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Apre il nuovo Design Museum di Londra

Allestito da John Pawson in un edificio tutelato restaurato da OMA con Allies and Morrison come parte del progetto Holland Green, realizza 10.000 mq di superfici espositive completamente dedicate al design

© Gravity Road
© Gravity Road
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La nuova sede del Design Museum di Londra, allestito da John Pawson, è stata ufficialmente aperta nell’ex Commonwealth Institute di Kensington High Street, restaurato e rifunzionalizzato da OMA con Allies and Morrison. Il suo completamento, con lo spostamento della collezione e l’ampliamento delle superfici espositive, porta a termine un processo complesso quanto un po’ fuori dall’ordinario per la capitale britannica, che sta facendo i conti con le ignote conseguenze del referendum che in primavera ha sancito la volontà del paese (ma non quella di Londra e del suo distretto) di uscita del Regno Unito dall’Europa.

Come spiegato in modo approfondito dallo stesso Reinier de Graaf all’interno di una lunga intervista, la nuova sede del museo diretto da Deyan Sudjic nasce da una forma di partenariato pubblico privato, strumento inedito per la città, in cui il rinnovamento di un monumento tutelato ma abbandonato è stato reso possibile dalla realizzazione di un complesso residenziale di lusso, l’Holland Green, che ha finanziato il un’istituzione con fondi quasi totalmente privati.

Il Design Museum di Londra, senza dubbio il più importante museo al mondo completamente dedicato a tutti i settori del design, dall’architettura alla grafica al design industriale a quello di prodotto, è un’istituzione dalla nascita piuttosto recente: fondato dal poliedrico Sir Terence Conran, si costituisce ufficialmente nel 1989 quando ottiene una sede autonoma lungo Shad Thames, lasciando dopo quasi dieci anni la Boilerhouse design gallery interna al Victoria and Albert Museum.

Il progetto di trasformazione dell’ex Commonwealth Institute, costato 83 milioni di sterline messe a disposizione anche dall’Arts Council England, dall’Heritage Lottery Fund, dallo stesso Conran e da donazioni di privati sostenitori del Museo, parte nel novembre 2009, quando vengono avviate le procedure concluse nella primavera del 2010 che hanno portato alla selezione del gruppo di progettazione guidato dal designer britannico John Pawson. I lavori sull’edificio, paralleli all’evoluzione di Holland Green e raccontati dagli scatti del fotografo sudafricano basato a Londra Koto Bolofo, partono l’estate del 2012. La chiusura definitiva della vecchia sede è avvenuta il 30 giugno 2016 con l’apertura della nuova a fine novembre.

La trasformazione è proceduta portando avanti le azioni sull’involucro e quelle all’interno. OMA e Allies and Morrison sono intervenuti sugli elementi costitutivi di un contenitore in cui sono state eliminate le ali laterali, contenenti vecchi uffici, e su cui è stato portato avanti un restauro che ha scavato nel sottosuolo per due livelli per aumentare la superficie interna e sostituito tutte le pavimentazioni. Un’importante parte dell’intervento ha portato alla sostituzione totale della pelle esterna azzurra completamente vetrata, che ha eliminato le vecchie chiusure e posato nuovi pannelli a doppio vetro che, mantenendo la colorazione originale, hanno migliorato le performance dell’edificio in termini di isolamento. Grazie alla supervisione e alla cantierizzazione di Arup, l’intervento sull’interno è proceduto senza che fosse toccata la complessa e iconica copertura rivestita di pannelli di rame su cui era già stato fatto un importante intervento di restauro all’inizio del millennio: questa è costituita da un paraboloide iperbolico centrale in cemento armato collegato a quattro raccordi curvi laterali sostenuti da strutture anch’esse in cemento armato.

All’interno, il gruppo guidato da John Pawson imposta invece uno spazio museale che si sviluppa all’interno di 10.000 mq che triplicano la superficie a disposizione nella sede di Shad Thames e realizzano due aree per mostre temporanee e una per la collezione permanente, con spazi accessori per corsi e la didattica, laboratori, una biblioteca, il Bakala auditorium, la caffetteria con il ristorante e il bookshop. Gli spazi interni si dipanano partendo da un ampio e libero spazio quadrato centrale, dal quale le gallerie, che possono essere utilizzate anche come spazi espositivi, sono accessibili percorrendo scale di legno. Nell’interrano sono posizionati i magazzini e l’auditorium, mentre a piano terra è collocato uno degli spazi per mostre temporanee. All’ultimo, al di sotto dell’intradosso della copertura lasciato grezzo con i pannelli isolanti in lana di legno a vista, è ospitata la collezione permanente insieme al ristorante.

Anche l’area esterna del nuovo Design Museum è frutto di un progetto paesaggistico che ha dovuto confrontarsi con un altro insieme posto sotto tutela, Holland Park. Qui, l’intervento affidato ai paesaggisti olandesi basati a Rotterdam West 8 conserva gli alberi sul limite del parco e lungo Kensington High Street e realizza davanti all’ingresso del museo una piazza pubblica con fontane.
Il nuovo museo è così aperto dal 24 novembre, con un’attività inaugurata da tre mostre. L’obiettivo è quello di generare un nuovo “effetto Tate”, ma solo il tempo sarà in grado di confermare se la strada imboccata è quella giusta.

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