con muri in mattoni e tetti a falde sorretti da capriate lignee. Durante la seconda guerra mondiale la Cavallerizza, insieme al vicino ex convento, è bombardata con il corpo meridionale raso completamente al suolo e il settentrionale di cui rimangono in piedi due campate, altre sei sono danneggiate e le due centrali risultano demolite. In seguito alla decisione di trasferire il Museo, aperto nel 1953 dopo una ristrutturazione di Piero Portaluppi, Enrico Agostino Griffini e Ferdinando Reggiori, quello che rimane della Cavallerizza viene utilizzato come deposito e versa sempre più nel degrado.

Inserito nell’ambito di un più ampio processo di rinnovamento condotto dalla Fondazione Museo nazionale della scienza e della tecnologia negli ultimi 15 anni, l’intervento affidato a Luca Cipelletti mirava ad aumentare la fruizione e l’attrattività del museo attraverso la creazione di uno spazio polifunzionale che recupera e aggiunge altri 2.300 mq complessivi agli esistenti 40.000 mq destinandoli a nuove aree espositive, museali e per eventi (1.800 mq) e a un nuovo magazzino interrato (i restanti 500 mq). Il costo dell’operazione, gestita dalla Fondazione di concerto con il ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo (che è stato anche stazione appaltante dei lavori) e con il Segretariato regionale per la Lombardia, ha richiesto 6 milioni di euro, 4,2 dei quali di provenienza ministeriale e 1,8 messi a disposizione dalla Fondazione.

Recupero (Foto: Henrik Blomqvist)

Recupero (Foto: Henrik Blomqvist)

Sostituzione (foto:  Henrik Blomqvist)

Sostituzione (foto: Henrik Blomqvist)

L’approccio progettuale si è modulato secondo un doppio registro: da una parte infatti è stato impostato un ridisegno degli spazi e dei percorsi interni attraverso il recupero e l’integrazione dell’esistente, mentre dall’altra si sono ricostruite le parti mancanti ricorrendo a tecniche moderne e adottando un linguaggio contemporaneo. Dentro la Cavallerizza rinnovata si è così ricostituito l’antico asse conventuale attraverso un taglio lungo 80 metri alto 9, il cui volume è visibile all’esterno e che all’interno imposta una visuale continua in direzione del chiostro, pensato per diventare l’ingresso principale del museo una volta completate le aree esterne lungo via Olona.

Assonometria

Assonometria

Taglio esterno (foto:  Henrik Blomqvist)

Taglio esterno (foto: Henrik Blomqvist)

Taglio interno (foto:  Henrik Blomqvist)

Taglio interno (foto: Henrik Blomqvist)

Mentre la ricostruzione totale ha interessato solo i due moduli distrutti, al di sotto dei quali è stato scavato e posizionato il nuovo deposito, sulle restanti parti dell’edificio gli interventi sono stati di restauro, ripristino, aggiunta e sostituzione: restauro e ripristino di murature, elementi lapidei e capriate lignee ancora esistenti nei blocchi e nelle parti meglio conservati; aggiunta nelle lacune delle murature; sostituzione nelle coperture, dove capriate e orditure lignee sono state rinnovate con elementi metallici e pannelli di lamiera metallica coibentata grigia (antracite sull’esterno e più chiara verso l’interno), nei serramenti e nei due moduli ricostruiti, il cui spazio interno è sorretto da una struttura portante metallica ed è chiuso da un involucro di pannelli estrusi di un composito di bambù e polimero cadenzato da alte aperture verticali strette 12 cm.

Interno involucro (foto:  Henrik Blomqvist)

Interno involucro (foto: Henrik Blomqvist)

Dettaglio dei pannelli (foto:  Henrik Blomqvist)

Dettaglio dei pannelli (foto: Henrik Blomqvist)

Il nuovo taglio, le cui pareti sono tutte rivestite da intonaco cementizio rigato, è coronato da una trave reticolare lunga 80 metri rivestita di rete metallica, all’interno della quale sono sistemati tutti gli impianti necessari al funzionamento degli spazi. Tutte le pavimentazioni, originariamente con molta probabilità in terra battuta, sono state realizzate in battuto di cemento.

Nuovo interno (foto:  Henrik Blomqvist)

Nuovo interno (foto: Henrik Blomqvist)

Copyright © - Riproduzione riservata
L'autore
Al Museo della Scienza di Milano riaprono le ex Cavallerizze Architetto.info